Caritas Ambrosiana, Cnca-Lombardia e Uneba lanciano un appello alle istituzioni: miglioriamo l’efficacia del sistema dei servizi con più prevenzione e collaborazione. Don Davanzo: «Tagliare i servizi per i minori è un po’ come pretendere che un campo dia il raccolto senza essere irrigato»

Don Roberto Davanzo

I tagli alla spesa, che è già tre le più basse in Europa, non possono pregiudicare servizi e interventi professionali necessari alla tutela dei minori. Questo il messaggio inviato alle istituzioni dalle Caritas della Lombardia, dalla sezione lombarda del Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza (Cnca-Lombardia), dal Forum regionale del Terzo Settore e da Uneba (Unione nazionale istituzioni e iniziative di assistenza sociale) al termine del convegno “Trame di tutela”, svoltosi questa mattina a Milano nella sede della Banca Popolare di Milano.

Nel nostro Paese quasi un bambino su tre sotto i 6 anni è a rischio di povertà ed esclusione sociale, quasi un minore su quattro si trova in condizioni di deprivazione materiale. Come evidenzia il Gruppo italiano di monitoraggio sulla Crc (Convention on the Rights of the Child), l’Italia, spendendo appena l’1,1% del Pil per la protezione sociale dei minori, occupa il 18° posto dei paesi europei, nelle politiche di contrasto alla povertà minorile. In questo contesto ulteriori tagli rischiano di compromettere la tenuta dei servizi.

A Milano, per esempio, nel mese di maggio è stato comunicato un possibile taglio di 4,3 milioni di euro sui finanziamenti per le comunità residenziali per minori, i centri diurni e interventi educativi domiciliari. Nonostante l’annunciato ridimensionamento di tale taglio e lo spostamento dell’approvazione a settembre del bilancio comunale comunicato nei giorni scorsi, l’offerta di alcuni servizi sarà ridimensionata a partire dal 1° luglio proprio a causa della riduzione del budget messo a disposizione dal Comune.

La tutela del minore, invece, chiede la costruzione di una visione d’insieme in cui bambini e ragazzi siano guardati come soggetti del bene comune, valore vitale del presente che deve condizionare e orientare le politiche economiche e non dipendere da esse: una giustizia restituiva che parta dagli ultimi, da quanti vivono condizioni di svantaggio e povertà.

Per scongiurare il pericolo che venga compromessa la tutela dei minori, occorre continuare gli sforzi per migliorare ulteriormente l’efficacia del sistema dei servizi. Due le strade indicate nel corso della giornata di studio. Primo, intervenire là dove si coglie una condizione di debolezza e fragilità, anche in assenza dei provvedimenti del Tribunale per i minorenni, offrendo sostegno e assistenza alle famiglie. Solo agendo in un’ottica preventiva, infatti, è possibile evitare interventi più drastici e anche economicamente più onerosi per le casse pubbliche. La seconda proposta va nella direzione di migliorare la collaborazione tra pubblico e terzo settore, tra servizi sociali ed enti gestori dei servizi, per una sempre più condivisa progettualità partendo proprio da alcune buone passi già sperimentate.

«Quando le risorse diminuiscono, da dove partire per tagliare? Farlo sugli interventi che riguardano i minori è un po’ come smettere di irrigare un campo e poi pretendere che dia un buon raccolto – ha osservato don Roberto Davanzo, direttore di Caritas Ambrosiana -. In Italia abbiamo poco da rallegrarci, ma non dobbiamo nemmeno piangerci addosso. Bisogna investire oggi per risparmiare domani con politiche lungimiranti e occorre potenziare la collaborazione tra pubblico e privato sociale».

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