L’appello al termine del ritiro spirituale dei leader civili ed ecclesiastici: «Auspico di cuore che definitivamente cessino le ostilità, che l’armistizio sia rispettato, che le divisioni politiche ed etniche siano superate e che la pace sia duratura». Poi la sorpresa finale: il Papa si inginocchia davanti ai leader politici, per baciare loro i piedi

di Maria Michela NICOLAIS

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«La pace è il primo dono che il Signore ci ha portato ed è il primo compito che i capi delle Nazioni devono perseguire: essa è la condizione fondamentale per il rispetto dei diritti di ogni uomo, nonché per lo sviluppo integrale dell’intero popolo». Lo ha detto il Papa nel discorso pronunciato a conclusione del ritiro spirituale per i leader del Sud Sudan, al quale hanno partecipato le autorità civili e spirituali del Paese africano precipitato nel 2013 in una sanguinosa guerra civile, con un bilancio di almeno 400 mila morti. «Pace», la parola chiave del discorso, a partire dalle parole pronunciate da Gesù Risorto – «Pace a voi» – indirizzate ai presenti e a tutto il popolo sud sudanese, «molto provato per le conseguenze dei conflitti».

Il gemito dei poveri

«Il gemito dei poveri che hanno fame e sete di giustizia ci obbliga in coscienza e ci impegna nel nostro servizio», la tesi del Papa, che ha esortato i leader presenti ad ascoltare il «desiderio ardente di giustizia, di riconciliazione e di pace» che si leva dal loro popolo, dalle persone «che hanno perso i loro cari e le loro case», dalle famiglie «che si sono separate e mai più ritrovate», dai bambini e dagli anziani, dalle donne e dagli uomini «che soffrono terribilmente a causa dei conflitti e delle violenze che hanno seminato morte, fame, dolore e pianto». «A queste anime sofferenti – rivela Francesco – penso incessantemente e imploro che il fuoco della guerra si spenga una volta per sempre, che possano tornare nelle loro case e vivere in serenità. Supplico Dio onnipotente che la pace venga nella vostra terra, e mi rivolgo anche agli uomini di buona volontà affinché la pace venga nel vostro popolo».

Artigiani di pace

«La pace è possibile. Non mi stancherò mai di ripetere che la pace è possibile!», esclama ancora una volta il Papa, esortando i presenti a essere «artigiani di pace, in uno spirito di fraternità e solidarietà con ogni membro del nostro popolo, uno spirito nobile, retto, fermo e coraggioso nella ricerca della pace, tramite il dialogo, il negoziato e il perdono». «Cercare ciò che vi unisce, a partire dall’appartenenza allo stesso popolo, e superare tutto ciò che vi divide», l’invito: «La gente è stanca ed esausta ormai per le guerre passate: ricordatevi che con la guerra si perde tutto! La vostra gente oggi brama un futuro migliore, che passa attraverso la riconciliazione e la pace».

Cessino le ostilità

Poi il Santo Padre si congratula con i firmatari dell’accordo di pace del settembre scorso e lancia il suo appello: «Auspico di cuore che definitivamente cessino le ostilità, che l’armistizio sia rispettato, che le divisioni politiche ed etniche siano superate e che la pace sia duratura, per il bene comune di tutti i cittadini che sognano di cominciare a costruire la nazione». Infine, l’omaggio al «comune impegno dei fratelli cristiani, dentro le varie iniziative ecumeniche in seno al Consiglio delle Chiese del Sud Sudan, in favore della riconciliazione e della pace, dei poveri e degli emarginati, a beneficio del progresso dell’intero popolo sud sudanese. Confermo il mio desiderio e la mia speranza di potermi recare prossimamente nella vostra amata nazione», il congedo. Poi la sorpresa finale: il Papa si inginocchia davanti ai leader politici, per baciare loro i piedi. «Andare avanti, e risolvere i problemi», la consegna: «Così, da semplici cittadini, diventerete padri di nazioni».

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