Cresce il tempo dedicato alla relazione con i figli, con effetti significativi immediati, sia sulla dinamica di coppia sia sull’educazione

di Andrea CASAVECCHIA

famiglia

I papà cercano uno spazio proprio da condividere con i propri figli. Non vogliono più sentirsi dire: «Alla recita tua figlia è stata brava. Tu non c’eri».

Tra le tante dinamiche che interrogano la famiglia una coinvolge la paternità. C’è una maggiore attenzione degli uomini verso i loro figli. Il sentimento di responsabilità paterna si sta svegliando.

Prima si parlava di genitore assente, tutto compreso nel ruolo di papà lavoratore che deve assicurare un buon reddito alla sua famiglia. Ancora prima si descriveva il padre “padrone”, presente solo quando c’era da affermare e far rispettare le regole familiari o prendere decisioni vitali per il futuro.

Oggi questi modelli non si reggono più in piedi e i papà hanno bisogno di cercarsi un nuovo ruolo dentro la loro relazione genitoriale. E qualcosa si muove.

In vent’anni il tempo medio giornaliero di cura dei figli da parte dei padri è passato da 1 ora e 8 minuti a 1 e 25 minuti. Avvisiamo subito che non si tratta di una supplenza educativa al ruolo esercitato dalle mamme. Nel medesimo lasso periodo anche le mamme hanno aumentato il tempo giornaliero di cura verso i loro figli: da 1 ora e 29 minuti a 2 ore. Per entrambi i genitori, possiamo immaginare di essere in presenza di una tendenza: cercare una maggiore relazione con i propri figli.

Quando sono state misurate le attività in cui i padri si impegnano di più, è stato rilevato che il 46,8% del tempo è dedicato al gioco (contro il 17,7% impiegato dalle mamme), il 34% alla cura (contro il 59%), il 12,8% ad aiutare a svolgere i compiti (contro l’11,5%).

Sono ancora le mamme a scandire i ritmi e i tempi della giornata dei figli. Tuttavia gli uomini si ritagliano uno spazio proprio e specifico, forse anche distinto da quello materno.

Questo processo si inserisce dentro una più ampia e più lenta dinamica di ridefinizione dell’identità maschile, ma ha effetti significativi immediati, sia sulla dinamica di coppia sia sull’educazione dei figli. Rispetto alla prima ci limitiamo a osservare che l’ingresso dei papà nella gestione dei figli chiede alle donne di rivedere la loro relazione di maternità e soprattutto vede la coppia collocata dentro un processo educativo che chiede corresponsabilità e non delega a uno dei due partner.

Riguardo all’educazione dei figli la presenza dei papà, sostengono molti psicologi, è un incentivo offerto al bambino per la formazione dell’autocontrollo, di una maggiore sicurezza, della costanza e della determinazione. Così dentro questa relazione i bambini rafforzano le loro radici per la futura vita adulta, mentre i padri scoprono se stessi.

Certo che per sostenere questo processo sarebbe auspicabile anche una politica per la conciliazione tra lavoro e famiglia a partire dal sostegno dei congedi parentali, che come sostiene l’Ilo (l’organizzazione Internazionale per il lavoro) nei Paesi dove è introdotta promuove una nuova visione dei ruoli genitoriali e aiuta a combattere alcuni stereotipi.

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