L’emergenza umanitaria nel Mediterraneo ha fatto irruzione
nel Consiglio europeo e ha costretto al rinvio altri temi economici e sociali

di Gianni BORSA
inviato agenzia Sir a Bruxelles

Consiglio europeo

«Chi vivrà, vedrà»: ricorre all’italiano, e con discreta pronuncia, Herman Van Rompuy, belga fiammingo, politico navigato e (non tutti lo sanno) poeta apprezzato, tracciando il bilancio del Consiglio europeo che egli stesso presiede. Il Consiglio europeo, la riunione dei 28 capi di Stato e di governo del 24-25 ottobre doveva occuparsi di economia, di competitività, di mercato unico digitale, della lotta alla disoccupazione giovanile, nonché di unione monetaria e di unione bancaria. Ma nell’austero palazzo Justus Lipsius di Bruxelles, dove almeno quattro volte l’anno si danno appuntamento i leader dell’Unione Europea (Ue), ha fatto irruzione un tema urgente che ha scavalcato tutti gli altri nell’agenda del summit: l’emergenza umanitaria nel Mediterraneo. Così attorno al tavolo del vertice si sono individuate risposte più o meno percorribili, sulla cui realizzazione futura è calata, appunto, la nota proverbiale di Van Rompuy.

A rendere incandescente il clima sin dal primo giorno di lavori ha pensato anche il miglior alleato dell’Europa. Proprio mentre i leader arrivavano alla spicciolata a Bruxelles, sono tornate a diffondersi notizie sulle attività di spionaggio attuate dagli Stati Uniti verso politici, imprenditori, semplici cittadini di questa parte dell’Atlantico.

Il mare e i migranti

Sul problema migratorio, praticamente tutti i leader nazionali, oltre al presidente della Commissione José Manuel Barroso e a quello dell’Europarlamento Martin Schulz, hanno dichiarato che «non ci si può rassegnare alle tragedie come quella di Lampedusa» e che il Mediterraneo «non si deve trasformare in una tomba per chi cerca una vita migliore». I Paesi rivieraschi del “mare nostrum” non vanno lasciati soli. Dunque «prevenzione, protezione e solidarietà» saranno d’ora in poi «i tre principi con i quali l’Ue intende affrontare i temi delle migrazioni nel Mediterraneo», secondo quanto riportato da Van Rompuy al termine del Consiglio europeo. A suo avviso «occorre condividere la responsabilità tra gli Stati», e a tale riguardo cita gli aiuti umanitari, la cooperazione allo sviluppo con i Paesi d’origine, la lotta alla criminalità e alla tratta. Il presidente conferma che è stato dato mandato alla Commissione di dar corpo alla task force europea per il Mediterraneo, incaricando la Commissione di relazionare al summit di dicembre; nel frattempo si confermano gli impegni per Frontex (l’Agenzia europea per le frontiere esterne) e il progetto Eurosur (European external border surveillance system), che prevede la cooperazione e lo scambio di informazioni tra le autorità di frontiera dei Paesi membri. Il Consiglio Ue ritornerà invece «sulle questioni dell’asilo e della migrazione in una prospettiva più ampia e più a lungo termine nel giugno del 2014». In altri otto mesi cosa accadrà nel Mediterraneo?

Relazioni Ue-Stati Uniti

L’agenzia americana per la sicurezza, tutta presa dal compito di dar battaglia al terrorismo internazionale, avrebbe messo sotto controllo mezza Europa, senza trascurare i telefoni cellulari di personaggi del calibro di Angela Merkel e François Hollande. La Cancelliera non ha per nulla gradito lo sgarbo e ha imposto di affrontare anche il tema in sede di Consiglio europeo. Così nelle “Conclusioni” del vertice, si legge: «I capi di Stato e di governo hanno discusso i recenti sviluppi riguardanti possibili questioni di intelligence e le profonde preoccupazioni che tali eventi hanno sollevato tra i cittadini europei». Il documento finale ribadisce «lo stretto rapporto tra l’Europa e gli Stati Uniti e il valore di tale partenariato», perché in sede diplomatica la buona creanza va sempre salvaguardata. Ma subito dopo esprime «la convinzione che il partenariato deve basarsi sul rispetto e sulla fiducia, anche per quanto riguarda il lavoro e la cooperazione dei servizi segreti». I toni morbidi non celano il braccio di ferro in corso (qualcuno minaccia il blocco dei negoziati per l’accordo di libero scambio in corso con Washington), confermato poco oltre: «Una mancanza di fiducia potrebbe pregiudicare la cooperazione necessaria nel settore della raccolta di intelligence». Da qui la presa d’atto dell’iniziativa di Germania e Francia per realizzare «colloqui bilaterali con gli Stati Uniti allo scopo di giungere, prima della fine dell’anno, a un’intesa sulle relazioni reciproche in tale ambito». L’alzata di scudi è peraltro «aperta ad altri Stati membri», benché sia difficile negare che il motore Ue si collochi a metà strada fra Berlino e Parigi. Per ora nessuna ritorsione, insomma, ma un raffreddamento delle relazioni con gli alleati di sempre.

Novità per il roaming?

Sugli altri argomenti, infine, non è rimasto che rimandare ogni decisione ai prossimi summit: così unione economica e monetaria e “dimensione sociale” dell’economia, sorveglianza bancaria, lotta alla disoccupazione, accesso al credito per le Pmi, mercato interno e commercio mondiale, che fino alla vigilia del vertice sembravano nodi irrimandabili, torneranno più avanti sugli schermi dello Justus Lipsius. Un passo avanti sembra almeno quello registrato verso la creazione del mercato unico del digitale, con il probabile taglio delle tariffe roaming (i costi del cambio operatore per le chiamate dall’estero), e la prospettiva della nascita di grandi operatori delle telecomunicazioni capaci di sostenere l’ammodernamento dell’economia e la competitività mondiale. Ma, anche in questo caso, ben s’addice il «chi vivrà, vedrà» del “poeta” Herman.

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