Nella prima Giornata europea ricordati gli uomini e le donne che si sono impegnati per soccorrere i perseguitati durante i genocidi e le dittature. «Non può essere un vero cittadino europeo - sottolinea Gabriele Nissim - chi ricorda la Shoah, ma dimentica i gulag e il genocidio armeno, o chi ricorda solo i gulag dimenticandosi della Shoah»

di Daniele ROCCHI
Agenzia Sir

Gabriele Nissim

Mercoledì 6 marzo si celebra la prima Giornata europea dei Giusti, istituita dal Parlamento europeo il 10 maggio 2012, su proposta, tra l’altro, del Comitato Foresta dei Giusti-Gariwo, onlus nata nel 2001 “al servizio della memoria”, che si propone di accrescere e approfondire la conoscenza e l’interesse verso le figure e le storie dei Giusti, con iniziative pubbliche. I “Giusti” sono coloro che si sono impegnati a soccorrere i perseguitati durante i genocidi e il termine è nato dall’elaborazione del memoriale dell’olocausto dello Yad Vashem, a Gerusalemme, per ricordare i non ebrei che aiutarono gli ebrei durante gli anni del Nazismo.

Capofila delle celebrazioni sarà Milano che ispira con Gariwo le iniziative in contemporanea in tutta Europa. Al Parlamento di Bruxelles, Rosen Plevneliev, presidente della Bulgaria, Simon Peres, presidente d’Israele, e Gabriele Nissim, presidente di Gariwo, ricordano il 70° anniversario del salvataggio degli ebrei bulgari durante la seconda guerra mondiale. A Varsavia, Tadeusz Mazowiecki, protagonista di Solidarnosc, annuncia la costituzione del Comitato onorario per la creazione del Giardino dei Giusti nella capitale polacca. A Praga, la Camera dei deputati promuove una conferenza sull’eredità morale di Vaclav Havel e sui giusti della Shoah censurati dal regime comunista. A Sarajevo, Svetlana Broz, presidente della sezione bosniaca di Gariwo, organizza un incontro con migliaia di giovani per celebrare i Giusti dell’ex Jugoslavia. A San Pietroburgo, Anatolij Razumov, direttore del Centro nomi restituiti, ente prestigioso che documenta le vittime del comunismo, tiene una conferenza sulla memoria dei Giusti in Russia. Sul sito di Gariwo (www.gariwo.net) è consultabile il programma degli eventi. Della Giornata parla Gabriele Nissim, giornalista e scrittore, presidente di Gariwo, autore tra l’altro del libro La bontà insensata – Il segreto degli uomini giusti (Mondadori).

Qual è il significato di questa Giornata europea e a quali valori si richiama?
Due sono, a mio parere, le novità legate alla Giornata: innanzitutto quella di porre come valore la “memoria del bene” proponendo all’attenzione pubblica tutte quelle persone, i cosiddetti “Giusti”, che si sono assunte una responsabilità nei confronti del male cercando di salvare delle vite e di difendere la dignità umana contro gli attacchi di ogni forma di dittatura e genocidio. Altra novità sta nell’universalizzazione della figura dei Giusti, non più circoscritta alla Shoah, ma punto di riferimento per ricordare tutti coloro che lottarono contro i totalitarismi. Il concetto di Giusto, cittadino del mondo, diventa così patrimonio di tutta l’umanità. Ricordare i Giusti che hanno lottato contro le leggi razziali, avviato il processo della caduta del muro di Berlino, si sono impegnati per la prevenzione dei genocidi o hanno difeso la verità e la memoria nei sistemi totalitari, significa tramandare degli esempi morali che sono il pilastro della nostra identità. Il gusto della democrazia e del pluralismo, la sacralità della vita, la difesa del vero, il riconoscimento del perdono come valore nelle relazioni umane, non sono enunciazioni astratte, ma modi di essere di quanti hanno creduto nella costruzione europea.

Non vede il rischio della concorrenza fra memorie?
Ci sono sempre quelli che vogliono ricordare solo alcune cose e preferiscono dimenticarne altre. Alcuni non volevano che si parlasse degli armeni, altri del totalitarismo sovietico, altri ancora della Bosnia e in tanti pensavano che si dovesse parlare solo della Shoah. La Giornata, invece, pone l’accento su tutti i genocidi e su tutti i totalitarismi. Questo è un punto condiviso che serve proprio a superare questa concorrenza di memorie. Il tema dei Giusti di tutti i genocidi serve proprio a far dialogare le memorie, a universalizzarle.

Come trasmettere, soprattutto alle nuove generazioni, il senso della memoria del bene incarnata dalle figure dei Giusti?
I Giusti ci trasmettono un testimone, come in una staffetta. Riportare alla luce le loro storie e farne oggetto di narrazione significa farle rivivere nel tempo presente e trasmettere così ai giovani l’idea di una staffetta morale di cui loro possono diventare protagonisti. In momenti di crisi vale di più la forza dell’esempio morale che la filippica moralistica dell’inquisitore di turno che bacchetta la folla e propone la ghigliottina per i corrotti. I Giusti non offrono soluzioni e neanche trasmettono testamenti, ma poiché sono stati capaci, come Antigone, di sfidare le leggi degli uomini per difendere la giustizia, insegnano alle nuove generazioni che la salvezza e la terapia contro il male nascono dall’abitudine e dalla capacità di pensare da soli.

Quale messaggio lancia la Giornata a un’Europa in piena crisi morale e finanziaria?
Oggi, di fronte ai problemi economici dell’Ue, sono molti quelli che hanno la tentazione di chiudersi nei nazionalismi e smarriscono il senso di definirsi europei. I Giusti, come dicevo prima, sono coloro che hanno preservato i grandi valori della cultura e della tradizione europea. Si diventa veramente europei quando si è cittadini del mondo, quando si costruisce una memoria condivisa, quando si è aperti alle sofferenze altrui, quando la patria non è solo quella dei nostri confini, quando un uomo giusto di una nazione è ricordato in tutte le nazioni. L’Europa non si costruisce con una memoria che guarda solo al particolare, ma con la pluralità delle memorie. Non può essere un vero cittadino europeo chi ricorda la Shoah, ma dimentica i gulag e il genocidio armeno, o chi ricorda solo i gulag dimenticandosi della Shoah.

Come costruire e rendere solida questa Giornata europea dei Giusti così da porla all’attenzione dei popoli dell’Ue e non solo?
Non ci sono regole, né si può pensare a un’imposizione dall’alto, né a un’istituzione europea che definisca i Giusti da commemorare. Dobbiamo immaginare una pluralità di esperienze. È compito di ogni Paese impegnarsi per ricordare di volta in volta le proprie figure morali, piccole o grandi che siano. Importante però, e questo è il segno europeo, che ogni Paese non guardi solo alla propria storia, ma ricordi figure di altre nazioni, di diverse esperienze. Il Giusto è un cittadino del mondo e non ha una sola patria. Ecco perché sarebbe bello che nel giardino di Yad Vashem, a Gerusalemme, si ricordasse anche chi ha salvato delle vite in altri genocidi, che a Parigi, Londra, o a Praga sorgessero dei giardini per ricordare esempi morali non solo della resistenza al fascismo, ma anche di chi si è impegnato per difendere gli armeni o ha sofferto per la libertà nel comunismo. I Giusti uniscono l’umanità e ci fanno sentire partecipi dello stesso destino. Ci insegnano il piacere della virtù.

In molte città europee, anche a Milano, sono nati i cosiddetti Giardini dei Giusti: cosa rappresentano?
I Giardini sono luoghi della memoria dedicati a coloro che si sono opposti alla violazione dei diritti umani nella Storia più recente, segnata dal diffondersi delle pratiche genocidarie. Dopo il Giardino di Yad Vashem, nel Memoriale della Shoah a Gerusalemme, ne sono nati altri in ogni parte del mondo, come a Yerevan, accanto al Museo del Genocidio degli armeni, a Milano, a Sarajevo, in Polonia, negli Stati Uniti. Gli alberi simboleggiano i Giusti e la vita; invitano a difenderla contro i messaggeri di morte. I Giardini dei Giusti sono la memoria educativa delle nuove generazioni, protagoniste della Storia di domani. Il prossimo 6 marzo, al Giardino dei Giusti di Milano, verranno posati quattro alberi per ricordare le figure di Fridtjof Nansen, esploratore e scienziato norvegese, ideatore del passaporto Nansen e vincitore del Premio Nobel per la pace nel 1922 per la sua attività come Alto Commissario per i rifugiati della Società delle Nazioni; Dimitar Peshev, vicepresidente del Parlamento bulgaro che ha permesso, con la sua azione, il salvataggio di circa 50mila ebrei bulgari dallo sterminio nazista; Vaclav Havel, drammaturgo, dissidente, tra i fondatori di Charta ‘77 e primo presidente della Repubblica Ceca, che ha lottato a favore della libertà di espressione e per la tutela dei diritti umani e civili; Samir Kassir, giornalista ed esponente politico libanese, morto nell’esplosione di un’autobomba nel 2005, sostenitore dell’indipendenza del Libano, della creazione di uno Stato laico, democratico e multietnico e della tutela della libertà di stampa.

Ti potrebbero interessare anche:

Questo sito fa uso dei cookie soltanto per facilitare la navigazione Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi