Le reazioni fra vescovi, fedeli e intellettuali alle ultime prese di posizione del presidente. Sostanziale condivisione sulla scelta di limitare l'uso delle armi. Sul tema dei diritti da estendere al mondo gay prevale la difesa della famiglia tradizionale

di Damiano BELTRAMI
Corrispondente Sir dagli Stati Uniti

Barack Obama

All’indomani del discorso sullo Stato dell’Unione e a un mese dall’Inauguration Day, due questioni fra le molte che affollano la nuova agenda del presidente Barack Obama suscitano reazioni da parte dei cattolici americani. La prima riguarda il tentativo del presidente di formulare norme capaci di controllare la diffusione delle armi da fuoco, così da evitare stragi come quella di Newtown in Connecticut. La seconda è l’intenzione di estendere i diritti delle persone omosessuali.

Gun control

Sul versante dei controlli più stringenti per chi possiede armi da fuoco si registra grande unità tra i cattolici d’America. Condividono la posizione espressa tra gli altri nei giorni scorsi dal vescovo Stephen Blaire di Stockton in California: «La violenza provocata dalle armi sta avendo un effetto inaccettabile sulla nostra società. Dobbiamo affiancare le preghiere per i familiari e i parenti delle vittime ad azioni concrete per togliere le armi dalle mani di chi potrebbe far male a se stesso e agli altri». Del resto il mondo cattolico – come anche la presenza di altre confessioni cristiane diffuse in tutti gli States – tende a sottolineare con convinzione i temi della pace, del rispetto altrui, dell’educazione, della tutela dei valori di convivenza: il possesso di armi non rientra evidentemente in questa linea di pensiero.

Famiglia tradizionale

Sul fronte del concedere maggiori diritti ai gay, invece, nelle comunità cattoliche di New York e San Francisco, passando per Chicago, affiorano preoccupazioni, ma anche sottolineature particolari. Da un lato alti rappresentanti della gerarchia ecclesiastica come l’arcivescovo John Mayers di Newark in New Jersey richiamano ai «valori tradizionali del matrimonio» tra un uomo e una donna e alla «famiglia in cui i figli possano disporre delle cure di un padre e di una madre». Richiami come questi giungono da vari prelati, da istituti religiosi, da alcune presenze associate. E sono condivisi da una moltitudine di cattolici dalla East Coast alla West Coast. Dall’altro lato, però, diversi americani che pur si dichiarano cattolici, tendono a dar credito alla linea tratteggiata da Obama durante il suo discorso di insediamento per una più ampia e generale estensione e tutela dei diritti individuali e sociali, legando le rivendicazioni per i diritti dei gay ad altre precedenti lotte nella storia americana per ottenere una maggiore parità. Una per tutte: quella degli afroamericani.

Coscienza individuale

Secondo uno studio di William D’Antonio, un sociologo della Catholic University di Washington che ha studiato il comportamento dei cattolici in America negli ultimi 25 anni, oggi chi si dichiara tale è probabile che non osteggi le unioni tra persone dello stesso sesso. Anche su altri temi, come per esempio quello della contraccezione, la società americana, e anche una parte dei cattolici, mostra posizioni generalmente più secolarizzate da quelle riscontrabili, per esempio, in Italia. «Nel mondo cattolico americano si avverte una grande tensione tra la coscienza individuale e le indicazioni delle gerarchie – spiega Andrew Weigert, ordinario di sociologia all’Università cattolica di Notre Dame -. Mentre da un lato si rimarca, per esempio, l’inammissibilità della contraccezione, studi dimostrano come una parte consistente dei cattolici americani abbia delle riserve in materia».

Nuovo gregge

La complessità di queste dinamiche potrebbe sfuggire senza considerare il mosaico dell’universo cattolico negli Stati Uniti, formato da ben 74 milioni di tessere. I cattolici, infatti, costituiscono il 24% della popolazione americana. Negli Stati Uniti abitano più cattolici che in ogni altra Nazione a parte il Brasile, le Filippine e il Messico. Ma negli ultimi 25 anni sono molto cambiati. Nel 1987, per esempio, più di 6 su 10 erano sposati; nel 2011 quella percentuale è scesa alla metà, con un ulteriore 10% che convive fuori da matrimonio. Il gregge dei cattolici d’America è variato anche sotto il profilo demografico: per esempio dal 1987 al 2011 i non ispanici sono passati dall’86% al 63 per cento.

Galassia composita

«I cattolici sono circa un quarto della popolazione – dice William Dinges, ordinario di Storia alla Catholic University of America -, ma questo non è assolutamente un gruppo omogeneo. C’è un ampio ventaglio di opinioni. Per molto tempo negli Stati Uniti la fede dei cattolici di origine europea, gli italiani, gli irlandesi, era tutt’uno con l’identità etnica, così come accade oggi per gran parte degli ispanici. L’America era un Paese difficile per i cattolici alla luce della presenza egemone dei protestanti, e quindi facevano quadrato. Ma oggi la società americana è molto più politically correct e articolata, e al contempo è intervenuto un forte processo di assimilazione. Si pensi che adesso ben sei giudici della Corte Suprema su nove sono cattolici. Il vicepresidente Joe Biden è cattolico, e sono solo alcuni esempi». Questa assimilazione, secondo Dinges, ha gradualmente «slegato l’identità cattolica da quella etnica dando luogo a una serie di posizioni meno condivise» su temi etico-sociali.

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