Confronto senza rete tra leader cristiani, musulmani, ebrei, eurodeputati e ministri al Meeting Ppe. Riconosciuto il ruolo decisivo delle religioni «nel tessere relazioni di pace tra i popoli e tra gli Stati». Analizzato il tema dolorosissimo delle migrazioni e dei profughi siriani

di Gianni BORSA
Inviato Sir a Cipro

Meeting Ppe Cipro

C’è una “linea rossa” che unisce idealmente la Siria, Nicosia e Lampedusa, dalla quale passano dolorosi processi politici e militari, tentativi di dialogo tra comunità religiose e civili, incontrollabili e spesso tragici fenomeni migratori legati alla ricerca di una vita migliore. E c’è anche una “linea verde” che invece divide, molto meno idealmente, un’isola, uno Stato, la storia di una Nazione, tracciando un confine interno nell’isola di Afrodite: da una parte i greco-ciprioti, per lo più ortodossi, dall’altra i turco-ciprioti, dove l’islam è imposto da Ankara per ragioni politiche e strategiche.

Presenza necessaria

Il titolo del sedicesimo Dialogo interreligioso promosso dal gruppo del Partito popolare europeo al Parlamento Ue, svoltosi nella capitale cipriota il 17-18 ottobre, era “Le religioni nel processo di costruzione della pace e di risoluzione dei conflitti nella regione mediterranea”. Per due giorni si sono incontrati, in un clima di scambio proficuo, leader religiosi ortodossi, cattolici “occidentali”, cattolici maroniti, armeni, ebrei, musulmani. Accanto a loro, ministri, eurodeputati di varie nazioni, rappresentanti di realtà europee e asiatiche impegnate sul fronte delle relazioni internazionali, della cultura, della solidarietà: tra di esse, Jesuit Refugee Service, Aid to Church in Need International, Konrad Adenauer Stiftung, European Jewish Public Affairs…

Ne è emersa una convinzione comune: «Le religioni possono oggi giocare un ruolo fondamentale – ha ricordato Jan Olbrycht, eurodeputato polacco – nel tessere relazioni di pace tra i popoli e tra gli Stati». Non è sfuggito, ai presenti, il rischio sempre insito negli ambienti religiosi, di un travisamento fondamentalista. Ma, se ben intesa, ognuna delle grandi religioni monoteiste, che trovano la culla proprio tra Mediterraneo, Medio Oriente ed Europa, è segno della presenza di un Dio che offre la propria pace agli uomini, come hanno affermato all’unisono cristiani, musulmani ed ebrei. Ciò implica però per i credenti – ha rimarcato Olbrycht – una testimonianza rinnovata, moderna, dialogante, responsabile, capace di accoglienza e solidarietà verso gli ultimi e di un profondo senso di giustizia.

Vecchie e nuove insidie

Più volte lo sguardo dei presenti al Dialogo interreligioso si è dunque portato sulla Siria, sui profughi arrivati in Giordania, Libano, e che ora bussano alle porte dell’Europa; sono stati non di meno evocati i barconi di migranti che partono dal nord Africa in cerca di un approdo sull’altra sponda del Mediterraneo. In questo quadro, non mancano le insidie. Jaime Mayor Oreja, eurodeputato spagnolo, ha affermato: «Spesso indichiamo nel fondamentalismo religioso un avversario del nostro tempo, in grado di generare tensioni, violenze, terrorismo. Ma non possiamo dimenticare che nelle nostre società», europee e non solo: «C’è un altro nemico pubblico, che è il relativismo assoluto di chi afferma: credo in tutto, cioè credo in niente. Quindi la minaccia è doppia e la soluzione non è una via di mezzo, equivoca, tra fondamentalismo e relativismo, ma risiede piuttosto nel perseguire» la verità che nasce dal porre «prima di ogni convinzione la dignità umana e il rispetto per la vita».

Si può tollerare ancora?

Ma ecco un’altra minaccia, simboleggiata dalla “linea verde” che taglia in due Cipro. L’ha raccontata, con un’inedita documentazione fotografica, Eleni Theocharous, eurodeputata cipriota, che da anni si batte contro l’abbandono o la distruzione degli edifici cristiani nella parte nord dell’isola, occupata nel 1974 dalla Turchia. «Orde di barbari hanno distrutto ampia parte del nostro patrimonio storico e religioso – ha dichiarato Theocharous dinanzi a una sala ammutolita -. Il danno è irreparabile, ma forse può essere arrestato, per evitare che si faccia di peggio».

Al di là della “linea verde”, che attraversa la stessa capitale, «succedono cose che troppo a lungo l’Europa ha ignorato». Ecco scorrere le immagini «di questa catastrofe» che riguarda il patrimonio artistico e religioso del Paese, che si estende nei millenni, dall’antichità ai bizantini, per arrivare all’età contemporanea. Si vedono antiche abbazie trasformate in stalle, chiese divenute casinò. Foto di cimiteri, con le tombe aperte e ossa sparse tutto attorno. Theocharous spiega: «Mi ha molto colpito il fatto che dai mosaici sono stati divelti gli occhi della Madonna e degli angeli». Quindi una riflessione: «Dietro le chiese saccheggiate, i monasteri distrutti, ci sono interi villaggi deportati e la storia di una presenza cristiana interrotta con la sopraffazione». E conclude: «La comunità internazionale può tollerare tutto questo? E l’Ue può accogliere al suo interno un Paese», la Turchia, «che si macchia di un simile disastro?». Interrogativi che non dovrebbero cadere ancora nel vuoto.

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