Il cardinale Angelo Scola e l’avvocato Giuseppe Guzzetti hanno presentato un originale progetto di ricerca promosso dalla Fondazione Oasis e sostenuto dalla Fondazione Cariplo

di Francesca LOZITO

oasis

“Qualche tempo fa, alle porte della Fondazione Oasis, hanno bussato i volontari di un’associazione che si occupa di assistere persone con gravi disabilità e le loro famiglie. Volevano risposte concrete a domande grandi come «qual è la concezione del dolore nel mondo musulmano?». «Come vivono ciò che accade dopo la morte di una persona?». Martino Diez, direttore scientifico della Fondazione Oasis, fa questo esempio concreto per spiegare le ragioni che hanno portato all’elaborazione del progetto “Conoscere il meticciato, governare il cambiamento”, presentato questa mattina nella sede di Oasis in piazza San Giorgio.

Le parole dell’Arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, che di Oasis è il presidente, hanno spiegato il senso di questa nuova avventura culturale che vuole avere mani e piedi dentro la realtà di Milano: «Meticciato mi sembra una parola più precisa di globalizzazione – ha detto l’Arcivescovo -. Vuol dire questo: io cambio per il fatto di entrare in relazione con te e tu cambi per il fatto di entrare in relazione con me. Per Oasis, che si occupa in modo specifico di cristiani e musulmani in quanto credenti, significa: per il fatto di vivere gomito a gomito nello stesso quartiere di Milano e per il fatto che 300 ragazze rapite in Nigeria, la guerra in Centrafrica, la miniera in Turchia o il caso di Meriam in Sudan entrano nella mia casa, allo stesso titolo della cronaca nazionale, inevitabilmente io cambio il mio modo di essere cristiano e tu il tuo di essere musulmano perché la mia fede , ogni fede, se è autentica, è un captum realitatis».

Per l’Arcivescovo, che ha ricordato il preziosissimo lavoro di chi in diocesi si trova ogni giorno a contatto con l’esperienza di meticciato – le parrocchie di via Padova, che Scola ha visitato di recente, i tanti sacerdoti, religiosi e laici impegnati da tempo nella pastorale dei migranti da tempo – «parlare di meticciato significa riferirsi a un processo in atto: non si tratta quindi di un “fenomeno prescrittivo”. È un processo carico di problemi. Lo vedremo assai probabilmente – ha sottolineato – anche in occasione dell’Expo, che amplificherà questo incontro di popoli, religioni e culture già in atto».

Il progetto, finanziato da Fondazione Cariplo, durerà nel complesso 20 mesi. Quattro mesi di fase di avvio e un momento di ricerca vera e propria suddivisa in sei moduli della durata di tre mesi ciascuno. «Per ogni modulo – si legge nella presentazione – dopo una ricognizione preliminare dello stato della ricerca sull’argomento, si organizza un seminario a uso interno, a cui segue il lavoro individuale. Successivamente sono invitati due relatori stranieri, che aprono un secondo seminario interno. A esso segue un incontro pubblico rivolto alla società civile, realizzato in luoghi dall’alto valore simbolico e in collaborazione con realtà del territorio». Obiettivo finale: comprendere le dinamiche del meticciato in Italia e orientare il processo, attraverso una partecipazione qualificata al dibattito pubblico, a livello accademico e di società civile.

Milano prima di tutto, dove, come ha spiegato Giuseppe Guzzetti, presidente di Fondazione Cariplo, «da anni c’è una tradizione qualificata di studio e conoscenza del fenomeno dell’immigrazione. E questa iniziativa l’abbiamo sostenuta perché si inserisce proprio in questo tipo di tradizione».

Alcune personalità che lavoreranno al progetto sono già state individuate, altre lo saranno nelle prossime settimane. Si tratta di studiosi internazionali e giovani tra cui Hassan Rachik, professore all’Università di Casablanca Hassan II, ma anche gli italiani Francesco Bottoni dell’Università di Macerata e Riccardo Redaelli dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Sei sono i punti su cui si concentrerà “Conoscere il meticciato, governare il cambiamento”: secolarizzazione, domanda antropologica e nuove forme di religiosità, fondamentalismo e violenza, media e comunicazione. E poi dialogo islamo-cristiano, libertà religiosa e di espressione, politica estera dell’Italia e mondo musulmano. Uno dei passaggi fondamentali individuati nel progetto è dunque quello della comunicazione. E ci sono già due novità importanti, comunicate da Maria Laura Conte, direttore editoriale e della comunicazione della Fondazione Oasis: un sito internet www.conoscereilmeticciato.it e una app della Fondazione per iphone e ipad.

Il 16 e il 17 giugno a Sarajevo Oasis terrà l’incontro del suo Comitato scientifico, incentrato sul tema della violenza religiosa in un luogo di certo ancora significativo a vent’anni dal conflitto.

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