Una fatto poco noto, avvenuto sul modulo spaziale nella storica notte dell’allunaggio, qualche minuto prima del “piccolo passo” e “balzo gigantesco” di Neil Armstrong

di Loris CANTARELLI

Edward Aldrin

Ancora non si è spenta in tutto il mondo l’eco della scomparsa di Neil Armstrong, il primo tra gli oltre 500 astronauti a scendere su un altro corpo celeste, nella notte tra il 20 e il 21 luglio 1969 con la missione spaziale Apollo 11 (per l’occasione, papa Paolo VI si vide installare in Vaticano un televisore a colori, che in Italia sarebbero giunti soltanto nella primavera 1977). C’è però un episodio significativo, che ancor oggi pochi conoscono e che merita di essere ricordato.
Non appena Armstrong comunica al comando terrestre di essere atterrato, dalla Nasa rispondono felici: “Avete fatto diventare blu un sacco di gente quaggiù… Stiamo respirando di nuovo, ora!”. A quel punto Edward Aldrin (detto “Buzz”, come il personaggio dei cartoni animati a lui ispirato) invia un messaggio – qualcuno l’ha forse visto nella ricorstruzione filmata della BBC Moonshot (2009) ritrasmessa con tempestività ieri sera da la7 con presentazione ad hoc di Enrico Mentana – in cui quasi commosso afferma in diretta televisiva planetaria: “Vorrei cogliere questa occasione per chiedere a ogni persona in ascolto, chiunque e dovunque sia, di fermarsi per un attimo e contemplare gli eventi delle ultime ore e ringraziare a suo modo”.
A quel punto, Aldrin estrae un piccolo kit dalla sua dotazione privata… e senza aggiungere nulla fa la Comunione (presbiteriana) in forma privata, bevendo da un piccolo calice tuttora in possesso della chiesa di cui è membro attivo e che ogni anno celebra ogni anno una “Lunar Communion” nella domenica più vicina al 20 luglio. Armstrong assistette in silenzio, per poi uscire dal modulo lunare e scendere sul suolo lunare, seguito dopo pochi minuti dal compagno.
Dell’episodio lo stesso Aldrin non fece cenni per anni, dato che l’ente spaziale USA aveva ufficialmente proibito agli astronauti qualsiasi gesto, parola o richiamo alla religione durante le missioni. Alla vigilia di Natale del 1968, infatti, gli astronauti della missione Apollo 8 – la prima a partire dal Kennedy Space Center con un equipaggio destinato a orbitare attorno al nostro satellite e la prima a trasmettere in diretta televisiva le rirprese della superficie lunare – avevano letto alcuni versetti della Genesi, dando modo all’avvocato Madalyn Murray O’Hair, attivista politica fondatrice dell’associazione American Atheists, di fare causa alla Nasa (che finì in un nulla di fatto quando la Corte Suprema degli Stati Uniti rigettò il caso non rientrando nella sua giurisdizione).
Un ulteriore piccolo segno di speranza e fiducia, capace di superare le pur immense capacità dimostrate dall’uomo in una notte che rimane nella storia.

Ti potrebbero interessare anche:

Questo sito fa uso dei cookie soltanto per facilitare la navigazione Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi