Alessandro Rosina, demografo della Cattolica, riflette sullo studio dell’Istituto Toniolo

di Alessandro ROSINA
Docente di Demografia all’Università cattolica di Milano

Giovani Ac

La famiglia italiana continua a rappresentare il più solido riferimento nella vita delle persone. Le difficoltà però non mancano. La crisi ha peggiorato notevolmente una situazione che era già poco rosea prima della recessione, anche per le carenze del welfare pubblico. Come ben noto, un sistema fiscale iniquo e le carenze e incongruenze nelle politiche di sostegno alle responsabilità genitoriali, ci hanno reso uno dei Paesi non solo con fecondità più bassa, ma anche con maggior rischio di povertà infantile.

Un nodo che sta diventando sempre più problematico è, inoltre, la situazione dei figli adulti che incontrano sempre più difficoltà a trovare un lavoro, a conquistare una propria autonomia, a formare una loro famiglia. Una condizione che non si trasforma in dramma sociale solo grazie al prolungato sostegno offerto dai genitori. Gli ostacoli che trovano i giovani non producono solo un impoverimento delle famiglie che devono sempre più farsene carico, ma costituiscono anche uno dei maggiori freni per la crescita ed il benessere di tutta la società.

Quello che serve per cambiare questa situazione non sono però solo le politiche, ma anche una conoscenza solida dei cambiamenti in corso e del loro impatto sulla vite delle persone. Proprio per conoscere la realtà dei giovani e poter intervenire con strumenti adeguati per migliorarla, nei Paesi più avanzati vengono da tempo condotte grandi indagini longitudinali che forniscono informazioni approfondite e dettagliate su desideri, intenzioni, valori, progetti di vita e loro realizzazione.

Il “Rapporto giovani” promosso dall’Istituto Toniolo si pone in linea con le migliori esperienze europee e si candida, pertanto, a diventare un osservatorio privilegiato su come sta cambiando. I primi risultati mostrano come i ventenni italiani non appaiano, nonostante le oggettive difficoltà, rassegnati. Non sono passivi e senza speranza, tutt’altro. Hanno ben chiari i loro progetti di vita e credono anche nella possibilità di realizzarli. I giovani non rinunciano, in particolare, a pensare di poter costruire una propria famiglia e la vedono formata mediamente con più di due figli. Solo una marginale minoranza, il 9% fra gli uomini e il 6% fra le donne, pensa di non averne del tutto.

Ad aiutarli però, di questo essi sono ben coscienti e riconoscenti, è quasi esclusivamente la famiglia di origine. Un sostegno che sta acquistando ancora più forza e valore in questa fase di crisi. Tanto che oltre quattro giovani su cinque le riconoscono un ruolo cruciale nel coltivare le passioni e nel realizzare le proprie aspirazioni, oltre che nel guardare con fiducia alla vita. La casa dei genitori può però anche trasformarsi in una gabbia dorata, se i giovani non vengono incoraggiati a mettersi direttamente in gioco con le proprie doti e le proprie capacità, con il coraggio di rischiare, ma anche con la ragionevole possibilità di poter trovare valorizzazione nella società e non solo protezione nella famiglia di origine.

Fa riflettere, in questo senso, il fatto che oltre il 60 per cento veda la casa dei genitori anche come un rifugio dal mondo. È importante invece che dalla famiglia le nuove generazioni traggano forza e incentivi per buttarsi con entusiasmo nel mondo con l’ambizione di conquistare in esso un ruolo positivo, da protagonisti.

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