Un Paese ricchissimo di risorse naturali e di materie prime, tali da suscitare grandi interessi economici. Ma queste grandi ricchezze sono gestite da un regime profondamente autoritario che ha già subito la condanna del Parlamento europeo e le denunce di Amnesty International

Agenzia Sir

Kazakhstan

È una bizzarria tutta italiana – o almeno di buona parte di coloro che sono intervenuti sul caso di Alma Shalabayeva e della sua bambina di 6 anni – scoprire solo ora che il nostro Paese, al pari di tutti i Paesi occidentali, fa affari con il Kazakhstan. Ha ragione Stefano Costalli, quando ha scritto per il Sir che «con i regimi autoritari è necessaria una dottrina di Stato»: «Chi ha dato il via all’azione, sapeva perfettamente che il Kazakhstan non è uno Stato qualunque per l’Italia, ma un partner economico strategico».

È questo il punto: un Paese democratico, può rinnegare i suoi valori, in nome dell’interesse nazionale?

I tesori del Kazakhstan

Le risorse naturali-minerarie del grande Paese asiatico sono composte da 5004 giacimenti, il cui valore supposto è di circa 46 trilioni di dollari. È al primo posto al mondo per la riserva di tungsteno. Al secondo posto per le riserve di cromite e di minerali fosforici, al quarto per piombo e molibdeno, ottavo per le riserve di materiali ferrosi (16,6 miliardi di tonnellate).

Sono stati scoperti 160 giacimenti di petrolio e gas naturali e l’estrazione di petrolio dalle riserve ammonta a 2,7 miliardi di tonnellate. Si stima che esistano circa 300 giacimenti d’oro. Sono stati scoperti più di 100 giacimenti di carbone. Il più grande di essi è il giacimento di Ekibastuz, con la sua enorme falda lignitifera e il bacino carbonifero di Karaganda, con le sue riserve di più di 50 miliardi di tonnellate di carbon coke. Il Paese è ricco di risorse di depositi di sale potassico e di altri tipi di sale, di borati, bromi, solfati, fosfati, e dei materiali più svariati per l’industria delle vernici.

L’enorme riserva di pirite consente un’ampia organizzazione della produzione di acido solforico e di altri prodotti dell’industria chimica. Dispone di grandissime riserve di risorse per le industrie del vetro e della porcellana. Nel suo sottosuolo e nelle sue montagne sono custodite le pietre rare più preziose e una grande varietà di materiali da rivestimento e costruzione. Questa ricchezza di materie prime, produce denaro. Tanto denaro. Produce anche interessi. Enormi, interni ed esterni.

La situazione interna del Paese

A tutto questo, fa da contraltare la situazione interna del Paese, descritta in questo modo dall’ultimo Rapporto dell’Associazione di diritto pontificio “Aiuto alla Chiesa che Soffre”, in relazione alla libertà religiosa: «Negli ultimi anni, è aumentata la volontà del Governo di rafforzare il controllo statale su tutte le attività religiose e un passo in questa direzione è stata l’approvazione di due nuove leggi contenenti pesanti restrizioni legali alla libertà di religione. Varate il 13 ottobre 2011, esse mirano alla nazionalizzazione delle comunità religiose, seguendo il modello di controllo utilizzato in Cina. Considerate parte della tradizione, solo la Chiesa ortodossa russa e la comunità islamica kazaka, sono escluse da queste restrizioni; per sopravvivere a livello nazionale ed evitare sanzioni, le realtà non autoctone devono dimostrare di avere almeno 5000 membri».

Risoluzione del Parlamento europeo e Rapporto di Amnesty

Sul piano più generale dei diritti umani, una durissima Risoluzione del Parlamento europeo del 22 novembre 2012 manifesta, tra l’altro, «una profonda inquietudine per le detenzioni non giustificate da violazioni della legge, ma che potrebbero essere dettate da motivi politici, le quali evidenziano indifferenza nei confronti della risoluzione del 15 marzo 2012 del Parlamento con la quale veniva chiesto il rilascio di tutte le persone detenute per motivi politici».

Ancora: il rapporto di Amnesty International, pubblicato lo scorso 11 luglio, si occupa della repressione delle proteste di Zhanaozen, nel 2011, quando almeno 15 persone furono uccise e altre 100 ferite gravemente dalla polizia. Decine di persone furono arrestate, imprigionate in celle sotterranee e torturate. Amnesty International, all’epoca, sollecitò il presidente Nazarbaev ad avviare un’inchiesta, che ha determinato la condanna solo di cinque dirigenti delle forze di sicurezza per “abuso d’ufficio” e nessun provvedimento è stato preso nei confronti di altri funzionari e di chi aveva pubblicamente ammesso di aver sparato ai manifestanti. Questi, e molti altri fatti, testimoniano come il Kazakhstan sia uno stato autoritario – tra l’altro retto da un Presidente che detiene il potere dal lontano 1989 – negatore dei diritti e delle libertà fondamentali.

Uno Stato democratico che voglia avere rapporti con uno Stato di tal fatta, non può non porsi il problema di che cosa debba privilegiare. È certo che se badasse solo ai rapporti di carattere economico, rinuncerebbe ai suoi principi e alla sua identità.

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