L’Istat ha provato a censirli. Stranieri il 59%. La loro presenza è più forte al Nord e al centro. È un fenomeno prevalentemente maschile (86,9%)

di Andrea CASAVECCHIA

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Sorgono dei ripari di fortuna sotto l’arco di un ponte della periferia di una grande città, protetti da siepi, lungo tratti dei binari ferroviari o presso gli argini di un fiume, appoggiati al muro cieco di un palazzo; vecchie tende, agglomerati composti di plastica, tavole e cartone, alcuni materassi sotto un cumulo di coperte sono semi nascosti, ma presenti. Colpisce la loro moltiplicazione, puntiforme e dispersa sul territorio. Quei luoghi sono uno degli indicatori per verificare la presenza e la consistenza, in una società, delle persone senza fissa dimora. Stiamo parlando degli invisibili, non sono nemmeno gli ultimi della fila, sono quelli finiti fuori, o estromessi, dalla fila. Al confine o negli interstizi delle nostre comunità scopriamo esclusi, che non conosciamo e non riusciamo nemmeno a sapere quanti siano attualmente. Per capire la loro consistenza qualche tentativo è stato compiuto, ma si tratta soltanto di stime approssimative, perché le persone senza fissa dimora, non hanno la residenza, il punto di riferimento classico per iniziare una ricerca.

Nella rilevazione Istat più recente si è stimato che in Italia i senza fissa dimora siano circa 47mila: di questi il 59% è cittadino straniero il 41% italiano. La loro presenza è più forte al Nord e al centro e si tratta di un fenomeno prevalentemente maschile: l’86,9% contro il 13,1% delle donne, tra le città sono Roma e Milano quelle più popolate. Purtroppo le stime offrono un’immagine sfocata perché per rintracciarli sono state usati i servizi di mensa o accoglienza notturna. Quindi tutti quelli, che nel periodo delle interviste non hanno usufruito di quei servizi, rimangono “fuori dalla fila” anche per le statistiche.

Però quell’indagine, che l’Istat sta cercando di ripetere, offre alcuni caratteri che possono aiutare a tratteggiare questo mondo invisibile. Impressionano tre indicazioni: la prima riguarda il livello di istruzione, infatti, ben il 10% non ha avuto difficoltà a comprendere le interviste. Solo per un quarto dipende dalla difficoltà di capire l’italiano. Le limitazioni della maggior parte dipendono da disabilità fisiche, disturbi mentali, dipendenze. La seconda indicazione ci segnala che quasi il 30% di queste persone lavora. Questo dato ci mostra da una parte le difficoltà di lavoretti precari che non concedono la possibilità di costruire una vita, ma neanche il minimo necessario per la sopravvivenza; dall’altra parte abbatte un pregiudizio che abbina le persone senza fissa dimora al mendicare. La terza indicazione ci parla delle cause di questa profonda situazione. Ne ricaviamo che nel percorso di progressione verso l’emarginazione dei senza fissa dimora ci sono la perdita di un lavoro stabile e la separazione.

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