Sempre più numerosi i ritrovamenti di minorenni asiatici nei rimorchi dei camion che arrivano dall'Est europeo: giungono in Italia, vengono aiutati a presentare domanda d'asilo, ma spesso scappano verso altri Paesi. La storia di Abdullah e Mohamed (nomi di fantasia), accolti dalla Comunità Sirio a Monza

di Francesco CHIAVARINI

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Abdullah e Mohamed (i nomi sono di fantasia) ora stanno bene. Venerdì scorso, quando i carabinieri li hanno trovati, stivati nel cassone di un camion con altri quattro ragazzi (anche loro afghani e tutti, tranne uno, minorenni), erano affamati e quasi disidratati. Avevano viaggiato senza aria e senza luce chiusi all’interno del rimorchio. E anche se le loro condizioni non erano parse tali da richiedere un ricovero, erano molto provati da quel viaggio disperato. «A causa delle misure anti-Covid purtroppo non possono avere contatti con gli altri ragazzi e con gli stessi educatori. Ma mangiano e si riposano nelle loro stanze. Presto si riprenderanno», assicura Luca Bordoni, responsabile della Comunità Sirio che ha aperto loro le porte di un appartamento al piano terra di uno stabile a Monza, dove ha sede anche un centro di aggregazione giovanile.

Raccontano gli operatori che nel loro inglese stentato hanno chiesto solo cibo e acqua e di potersi stendere su un letto. Di come siano finiti dentro quel tir partito da Cluj, in Romania, invece, non hanno fatto ancora cenno a nessuno. Finora l’ipotesi più accreditata rimane quella data dall’autista alle forze dell’ordine che lui stesso ha chiamato quando, al momento di scaricare la merce, ha udito dei lamenti. Secondo il conducente i ragazzi si sarebbero intrufolati durante una sosta. E lui non si sarebbe accorto di nulla fino all’arrivo nello spiazzo dell’azienda in via Mascagni.

In ogni caso, appena si riprenderanno i ragazzi saranno aiutati a presentare la domanda di asilo che permetterà loro di entrare nel circuito dell’accoglienza. Ma non è affatto scontato che accetteranno la proposta. Altri tre minorenni, anche loro di nazionalità afghana, entrati in comunità nei mesi scorsi, dopo pochi giorni se ne sono andati. «Sappiamo che uno di loro aveva parenti in Francia, gli altri due nel Regno Unito. Probabilmente hanno cercato di raggiungerli. Benché noi spieghiamo sempre che attraversare le frontiere da irregolari, oltre che illegale, è pericoloso, non possiamo certo impedirglielo», spiega Bordoni che aggiunge: «La comunità non è un luogo di detenzione, i ragazzi hanno orari da rispettare, essendo minori ci devono dire dove vanno, ma quando escono non sono sottoposti a alcuna sorveglianza».

Negli ultimi mesi i ritrovamenti di giovani, spesso minorenni, provenienti dall’Afghanistan, nei rimorchi dei camion si sono fatti sempre più frequenti. Ma nel loro progetto migratorio la Lombardia è solo una tappa di passaggio. Questo spiega anche perché preferiscano vivere in strada in attesa di proseguire per i Paesi oltre le Alpi. «Da qualche tempo gli afghani che ci chiedono indumenti sono aumentati – spiega Luigi Saracino della Detto fatto, la cooperativa che gestisce l’unico guardaroba itinerante di Milano -. Non parlano una parola di italiano. Sono appena arrivati in città e non risultano essere passati da altri servizi. Rimangono per qualche giorno, poi non li vediamo più. Solo una piccola percentuale si ferma. Ma abbiamo l’impressione che siano quelli che non sono ancora riusciti a organizzarsi per continuare. Forse hanno esaurito i soldi e non possono pagare i passatori».

Insieme ai pakistani, gli afghani sono gli esponenti di una tra le nazionalità più presenti attualmente proprio lungo la Rotta balcanica, la via che conduce dall’Asia centrale in Europa, mai realmente chiusa nonostante i controlli alle frontiere rigidi fino alla violenza. Lo conferma Silvia Maraone, operatrice di Ipsia Acli da Bihać, la cittadina bosniaca vicina al confine con la Croazia, la prima frontiera europea: «Da questa primavera li vediamo passare nei campi di accoglienza per rifugiati. Sono centinaia. Fanno sosta qui e poi proseguono. Chi scampa alle botte delle guardie di frontiere croate e ai respingenti illegali di quelle slovene e italiane, va avanti. Non mi sorprende affatto che qualcuno passi anche da Milano e dalla Lombardia».

 

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