Il nuovo rapporto sulla situazione planetaria dei beni alimentari mostra ancora una volta la profonda disparità fra Paesi poveri e Paesi ricchi, con situazioni allarmanti e paradossali.

di Rosangela VEGETTI

Indice Fame

Presentato il rapporto 2012 sulla fame nel mondo realizzato da IFPRI, Welthungerhilfe e Concern, in contemporanea con analoghi rapporti della FAO e di Economist. Giunto alla quinta edizione italiana analizza la situazione in oltre 120 Paesi, 20 dei quali hanno un indice di fame allarmante o estremamente allarmante; tra essi: Burundi, Eritrea, Haiti, Paesi nei quali il 50% della popolazione è denutrito.

Il paradosso è che a fronte di 1 miliardo ancora di persone che nel mondo non hanno da mangiare a sufficienza per vivere, ce ne sono altrettante che soffrono per l’obesità causata da un’alimentazione eccessiva e non regolata. Ma c’è anche il problema di risorse naturali che scarseggiano: terra, acqua, energia e pure risorse umane non sono impiegate positivamente per produrre beni alimentari. Infatti, per regolare l’inquinamento e rispondere alle esigenze del mondo tecnologico, oltre la metà delle terre coltivate sono in funzione dei biocarburanti. In pratica la terra sarebbe sufficiente a soddisfare il bisogno alimentare di tutta la popolazione mondiale, attualmente di 7 miliardi di individui, ma un terzo della produzione va persa o gettata via.

Il suolo coltivabile è diventato un bene così prezioso che viene affittato, specie in Africa, per produrre beni destinati all’esportazione. È l’accaparramento delle terre che negli ultimi dieci anni ha interessato una superficie pari a sette volte quella dell’Italia. La maggior parte delle acquisizione è avvenuta nei Paesi con alti livelli di denutrizione, dove la popolazione e il reddito nazionale dipendono dall’agricoltura. Il 55% dei suoli affittati viene destinato a colture per biocarburanti, sottraendo terra alla produzione di cibo. La scarsità di acqua è esacerbata dal cambiamento climatico. Alluvioni, siccità e degrado dei terreni minacciano l’agricoltura in diversi Paesi. L’aumento dei prezzi dell’energia, a sua volta, incide sugli input agricoli come fertilizzantie sistemi di irrigazione, contribuendo a tenere alti i prezzi dei beni alimentari. L’uso insostenibile delle terre, dell’acqua e dell’energia sta minacciando la sicurezza alimentare dei più poveri e più vulnerabili, anche in Paesi dove lo sviluppo e la ricchezza sono in aumento. Per esempio, l’India ha comunque un livello di popolazione sottoalimentata assai elevato; mentre la Cina sta acquistando terreni in Africa sottraendoli alla produzione alimentare.

Nel mondo globalizzato, dove ben conosciamo il cambiamento climatico in atto, la crescita demografica, l’urbanizzazione sempre crescente (la popolazione urbana omai equipara quella rurale), i diversi modelli alimentari che portano un numero sempre maggiore di persone nel mondo a chiedere migliori prodotti, è urgente una "governance" internazionale, una sorta di legge universale che ponga eque misure di sfruttamento delle risorse e una riduzione dell’ineguaglianza tra uomini e donne  in ogni parte del mondo. A tutto ciò si aggiunga la necessità di estendere la conoscenza, produrre cultura e migliorare l’informazione, diffondere i dati della situazione mondiale e preparare specialisti in grado di operare nel controllo dei fenomeni e dei comportamenti in atto.

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