La professoressa Vera Negri Zamagni esamina il decreto legislativo in materia di filiazione: «Prende atto di una situazione: non è giusto che i bambini soffrano per colpe altrui. Semmai sarebbe il caso di ricordare il significato e la validità che ancora oggi deve avere il matrimonio, non solo in relazione ai figli»

di Francesco ROSSI
Agenzia Sir

Vera Negri Zamagni

Non ci saranno più figli “di serie A” e altri “di serie B”. Questa l’intenzione del governo, che ha approvato nel Consiglio dei ministri il decreto legislativo in materia di filiazione. «Da oggi esistono solo figli senza aggettivi. Finiscono i drammi umani che ci sono stati nel passato», ha annunciato in conferenza stampa il presidente del Consiglio, Enrico Letta. Il provvedimento prevede la modifica della «normativa vigente al fine di eliminare ogni residua discriminazione rimasta nel nostro ordinamento fra i figli nati nel e fuori dal matrimonio, così garantendo la completa eguaglianza giuridica degli stessi».

Di conseguenza scompare dal Codice Civile la classificazione dei figli in base alla presenza o meno del legame matrimoniale tra i loro genitori. In altri termini, da ora in avanti i figli nati fuori dal matrimonio, così come quelli adottati, avranno gli stessi identici diritti dei figli che un tempo venivano definiti legittimi. Ecco il parere di Vera Negri Zamagni, docente di storia economica all’Università di Bologna.

Era davvero una discriminazione quella tra figli legittimi e illegittimi?
In passato tale distinzione era stata fatta per garantire al matrimonio una posizione preminente e contrastare situazioni anomale. Ecco che, ponendo il matrimonio al centro della società, dando un diverso status ai nati fuori da questo legame, si sottolineava il diritto di ogni figlio a cominciare la propria vita senza essere discriminato, tendendo quindi a ‘responsabilizzare’ i genitori. D’altra parte un tempo le discriminazioni ai danni dei bambini erano di ogni genere – di casta, di situazione economica ecc… – e non facevano scalpore.

Eppure oggi un figlio su quattro nasce fuori dalla famiglia “fondata sul matrimonio”..
Questa legislazione rovescia la situazione precedente: da un lato diamo atto di un percorso che ha fatto perdere il valore del matrimonio, cosicché non ha più una posizione centrale nella nostra società; dall’altro lato, però, viene meno una discriminazione ai danni di chi non può difendersi.

Pensa che questo decreto abbia ripercussioni negative sulla famiglia costituzionalmente intesa, fondata sul legame matrimoniale?
No, è più una presa d’atto di una situazione: non è giusto che i bambini soffrano per colpe altrui. Semmai sarebbe il caso di fare una battaglia per ricordare il significato e la validità che ancora oggi deve avere il matrimonio, non solo in relazione ai figli.

Quando si discuteva in Parlamento questo provvedimento alcuni lamentavano il rischio di dare legittimità a situazioni fortemente illegittime, come il caso dell’incesto…
Si tratta di eccezioni, presenti in ogni ambito nel quale si legifera. Come tali, non meritano un’attenzione particolare a livello legislativo, altrimenti si rischia di paralizzare qualsiasi decisione. Queste situazioni vanno trattate nel caso specifico, senza dare loro riconoscimenti che non devono avere, ma pure senza permettere che imbriglino la legislazione.

A suo avviso, questo provvedimento potrà portare un cambiamento nei costumi? In che termini?
Oltre alla non discriminazione, penso che potrebbe incentivare una maggiore responsabilità dei genitori che si trovano con un figlio nato fuori dal matrimonio, sapendo che questi avrà i medesimi diritti degli altri figli. È però importante che la legislazione sia chiara e impedisca futuri disconoscimenti.

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