Parla Luisa Santoro, insegnante e pedagogista, che con la collega Rosangela Carù ha scritto il libro “Body4love. Quando credi di sapere tutto sul sesso” (In dialogo)

di Luisa BOVE

Body4love

Da quasi vent’anni Luisa Santoro, insegnante di lettere (italiano e storia) all’istituto «Giovanni Falcone» di Gallarate e pedagogista, si occupa di educazione all’affettività e alla sessualità nelle scuole. Con Rosangela Carù, anch’ella pedagogista, hanno scritto diversi libri, a volte coinvolgendo anche una psicologa. «Ci siamo trovate accomunate nella passione educativa, negli ideali e nei valori che vogliamo trasmettere», dice Santoro. Body4love. Quando credi di sapere tutto sul sesso, scritto a quattro mani, nasce dall’esigenza di mettere per iscritto la ricchezza acquisita sul campo incontrando i ragazzi.

Quello della sessualità è un tema dal risvolto educativo, ma non sempre affrontato dai genitori…
Incontrando i genitori quasi ogni settimana ci rendiamo conto che per loro è una difficoltà ed è paradossale perché siamo in un’epoca in cui sembra di poter parlare ovunque e con grande tranquillità di sesso, ma dal punto di vista educativo è sempre un problema. Quando i bambini sono piccoli (alla scuola primaria), i genitori dicono: «Meno male che ci siete voi e ne potete parlare…». I figli magari vorrebbero un confronto, ma i genitori si sentono in imbarazzo, non sono stati abituati. Quando i ragazzi crescono e sono ormai adolescenti, i genitori vorrebbero affrontare il tema perché non riescono più a esercitare il controllo sui figli che iniziano ad avere le loro avventure. Ma a quel punto sono i figli – anche giustamente – a non essere disponibili a parlarne con i genitori. L’atteggiamento è duplice: da una parte c’è il tentativo di un controllo esagerato che non è né credibile, né sano, perché i ragazzi hanno bisogno di autonomia; dall’altra, un eccessivo investimento sulla precauzione nel senso più basso del termine, con genitori che dicono: «Appena mia figlia inizia il ciclo, la porto dalla ginecologa per prendere la pillola», oppure: «Adesso che sei grande devi stare attenta ed evitare di rimanere incinta e di prendere le malattie…». Manca un dialogo tranquillo, sereno e apportatore di valori, non solo di informazioni.

E a scuola è più facile parlarne?
Non mi piace mescolare i ruoli, ma può capitare la confidenza. A scuola tengo incontri con altri alunni, oppure faccio colloqui allo sportello d’ascolto, un contesto privilegiato dove è possibile aprirsi anche a questi temi. Colgo che i ragazzi hanno bisogno di tanto, anche in termini di valori e ideali. A volte, dietro una domanda molto tecnica («come si usa un contraccettivo?») ci sono interrogativi più grandi: come piacere a se stessi, agli altri, come entrare in relazione, cos’è l’amore… I messaggi passano anche attraverso un poeta, un romanzo o un personaggio storico.

Oggi, tra social e internet, i ragazzi credono di sapere tutto, ma risultano spesso analfabeti…
Sui social ci sono tante informazioni, ma non si trovano approfondimenti, e questo è il grande limite. Per fare prevenzione non basta dare informazioni, altrimenti non si spiegherebbero le tante adolescenti che si ritrovano incinte. I social hanno aperto il mondo e non mi sento di demonizzarli: tutto quello che una volta si trovava su una rivista o in alcuni programmi televisivi notturni, adesso è più accessibile. Quello che manca è la bussola per navigare in questa foresta. Per trovare qualcosa di più occorre incontrare persone, parlare e avere un dialogo educativo.

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