Il ritorno ai negozi tradizionali nel segno della relazione

di Andrea CASAVECCHIA

spesa

L’Italia non è mai stata una società omogenea. Ci sono mille sfaccettature che caratterizzano una popolazione variegata. Dalla stessa composizione dei consumi delle famiglie italiane si possono intercettare bisogni e preferenze che diversificano gruppi e nicchie di cittadini e mostrano alcune tendenze sociali.

Dopo anni di continua riduzione della spesa per le famiglie, nel 2014 il calo si è interrotto. Non ci si è dati a spese folli, ma si è mantenuto il livello precedente. Dall’analisi annuale sui consumi, effettuata dall’Istat, si evince che c’è una minore sofferenza nella popolazione: infatti, quando si considerano le spese fisse, la quota del budget dedicato all’abitazione è passato in un anno dal 37,2% al 36,7% e nello stesso periodo quello per i bisogni alimentari è sceso dal 17,8% al 17,5%. Soprattutto un numero minore di famiglie hanno ridotto la quantità o la qualità dei prodotti acquistati: dal 62% al 59% di quelle che componevano il campione della ricerca.

Dentro questo contesto si sottolinea una crescita del budget dedicato alla cura della persona, dovuta soprattutto a due capitoli di spesa: da una parte ci sono gli acquisti per medicinali, prodotti farmaceutici e servizi ambulatoriali, che aumentano fino a toccare il 4,4% (l’anno prima si fermavano al 3,9%); dall’altra parte si osserva la crescita dei consumi per il benessere personale (che superano l’8% contro il 7,7% rilevato in precedenza).

Entrambi i dati suggeriscono alcune tendenze della nostra società. Il primo ci rivela indirettamente l’invecchiamento della popolazione, dato che generalmente sono i più anziani a impegnare una quota maggiore dei loro redditi per le spese sanitarie. Il secondo dato ci mostra l’attenzione crescente per il benessere individuale: cura del proprio corpo, del proprio look e ricerca della forma fisica, aspirazioni legittime, sono anche sintomi di uno sterile narcisismo diffuso.

Dalle strategie di consumo messe in campo si traggono due ulteriori indicazioni.

Innanzitutto la possibilità di tornare a scegliere evidenzia una forte tendenza degli italiani a preferire i negozi tradizionali: le famiglie che vi compiono acquisti sono il 67,1%. Rispetto a mercati e ipermercati la scelta privilegia negozi sulle strade, che colorano un quartiere con le luci delle loro vetrine, mantengono i rapporti personali con i loro clienti e diventano tratto caratteristico di una comunità locale.

Infine acquisisce una consistenza statistica una nicchia di cittadini che si dirige verso un consumo alimentare di qualità: il 12,4% delle famiglie acquista almeno un genere alimentare biologico. Una traccia che può mettere nella direzione di un consumo critico che si contraddistingue perché non guarda esclusivamente al prezzo di un prodotto e non sceglie in base alla moda, ma alla qualità delle relazioni di cui è simbolo e che dirige verso un nuovo modo di pensare all’economia.

 

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