Dai risultati dell’analisi svolta dall’Ilo scopriamo che le questioni da risolvere non sono così diverse da quelle che ci troviamo davanti noi

di Andrea CASAVECCHIA

immigrato al lavoro

Quando cresce la qualità dell’occupazione cresce l’economia di un Paese. Questa è l’indicazione principale che emerge dal “Rapporto sul mondo del lavoro 2014. L’occupazione al centro dello sviluppo” svolto dall’Ilo (International Labour Organization).

Non è sufficiente la competitività serve una politica che guidi l’economia, per garantire un lavoro dignitoso che promuova una qualità della vita delle persone e delle loro famiglie.

Dai risultati dell’analisi scopriamo che le questioni fondamentali da risolvere nei Paesi in via di sviluppo non sono poi così diverse da quelle che ci troviamo davanti noi.

Seppure più profondo, il nucleo dei problemi sul lavoro, che le persone e le popolazioni affrontano, è composto dalle stesse sostanze che costituiscono quello vissuto dall’Europa: la precarietà dei contratti; la disparità nella distribuzione delle retribuzioni; l’incongruenza tra un livello di istruzione posseduto, più alto, e il livello di occupazione raggiunto tra i giovani; il lavoro informale fuori dalle regole del mercato, noi lo chiamiamo sommerso o irregolare.

L’Ilo indica percorsi possibili per cambiare a partire dalle esperienze e dalle azioni politiche poste in essere da alcuni dei Paesi coinvolti dalla ricerca. Si suggeriscono quattro ingredienti: stabilità del lavoro, equilibrio nei redditi, misure di protezione sociale, diversificare la capacità produttiva.

In primo luogo si osserva che i paesi che hanno ridotto il lavoro precari nei primi anni del 2000, oggi possono godere su una crescita economica pro capite del 3%, anche se quasi ovunque rimane alta la sfida di un’occupazione di qualità, perché a una maggiore crescita del livello di istruzione tra le persone, non corrisponde una migliore occupazione.

In secondo luogo si segnala l’importanza di politiche che diversifichino le attività produttive, che non dovrebbero essere concentrate solo sull’esportazione, ma anche sulla crescita di un mercato interno che possa favorire sia un “salto tecnologico” sia la diffusione di un lavoro dignitoso. In particolare la debolezza delle istituzioni di mercato del lavoro portano a scarse condizioni lavorative e alto tasso di informalità.

In terzo luogo si propone di attivare misure di protezione sociale che sono un motore per lo sviluppo inclusivo, perché aiutano a promuovere un contesto favorevole alle imprese e alla creazione di posti di lavoro. Le misure di protezione sociale sono anche un forte contributo alla costruzione di società pacifiche perché rendono possibile il contrasto alla grave disuguaglianza dei reddito, che favorisce in vari paesi (soprattutto arabi e asiatici) la disgregazione sociale e alimenta focolai di conflitto e di disordine.

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