Da anni l’Ong laica di ispirazione cristiana è impegnata con progetti in Africa, Balcani e Medio Oriente nella difesa del creato e nell’aiuto alle popolazioni locali

di Enrico Casale

Africa Celim

La salvaguardia dell’ambiente è collegata alla giustizia verso i poveri e alla soluzione dei problemi di un’economia che persegue soltanto il profitto. Le tre questioni non possono essere disgiunte. Si fonda su questa intuizione l’enciclica Laudato si’ di papa Francesco (2015). Le tre questioni non possono essere disgiunte e, infatti, il tema ambientale viene trattato da Francesco in un contesto più ampio, quello della dottrina sociale della Chiesa. È anche da questa intuizione, che ha segnato un passo avanti nella lotta per la giustizia sociale, che ha preso il via l’impegno di Celim, Ong laica di ispirazione cristiana (www.celim.it) nei confronti dell’ambiente. Un impegno portato avanti attraverso progetti diversi in Africa, Balcani e Medio Oriente. Iniziative che si concentrano, in particolare, sul delicato tema dei rifiuti e sulla necessità di superare la cultura dello scarto.

Quelimane Limpa (Mozambico)

Dal 2002 Celim lavora in Mozambico, soprattutto nelle province centrosettentrionali. Qui ha assistito alla crescita vertiginosa di Quelimane. Un tempo piccolo centro del Nord, sta conoscendo un grande sviluppo con una popolazione via via sempre più numerosa. Questa crescita ha portato con sé un aumento esponenziale dei rifiuti, ma mancando un servizio efficiente di raccolta, sono diventati un’emergenza. Nel 2016 è nato così «Quelimane Limpa». Celim, insieme ad Amsa, Comune di Milano, CeTAmb Lab, Consiglio municipale di Quelimane e SamCom, ha dato vita a un progetto complesso con diversi passaggi: il miglioramento dei servizi di raccolta; la creazione di micro-imprese legate alla gestione e al riciclaggio di rifiuti; la costruzione e l’equipaggiamento di un centro di compostaggio e un centro per il trattamento della plastica e la formazione tecnica del personale. A fianco delle azioni sul territorio, era prevista un’ampia azione di formazione della società civile attraverso campagne di sensibilizzazione, materiale divulgativo ed educazione ambientale nelle scuole e di promozione dell’uso di compost tra i contadini.

«Il progetto sta ora terminando – spiega Chiara Bevilacqua di Celim – e il bilancio è positivo. A febbraio è stato inaugurato il centro di compostaggio. A maggio avevamo terminato di posizionare i cestini dei rifiuti. A giugno abbiamo finito di ristrutturare e bonificare il mercato generale. Stiamo ultimando il centro di trattamento della plastica, ma mancano davvero pochi interventi (le lamiere sul tetto, l’imbiancatura degli interni, ecc.) e per la metà di luglio anche questa struttura dovrebbe essere pronta e operativa. Continua invece l’attività di sostegno del personale dell’azienda municipale di smaltimento e delle micro-imprese. Sono gli ultimi passaggi di un progetto che cambierà il volto della città».

Albania, nuova sensibilità

Quello dei rifiuti è un dramma anche per l’Albania. Secondo Eurostat, nel 2016, ogni cittadino del piccolo Paese dei Balcani ha prodotto 396 kg di rifiuti. Solo il 68% della popolazione ha però accesso ai servizi di smaltimento, grandi quantità di plastica non biodegradabile e rifiuti organici vengono quindi immessi nell’ambiente inquinando il suolo e producendo odori sgradevoli. In Albania, Celim partecipa a un progetto di tutela del ricco patrimonio ambientale e paesaggistico. In questo contesto, i volontari Celim hanno messo in campo una serie di iniziative di sensibilizzazione sul tema dei rifiuti delle popolazione, in particolare i giovani. In primavera sono state donate alle scuole di Lef Sallata, Novosele, Narta, Orikum e Dukat alcune compostiere per favorire la pratica del riciclo fin dalla giovane età. Consci che anche i rifiuti organici possono trasformarsi in una risorsa preziosa per l’ambiente. Nel primo fine settimana di luglio sono poi stati organizzati laboratori di riciclo sul lungomare di Valona (nel Sud). L’iniziativa ha avuto un grande successo. Numerosi bambini sono accorsi e hanno seguito gli operatori Celim che hanno spiegato loro l’importanza di non disperdere la plastica e l’alluminio in natura e di come questi materiali possano essere riciclati e possano diventare anche una fonte di ricchezza.

Olive pulite

A settembre partirà un nuovo progetto ambientale in Libano. Il Paese dei cedri possiede un clima mite e terre adatte alla coltivazione delle olive. Questi fattori non sono però sufficienti affinché l’industria agricola possa prosperare da sola. Serve un sostegno finanziario e un’assistenza tecnica che permetta di migliorare in termini qualitativi e quantitativi la produzione. Il progetto, realizzato da Celim in collaborazione con Ingegneria senza Frontiere e Chico Mendes Onlus e che ha come controparti locali El Khalil Foundation, Lebanon Agricultural Research Institute, ha come obiettivo il miglioramento delle condizioni di 2.935 contadini delle aree rurali del Sud del Libano con un incremento del rapporto qualità/prezzo dell’olio e favorendo uno stabile accesso al mercato interno e a quello estero.

«Guardiamo allo sviluppo del territorio – spiega Alessandro Salimei di Celim -. La crescita è legata al rilancio di un comparto che finora non ha sviluppato appieno le sue potenzialità. Detta questo, lo sviluppo mancherebbe di qualcosa se trascurasse le tematiche ambientali».

Per questo motivo, una parte importante del progetto e dei fondi sarà dedicata alla riduzione dell’impatto ambientale e all’aumento dei sistemi di controllo sugli sversamenti illegali.

«La sfida principale è rendere sostenibile la produzione dell’olio – conclude Salimei -. Cercheremo però di ridurre al minimo gli scarti, solidi e liquidi, che vengono riversati, senza essere smaltiti, nel fiume Hasbani o sui terreni agricoli. Non possiamo potenziare una filiera distruggendo fiumi, campi, centri abitati. Non c’è sviluppo senza rispetto dell’ambiente».

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