Oltre un centinaio le salme recuperate, ma le vittime potrebbero essere soltre 300. Papa Francesco: «È una vergogna, è una vergogna! Uniamo le nostre forze perché non si ripetano più simili tragedie»

di Daniele ROCCHI e Carmelo PETRONE
Agenzia Sir

Una lunga fila di sacchi verdi, allineati sulla banchina. È l’istantanea, tragica, dell’ultima strage del mare che riconsegna alla cronaca, e viste le dimensioni anche alla storia, a questa mattina, 111 morti, tra cui donne e 2 bambini di due e tre anni. I sopravvissuti sono 151. È un bilancio ancora provvisorio, visto che le vittime potrebbero essere oltre 300, del naufragio all’alba di ieri davanti le coste di Lampedusa, di un barcone carico di immigrati. Un naufragio causato da un incendio a bordo. L’allarme è stato dato da due pescherecci che transitavano nella zona. Secondo i carabinieri i migranti, quasi tutti eritrei e somali, per farsi notare dagli isolani hanno dato fuoco a una coperta e questa potrebbe essere stata la causa dell’incendio che si è sviluppato a bordo. «Una tragedia immane», l’ha definita il sindaco di Lampedusa Giusy Nicolini. A confermarlo anche il medico responsabile del Poliambulatorio di Lampedusa Pietro Bartolo: «Dal punto di vista dei numeri delle vittime è una tragedia senza precedenti. In tanti anni di lavoro qui non ho mai visto nulla di simile». Intanto prosegue l’opera di soccorso e di ricerca dei dispersi da parte delle motovedette della Guardia Costiera. I soccorsi vengono seguiti dalla sala dei Vigili del Fuoco del Viminale dal ministro degli Interni, Angelino Alfano, giunto a Lampedusa e che oggi riferirà alla Camera. Parallelamente la Polizia sta interrogando alcuni dei superstiti del naufragio nell’ambito delle indagini avviate per identificare e arrestare gli scafisti del barcone.

Le parole del Papa

La tragedia a largo di Lampedusa ha fatto gridare a Papa Francesco: «È una vergogna, è una vergogna!», parole dette “a braccio”, e risuonate durante l’udienza in Vaticano ai convegnisti per il 50° anniversario dell’enciclica Pacem in terris. «Parlando di pace, della disumana crisi economica mondiale, sintomo di una grave mancanza di rispetto dell’uomo – ha detto il Papa – non posso non ricordare con grande dolore le ennesime vittime del grande naufragio al largo di Lampedusa. È una vergogna, è una vergogna! Uniamo le nostre forze perché non si ripetano più simili tragedie. Solo la decisa collaborazione di tutti può aiutare a prevenire tali tragedie», ha aggiunto il Pontefice, che poco prima aveva affidato a Twitter il suo invito a pregare «Dio per le vittime del tragico naufragio».

La testimonianza del parroco

«È una mattanza che va fermata, non so come, ma non è possibile che questi fratelli e sorelle in umanità, muoiano in questo modo». È sconvolto don Stefano Nastasi, parroco di Lampedusa, per pochi giorni ancora – a breve arriverà don Mimmo Zambito – quando racconta del naufragio. Appena appresa la notizia don Stefano si è recato sulla panchina del molo Favarolo, lo stesso luogo in cui lo scorso 8 luglio Papa Francesco sbarcò dopo avere deposto una corona di fiori e avere pregato per le tante vittime di quel Mediterraneo trasformatosi ormai da anni in un cimitero liquido. Dice don Stefano con la voce rotta dal pianto: «I cadaveri giunti qui sul molo sono solo numeri provvisori, perché altre salme sono state già trasferiti nell’hangar dell’aeroporto e altri ancora sono a bordo delle navi dei pescatori che stanno affiancando le motovedette della Capitaneria di Porto, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, nel recupero degli oltre 250 dispersi in mare». Tra i cadaveri anche i corpi di due bambini. «Non ho avuto il coraggio di accostarmi a essi – prosegue don Stefano -. Siamo nel pianto. È la più grande tragedia del mare che i lampedusani ricordino a memoria d’uomo. In questo momento di dolore, non possiamo non ricordare e fare nostre le parole di Papa Francesco pronunciate qui lo scorso 8 luglio. Siamo nel pianto e come comunità ecclesiale viviamo il lutto per questi figli. Noi li piangiamo per chi non li piange, li piangiamo con chi non ha più lacrime per piangerli. Ma adesso è necessario che questa mattanza venga fermata e subito!».

Le reazioni del mondo politico e istituzionale

La politica davanti alla tragedia si è fermata: annullate conferenze stampa e incontri politici, proclamato il lutto nazionale, mentre sono unanimi le dichiarazioni di cordoglio e sgomento, a cominciare da quella del presidente del Consiglio Enrico Letta, che da Palazzo Chigi, parla di «tragedia immane». Per il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Maurizio Lupi «bisogna fare tutto il possibile per fermare i trafficanti di morte che sfruttano la speranza dei poveri». «Dopo anni di disgrazie questo Governo deve impegnarsi con l’Ue per evitare drammatici episodi come quello di oggi con soluzioni urgenti e condivise dai Paesi che si affacciano sul Mediterraneo», è il parere del ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo Massimo Bray. La presidente della Camera Laura Boldrini ha telefonato al sindaco di Lampedusa, Giusy Nicolini, ringraziandola per l’impegno e l’umanità messa in campo in questa ennesima tragedia. Nelle prossime ore, compatibilmente con lo svolgimento dei lavori d’aula, Boldrini dovrebbe recarsi nell’isola a portare «la solidarietà e il cordoglio della Camera dei deputati». «Stroncare il traffico criminale di esseri umani in cooperazione con i Paesi di provenienza dei flussi di emigranti e richiedenti asilo» è quanto chiede il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per il quale sono «indispensabili presidi adeguati lungo le coste da cui partono questi viaggi di disperazione e di morte».

Dopo Scicli

Il naufragio di Lampedusa segue di soli quattro giorni quello di Scicli (Ragusa) dove lunedì mattina sulla spiaggia di Sampieri erano annegati 13 eritrei nelle secche a pochi metri dalla riva dove si era arenato il loro barcone. Per quello sbarco sono stati arrestati 7 scafisti, 5 siriani e due egiziani, accusati di aver frustato i migranti per farli saltare in mare. Nel corso del 2013 (fino a settembre), secondo dati forniti da Save the Children, sono stati 21870 i migranti arrivati via mare a Lampedusa e lungo le coste di Sicilia, Calabria e Puglia, di cui 2710 donne e 4050 minori, per la maggior parte non accompagnati (2914) e originari prevalentemente dalla Siria.

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