Grande solidarietà del Paese che si è mobilitato per raccolte di fondi e di beni di prima necessità. La vicinanza di papa Francesco e l’impegno delle istituzioni a ricostruire senza sradicare le comunità dai loro luoghi

di Daniele ROCCHI

Terremoto in cento Italia

Tutto comincia alle 3,36 del 24 agosto, quando una prima scossa magnitudo 6.0, colpisce il Centro Italia, devastando una serie di località tra Lazio, Umbria e Marche: Amatrice e Accumoli, in provincia di Rieti, Arquata e Pescara del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno. Una seconda di magnitudo 5.4 si registra alle 4,33 con epicentro tra Norcia (Perugia) e Castelsantangelo sul Nera (Macerata). Le scosse vengono avvertite a molti chilometri di distanza, dal litorale romagnolo fino a Roma e oltre. Secondo la Rete sismica nazionale, sono seguite altre duemila scosse, di diversa intensità. Una conta che fa il paio con quella ancora più drammatica e tragica delle vittime e dei feriti: il bilancio, ancora provvisorio, parla di 292 morti, di questi 231 ad Amatrice, 11 ad Accumoli e 50 ad Arquata del Tronto. Ma si scava ancora alla ricerca dei dispersi.

Nei campi prontamente allestiti dalla Protezione civile, posti nei pressi delle zone colpite, la disperazione e il dolore si fondono con la speranza e la forza di chi è scampato alle scosse ma ha perso tutto. Amatrice, con le sue 68 frazioni, e gli altri centri colpiti sono quasi totalmente distrutti, Accumoli, praticamente cancellato.

«Non vi lasceremo soli» ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, agli sfollati – in totale sono circa 2900 – incontrati alle tendopoli di Amatrice e Accumoli il 27 agosto, prima di recarsi in elicottero ad Ascoli Piceno per partecipare ai funerali delle vittime marchigiane del sisma. Con lui i sindaci dei centri colpiti e le massime cariche dello Stato, il premier Matteo Renzi con la moglie Agnese Landini e i presidenti di Camera e Senato Laura Boldrini e Pietro Grasso.

In un briefing con la Protezione civile e il premier Renzi è stato deciso di ripartire costruendo prima le frazioni e poi il comune di Amatrice. Doppia la strategia del Governo: un piano per la ricostruzione post-terremoto, con l’incarico affidato a Vasco Errani, scelto per l’esperienza maturata come commissario per il sisma dell’Emilia 2012 e un piano di prevenzione pluriennale denominato “Casa Italia”.

Ma c’è da ricostruire anche l’identità e il morale delle persone che oltre alla casa hanno perso familiari e amici. E qui la Chiesa italiana ha voluto essere presente attraverso il suo Segretario generale, monsignor Nunzio Galantino, e i vescovi di Rieti, monsignor Domenico Pompili, e di Ascoli Piceno, monsignor Giovanni D’Ercole, tra i primi ad accorrere dopo il sisma e da quel momento sempre in mezzo ai loro fedeli. «Ciò che colpisce è l’unità d’intenti tra le istituzioni e la Chiesa – ha detto il Segretario generale della Cei visitando Amatrice -. Tutti stanno facendo la loro parte: è il momento di stare uniti ed evitare protagonismi dannosi. Ciascuno, per la sua parte e per le sue competenze, si sta dando da fare per alleviare i bisogni e le sofferenze di questa gente tremendamente colpita. È bello vedere questa risposta che sta arrivando, ma dobbiamo continuare a lavorare tutti uniti». A dare ulteriore concretezza a queste parole è stato il direttore di Caritas italiana, don Francesco Soddu, che in una riunione in vescovado, a Rieti, ha messo a punto una serie di iniziative a sostegno della ricostruzione. Anche papa Francesco ha voluto incoraggiare le popolazioni colpite annunciando, all’Angelus di domenica 28 agosto, un suo prossimo viaggio nelle zone martoriate dal sisma: «Cari fratelli e sorelle, appena possibile anch’io spero di venire a trovarvi, per portarvi di persona il conforto della fede e il sostegno della speranza cristiana. Desidero rinnovare la mia vicinanza spirituale agli abitanti del Lazio, delle Marche e dell’Umbria, duramente colpiti dal terremoto di questi giorni e penso in particolare alla gente di Amatrice, Accumoli, Arquata e Pescara del Tronto, Norcia». La data della visita, di una giornata, potrebbe essere compresa fra ottobre e Natale.

Fra pochi giorni riprenderanno le scuole e consentire agli alunni di tornare tra i banchi in strutture adeguate sarebbe un primo forte segnale alle comunità locali così tanto provate. Ricostruire «mantenendo intatta la tradizione e le radici» è l’auspicio delle autorità nazionali e locali che sono chiamate anche ad appurare eventuali responsabilità sui crolli. «Quanto è accaduto non può essere considerato solo frutto della fatalità» ha sottolineato, infatti, il procuratore capo di Rieti, Giuseppe Saieva, avviando le indagini che serviranno anche a fare luce sul cedimento di edifici pubblici di recente ristrutturazione, come la scuola “Romolo Capranica” di Amatrice. I magistrati pensano a una verifica “mirata” su alcuni dei 115 edifici caduti, tra i quali il campanile di Accumoli, che pur restaurato per tre volte non ha resistito alla scossa, travolgendo un’intera famiglia composta da padre, madre e due bambini, uno dei quali di pochi mesi. Anche la Procura di Ascoli ha aperto un fascicolo di inchiesta.

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