Un’App specifica per la mobilità urbana taglia fuori i taxi: è subito bagarre

di Antonio RITA

taxi

Ha scatenato le proteste in mezza Europa e causato non pochi grattacapi a pendolari, turisti e semplici cittadini di numerose metropoli del Vecchio Continente. Uber, l’applicazione che arriva dagli States (tanto per cambiare) e promette di rivoluzionare il trasporto urbano, ha trovato un alto e spesso muro di resistenze da parte dei tassisti delle grandi città europee dove ha provato a mettere piede.

La società Uber è stata fondata nel 2009 da Travis Kalanick e Garrett Camp, ma l’applicazione vede la luce solo l’anno dopo a San Francisco nel 2010. Dalla California l’App ha mosso rapidamente i suoi passi in lungo ed in largo per gli Usa e nel dicembre 2011, Travis Kalanick è partito alla conquista di nuove città al di fuori degli Stati Uniti. L’idea è nata per risolvere il problema della ricerca di un taxi quando non è possibile chiamare un centralino per prenotarne uno ed è necessario fermarlo per strada, modalità molto diffusa negli Usa. Per usare Uber ci si deve iscrivere, dando i propri dati e quelli della propria carta di credito. Quando serve un’auto, è sufficiente avviare l’applicazione e attivare la richiesta. Lo smartphone comunica attraverso il Gps la posizione dell’utente e il sistema smista la chiamata, inviando verso la zona l’auto libera più vicina. Una volta saliti l’autista non farà partire il tassametro, ma calcolerà il costo attraverso una specifica applicazione: il tragitto effettuato viene registrato, grazie al Gps, ed il prezzo della corsa viene calcolato sulla base della distanza percorsa e della velocità di viaggio. Arrivato a destinazione, il passeggero deve semplicemente scendere: il pagamento avviene automaticamente tramite l’applicazione, che invia poi un dettaglio sulla spesa e sul percorso condotto.

Il servizio sembra la normale evoluzione “app” di quello “tradizionale” di taxi: tutto uguale, se non fosse che per fare tutto si usano un paio di applicazioni e degli smartphone o tablet. Ma allora perché tante proteste? Perché Uber non funziona con i normali taxi ma con i cosiddetti Ncc (i noleggi con conducente): se richiedete una macchina utilizzate UberBlack o UberVan a prendervi non sarà la solita auto bianca, ma una berlina (o un Van) con autista. Inoltre, nelle sua versione UberPop chiunque dotato di una macchina ed una patente può diventare autista, anche se non dotato di una licenza. Ed ecco spiegate le proteste dei tassisti di mezza Europa, che vedono in Uber un concorrente pericoloso e al di fuori di ogni regola.

L’ultima protesta in ordine di tempo è della settimana scorsa: striscioni e cortei a Milano, Roma, Verona, Napoli ma anche Londra, Parigi, Berlino. “È ora che il governo, le regioni e i comuni rendano applicabili le leggi e le normative vigenti per combattere tutte le forme di abusivismo e gli abusi. I tassisti non hanno paura dell’avvento di nuove tecnologie, anzi, auspicano che queste possano essere utili per migliorare il servizio e diminuire i costi di gestione”, ha spiegato Nicola Di Giacobbe (coordinatore nazionale di Unica taxi Cgil). Dura la replica di Uber, che ha deciso di abbassare del 20% le tariffe di Milano (epicentro delle proteste e città che ha registrato alla cronaca anche episodi di violenza contro gli autisti Uber). “Ci dispiace – ha detto Benedetta Arese Lucini, General Manager di Uber Italy – vedere che le logiche corporative del vecchio sistema dei taxi stanno fermando la città. Noi vogliamo continuare a far muovere le persone nel miglior modo possibile”.

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