Per evitare il peggio è necessaria un’intesa tra istituzioni elettive e non elettive

Edoardo ONGARO
Northumbria University di Newcastle, Università Bocconi di Milano

In un momento di crisi dell’ideale europeo e di tempesta per l’euro tutti guardano ai governi nazionali. Correttamente: dai leader politici nazionali dipendono molte cose, e non piccolo sarà il biasimo che la storia riserverà loro se falliranno questo appuntamento, perché incapaci di valutazioni e di azioni adeguate alla portata della sfida. Ma forse nelle analisi si trascurano altri due elementi fondamentali: primo, quanto non solo le economie europee, ma anche le società e le politiche pubbliche nazionali, quelle che toccano gli aspetti più profondi della nostra vita quotidiana, siano profondamente interdipendenti, direi indissolubilmente intrecciate. Secondo, che negli ultimi due decenni è stato costituito a livello europeo un reticolo di istituzioni non elettive che hanno un ruolo importantissimo nella attuale crisi, ma anche negli aspetti più quotidiani della nostra vita.

Cominciamo dalle seconde: stiamo parlando della Banca centrale europea, ma anche dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare, dell’Autorità europea per la sicurezza nell’aviazione, dell’Agenzia europea del farmaco e molte altre. Queste nuove istituzioni vanno a “fare sistema” con le istituzioni più antiche, dalla Banca europea per gli investimenti alla stessa Commissione europea, all’Eurostat, l’istituto di statistica che è interno alla Commissione ma dotato di notevole autonomia.

Questi organismi svolgono delle funzioni estremamente importanti. È ampiamente documentata in queste giornate la funzione svolta nella attuale crisi dell’eurozona dalla Bce, come è evidente il ruolo svolto da nuove istituzioni (come il fondo cosiddetto “salva-Stati”) e da antiche istituzioni (come la Banca europea per gli investimenti, che finanzia lo sviluppo di opere pubbliche in tutta l’Ue, una fonte preziosissima di risorse finanziarie in un momento di ristrettezze nei bilanci).

Ma l’attenzione ai mercati finanziari fa talvolta perdere di vista gli altri ambiti dell’economia reale, e della società. Esempio: ogni modifica o intervento operato su un qualsivoglia aeroplano che operi in Europa devono essere autorizzati dalla Autorità europea per la sicurezza nell’aviazione. Se un dato prodotto alimentare è autorizzato al commercio in Europa dipende anche dalle opinioni scientifiche formulate dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (che ha sede a Parma). Per determinate categorie di farmaci l’autorizzazione al commercio si basa appunto sulle valutazioni dell’Agenzia europea del farmaco. Per registrare un marchio le imprese debbono rivolgersi all’Ufficio europeo per l’armonizzazione del mercato interno. E così via.

Il punto è che in tutti questi ambiti, anche grazie all’operato di questo reticolo di istituzioni, l’Europa è un’unica realtà, ed è veramente influente nel contesto globale. E così torniamo al primo punto: possiamo essere interdipendenti in quasi tutti gli ambiti dell’economia e della società e non avere una qualche forma di guida politica? Può l’Europa essere un attore nel definire gli standard a livello mondiale nella sicurezza quando voliamo, o quando mangiamo, o quando ci curiamo, e non avere una qualche forma di legame di tipo federale o confederale che leghi i suoi popoli? Forse è possibile, ma certamente non è una soluzione ottimale.

In realtà è difficile immaginare un futuro per l’Europa senza entrambe: istituzioni politiche elettive e istituzioni “non maggioritarie” (tecniche, indipendenti, orientate al lungo). Forse in questa fase storica le seconde stanno dando prova migliore delle prime: il reticolo di istituzioni non elettive sta per molti versi funzionando meglio delle istituzioni elettive, in primis i governi nazionali, che sembrano non riuscire ad addivenire a una sintesi politica per la soluzione dei problemi dell’Europa. Solo che l’Europa ha bisogno di entrambe. Senza un’efficace azione di entrambe il futuro è molto più preoccupante, e non solo per l’Europa, visto il ruolo che una Ue rinnovata può svolgere nel mondo, e i danni che una Ue in crisi può causare al resto del mondo (come ben hanno capito in altre capitali).

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