I dati sulla regolarizzazione sono deludenti rispetto alle attese. Luciano Gualzetti, vicedirettore della Caritas Ambrosiana: «Necessarie nuove regole»

di Pino NARDI

gualzetti

Per anni si è puntato sul pugno duro contro gli immigrati, arrivando addirittura al reato di clandestinità. Poi la realtà prevale e si finisce alla sanatoria. Che oltre tutto non riesce a ottenere l’effetto desiderato. Delle 300-400 mila previste, finora neanche il 25 per cento delle domande è stato presentato. Un fatto che la dice lunga sulla necessità di rivedere la legislazione sull’immigrazione, puntando su regole chiare, applicabili, ma che tendano a favorire l’integrazione. Lo sostiene Luciano Gualzetti, vicedirettore della Caritas Ambrosiana.

Per la sanatoria le domande presentate sono molto poche rispetto alle attese. C’è il rischio di un flop. Qual è la sua valutazione?

Ci sono forti dubbi sullo strumento della sanatoria. Poi così come è stata impostata ha scoraggiato molti immigrati, imprenditori e datori di lavoro a regolarizzare. Infatti non è mai successo che una sanatoria aperta, cioè riservata non solo alle badanti, non abbia raggiunto o addirittura superato le stime del Ministero. Si pensava a 300-400 mila immigrati che potevano regolarizzarsi. In realtà siamo a 77 mila domande, di cui 68 mila sono colf-badanti. Questo è sospetto: gran parte sono di lavoratori che operano nei servizi e in piccole aziende, perché il datore di lavoro ha trovato più conveniente regolarizzarli come colf.

Quali sono gli aspetti più critici del provvedimento?

Per regolarizzare la colf la sanzione per i contributi arretrati è sui 1.600 euro, invece per un dipendente si arriva sui 5 mila euro. Un altro aspetto che ha ostacolato è stata la confusione che si è generata su come dimostrare la presenza fino al 31 dicembre. All’inizio era solo un ente pubblico che certificava la data con qualche documento. Però un immigrato clandestino è difficile che abbia queste ricevute. Solo il 9 ottobre è stato chiarito che valgono anche le dichiarazioni come la presenza in un Centro di accoglienza, in un ricovero notturno, il passaggio a un Centro d’ascolto. Quindi penso che una proroga sia dovuta anche a questo fatto.

Insomma c’è stato un deficit nella gestione della vicenda…

Il problema vero è che non si può andare avanti con le sanatorie. Anche perché viene usata da chi fa favori come assunzioni fittizie, lasciando perciò varchi ad abusi. Più in generale non va bene una legge che sanziona i clandestini, per poi arrivare a dover fare la sanatoria, perché ci si rende conto che sono diventati troppi e creano problemi alle imprese e alle famiglie. Bisognerebbe rivedere questo aspetto, cambiando la legge per quanto riguarda gli ingressi e poi essere anche un po’ più rigidi sulle condizioni di permanenza, nella massima chiarezza, ma con realismo.

Anche perché poi vanno ad affollare i Cie (Centri di identificazione ed espulsione), che stanno esplodendo…

I Cie erano una di quelle invenzioni per identificare coloro che non sono identificabili dalle normali procedure della Polizia o dell’Amministrazione pubblica per poi essere sicuri di fare un’espulsione realizzabile. In realtà è diventato un buco nero nel diritto italiano, addirittura c’è stata la proroga fino a 18 mesi di permanenza. Il sistema si è avvitato su se stesso, perché dovendo applicare una realtà che diventava ingestibile, si sono inventati anche strumenti inefficaci. Tra l’altro sono gestiti in una maniera a tutti nota. Siamo a livelli tali che in uno Stato civile non dovrebbero esistere. Le leggi attuali seguono la logica di impedire il più possibile l’arrivo e non favoriscono nessun tipo di politica seria di integrazione, di ingresso al mondo del lavoro.

Non ha l’impressione che la questione immigrati sia andata a scemare nel dibattito pubblico, dopo essere stata cavalcato per anni come lo spauracchio? Non è più all’ordine del giorno delle preoccupazioni della politica…

Fortunatamente da un anno e mezzo non si è più sbandierato o strumentalizzato il tema per spaventare i cittadini. Questo è un dato positivo, il problema però rimane, prima o poi scoppia se non si gestisce bene il fenomeno. Tutti i giorni vediamo queste persone che, anche non avendo diritti perché sono clandestini, comunque devono vivere. Adesso è tutto pensato per identificarli ed espellerli. Tuttavia i nostri anziani hanno bisogno delle badanti, perché non c’è un sistema di assistenza che riesca a rispondere a tutte le esigenze di una popolazione anziana sempre più numerosa. Inoltre gli imprenditori necessitano di mano d’opera per alcuni tipi di lavori.

Però la disoccupazione colpisce pesantemente anche gli immigrati…

Sicuramente anche le famiglie immigrate sono coinvolte dalla crisi. Il 50 per cento di chi si è rivolto al Fondo famiglia-lavoro era costituito da immigrati. Già molti Centri di ascolto ci segnalavano che c’era chi interrompeva il progetto migratorio. Finché è un singolo bene, ma le famiglie fanno molta più fatica. Chi aveva acceso il mutuo, ha dei bambini da mantenere, ha forti problemi. È già difficile per gli italiani a maggior ragione lo è per gli immigrati. Pensiamo ai minori nelle scuole, alle seconde generazioni. Di fronte alla crisi molte di queste famiglie si sono domandate se stare o ritornare. E se hanno deciso di ritornare hanno preso questi bambini, che magari hanno fatto sei o sette anni nelle scuole italiane, e li hanno riportati in situazioni non adeguate, provocando un secondo sradicamento.

La comunità cristiana rimane in prima linea per l’integrazione: dalle esperienze parrocchiali delle scuole di italiano per gli stranieri alle tante iniziative Caritas…

Di fronte a sempre meno risorse per le politiche di integrazione nella scuola, nei servizi, nel Welfare, cerchiamo di aiutare le persone con i pochi strumenti che abbiamo. Partiamo dall’impegno dei Centri di accoglienza per l’emergenza di chi arriva e ha bisogno di casa, lavoro fino ad attività più sofisticate come i corsi di italiano, l’inserimento nelle attività degli oratori, il tempo libero, il doposcuola. La Caritas aiuta tutti, gli italiani come gli immigrati, con l’accompagnamento delle persone più fragili. Però è chiaro che queste realtà vanno a finire sulle nostre parrocchie, sulle attività degli oratori che sono rivolte a tutti e non solo ai poveri. Quindi la Caritas si preoccupa di chi ha meno strumenti, di chi vive un momento di difficoltà, però dopo è fortemente integrata con le attività della pastorale ordinaria, con la Pastorale dei migranti e quella del lavoro. Il compito della Caritas è anche aiutare a far riflettere: allargando lo sguardo sul fenomeno si smontano gli slogan e le paure.

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