«Siamo di fatto entrati in un regime militare» è la lucida analisi dei “fidei donum” italiani nella Diocesi di Pala, nel Sud del Paese. Si teme un'escalation di violenze e un conflitto tra etnie. «Qui non funziona niente. A farne le spese è sempre la gente»

di Paolo ANNECHINI

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Don Silvano Perissinotto nella missione di Fianga

La notizia della morte del presidente del Ciad Idriss Déby Itno, 68 anni, ucciso lunedì 19 aprile negli scontri con i ribelli del Fronte per l’alternanza e la concordia nella provincia di Kanen, nel Nord del Paese africano, rimbalza anche dalle missioni dove lavorano i fidei donum italiani. Don Silvano Perissinotto, fidei donum di Treviso, in missione a Fianga nella Diocesi di Pala, nel Ciad meridionale, afferma: «Siamo indubbiamente in una fase delicata. La mossa dei militari di formare il Consiglio nazionale di transizione, seppure mettendolo nelle mani del figlio del presidente ucciso, è pericolosa: siamo di fatto entrati in un regime militare».

Il Consiglio, si legge nella nota rilasciata dai militari, dovrà traghettare il Paese per 18 mesi fino a nuove elezioni. «18 mesi non sono pochi – continua don Perissinotto – in una situazione come quella in cui si trova il Ciad, Paese poverissimo reso ancora più fragile dal Covid e dagli attacchi dei ribelli che scendono da Nord». «A farne le spese – afferma il missionario – è sempre e solo la popolazione: dove siamo noi, a Sud, la scuola non funziona, la sanità è inesistente, per non parlare del sistema dei trasporti. Dietro gli scontri tra governo e oppositori c’è la lotta di potere per le ricchezze del Paese, per le sue materie prime». Aggiunge: «Da una parte c’è la Francia che appoggia il governo del presidente Deby, dall’altra i ribelli, sostenuti da Turchia e Stati arabi. Bisogna vedere adesso chi si muove e come. Da lì capiremo molte cose».

 

Quali dunque le prossime mosse? «Bisogna capire se i ribelli avranno la forza di attaccare la capitale o meno – specifica don Achille Bocci, fidei donum dalla missione di Djodo Gassa, sempre nella Diocesi di Pala -. Qui al Sud siamo troppo lontani per avere qualsiasi ripercussione concreta, siamo solo spettatori. Per la mia gente risulta molto strana la sequenza degli eventi: l’attacco dei ribelli al nucleo delle forze armate dove era arrivato domenica il presidente Bedy… Pare che i suoi blindati non siano stati capaci di aprire il fuoco sul nemico, nettamente inferiore di mezzi e uomini. Adesso – continua il missionario – si scatenerà sicuramente una difficile, lunga, subdola lotta di potere, prima di tutto all’interno dell’etnia di Débi stesso, gli Zagawa del Nord-Est ciadiano, tra la sua grande famiglia Itno e l’altra grande famiglia degli Hagar da sempre sua rivale e concorrente, molto ricca e con esponenti di alto livello culturale. Questa nuova lotta di potere tra le due famiglie potrebbe chiamare in causa l’etnia dei Goran, nel Nord-Ovest del Ciad, e ancora quella dei beduini dell’estremo Nord. Insomma, nulla di nuovo per questo martoriato Ciad».

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