Padre Mario Ghezzi, direttore del Centro di Milano, illustra alcune situazioni che vedono i missionari dell’Istituto in prima linea: il Camerun alle prese con Boko Haram, la Costa d’Avorio agitata per le prossime elezioni, Hong Kong in tensione per le proteste popolari e l’Amazzonia oggetto di sfruttamento

di Giorgio BERNARDELLI

Padre Mario Ghezzi
Un'immagine di padre Mario Ghezzi risalente ai tempi della sua missione in Cambogia

«L’emergenza Coronavirus rischia di farci chiudere lo sguardo solo su noi stessi. Mentre appunto il fatto di trovarci di fronte a un’epidemia globale dovrebbe spingerci a guardare al mondo intero. Proprio come ci suggerisce la preghiera dell’Arcivescovo per la pace, che ogni giorno ha messo al centro un luogo dove si soffre».

Missionario con alle spalle quasi vent’anni in Cambogia, padre Mario Ghezzi è il direttore del Centro missionario Pime di via Monte Rosa 81 a Milano, dove l’attenzione al mondo e ai popoli che lo abitano è esperienza quotidiana. Anche qui le attività che prevedono assembramenti di persone sono state forzatamente sospese in queste settimane; ma sul sito www.pimemilano.com sono stati attivati una serie di contenuti digitali per ragazzi, famiglie, giovani e adulti.

In questo spirito il Pime ha accompagnato anche la preghiera per la pace dell’Arcivescovo, guardando in maniera particolare alle situazioni dove operano i suoi missionari. «Il primo pensiero va certamente al Nord del Camerun, ormai da diversi anni vittima delle violenze dei gruppi islamisti legati a Boko Haram – commenta padre Ghezzi -. Fratel Fabio Mussi, un nostro missionario, è il responsabile della Caritas diocesana di Yagoua, che si trova a farsi carico delle ondate di profughi che arrivano dalla vicina Nigeria ogni volta che vi sono nuovi attacchi. Si tratta di migliaia di persone che non bucano gli schermi delle tv e che – per di più – nei mesi scorsi hanno dovuto fare i conti anche con un’inondazione anomala che ha compromesso i raccolti nella regione».

Ci sono poi le situazioni di instabilità politica che, pur non essendo conflitti aperti, creano ugualmente preoccupazioni profonde per la pace. «In marzo – ricorda il direttore del Centro Pime di Milano – sulla nostra rivista Mondo e Missione abbiamo parlato della Costa d’Avorio, Paese in bilico perché l’avvicinarsi delle elezioni politiche in autunno sta facendo emergere nuove tensioni pericolose in un Paese che ha già sperimentato il dramma della guerra civile. E poi c’è Hong Kong, dove i nostri missionari ci ricordano come la mobilitazione per la diffusione del Coronavirus abbia solo coperto con un coperchio le questioni irrisolte sul rispetto della democrazia che nei mesi scorsi avevano portato in piazza centinaia di migliaia di persone. Per questo c’è il timore che scoppino nuove violenze non appena l’emergenza sarà chiusa».

C’è infine una “guerra” molto nascosta, quella per la difesa dei diritti dei più poveri in Amazzonia. «Recentemente in Brasile un missionario del Pime, padre Dennis Koltz, è stato aggredito per aver solo fotografato una targa con una licenza – racconta padre Ghezzi -. Padre Dennis voleva semplicemente verificare se il terreno di cui il fazendero si è impossessato per aprire una grande piantagione di soia era davvero il suo. È un esempio di come oggi anche schierarsi in difesa dei piccoli contadini sia un gesto che in alcune parti del mondo richiede un grandissimo coraggio. E va sostenuto con la preghiera».

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