Nuove generazioni leader o escluse: un confronto su sviluppo e giustizia sociale? Il commento di monsignor Diarmuid Martin, Arcivescovo di Dublino

di Paolo BUSTAFFA

Davos

«Ciò che mi interessa in modo particolare è la maniera in cui l’economia cambia la vita delle nuove generazioni. Questa è la grande sfida di Davos». È il commento di monsignor Diarmuid Martin, Arcivescovo di Dublino, in margine dei lavori del 44° World Economic Forum che si è appena concluso nella località svizzera. «Alcuni di questi giovani – aggiunge l’Arcivescovo irlandese presente all’incontro – saranno la forza trainante della nuova economia . Possiedono la conoscenza tecnologica necessaria. Nello stesso tempo altri giovani sono esclusi dal sistema».

Parole che sono indubbiamente arrivate al Forum of Young Global Leaders che, rappresentato a Davos, raccoglie più di 900 giovani “eccellenze” nell’economia e nell’imprenditoria mondiali. Un organismo che dichiara di avere come primo obiettivo la ricerca di «soluzioni lungimiranti e innovative ai problemi che sono di fronte all’umanità».

Monsignor Martin rilancia il tema della responsabilità delle nuove generazioni protagoniste sulla scena economica mondiale nei confronti delle nuove generazioni escluse perfino dalle più elementari occasioni e opportunità di crescita e di sviluppo. Sapranno davvero questi giovani riuniti a Davos a prendere le distanze da un’economia che nel mondo ha tradito diritti e speranze di moltissimi loro coetanei?

Sapranno costruire un’economia alternativa, un’economia che non divida ulteriormente e più gravemente le nuove generazioni?

Monsignor Martin è fiducioso ma anche preoccupato per il ruolo degli adulti. Così dice ai “grandi” che l’educazione da loro proposta ai giovani leader «non deve essere solamente la trasmissione di tecnologie e di informazioni ma deve permettere loro di porsi le questioni fondamentali che riguardano la vita. La posta in gioco è ridefinire il ruolo del business nel progresso sociale delle nazioni».

La questione è molto seria e lo stesso Papa Francesco nel messaggio a Klaus Schwab, presidente del World Economic Forum, richiama la “Evangelii gaudium” per ribadire che «la vocazione di un imprenditore è un nobile lavoro, sempre che si lasci interrogare da un significato più ampio della vita».

Parole importanti anche per un giovane che compie una scelta professionale forse un po’ troppo trascurata dall’opinione pubblica. Anche nella riflessione dei cattolici sul tema dell’impegno politico, la realtà dei giovani economisti e dei giovani imprenditori merita più attenzione considerato che nel nostro Paese, nonostante le grandi difficoltà, è presente e in alcuni settori è vivace.

Si potrà sempre dire che di fronte a previsioni economiche negative e a drammatiche situazioni di povertà, l’ attenzione alle nuove generazioni di leader è un po’ periferica.

Eppure anche essi fanno parte di quella “comunità imprenditoriale” che, afferma Papa Francesco, «può contare su molti uomini e donne di grande onestà e integrità personale, il cui lavoro è ispirato e guidato da alti ideali di giustizia, generosità e preoccupazione per l’autentico sviluppo della famiglia umana».

E di questa famiglia umana fanno parte anche moltissimi giovani senza lavoro, senza opportunità, senza prospettive. Confronto o scontro con la loro rabbia e con le loro rivendicazioni?

Di questo dramma non può non essere consapevole il Forum of Young Global Leaders i cui membri sono scelti dopo rigorose selezioni tra coloro che «hanno già dimostrato il loro impegno al servizio della società in generale».

Non c’è forse qualcosa che pone in collegamento questo impegno con quelli richiamati dalla dottrina sociale della Chiesa?

La risposta esige prudenza e verifica ma non meno fiducia e speranza.

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