L’estate, un tempo da riempire su misura di bambini, ragazzi e famiglie. Impegnate altre agenzie educative. Si tornerà in classe il 15 settembre

di Alberto CAMPOLEONI

Stanno finendo le lezioni scolastiche. In questi giorni una marea di bambini e ragazzini delle scuole elementari e medie, insieme ai compagni più grandi delle superiori, si troveranno senza un posto dove andare alla mattina (e talvolta anche al pomeriggio). Vediamola così: chiude – temporaneamente – un grande “contenitore” capace di riempire il tempo e la vita delle giovani generazioni.

Collegati a questa chiusura – un rito, naturalmente, annuale e ripetitivo – ci sono tanti aspetti e problemi. Il primo riguarda, ad esempio, la disomogeneità dell’ultima campanella, che suona un po’ ovunque in termini diversi. Sabato scorso in Lombardia, ma la Valle d’Aosta, per citare un caso, si prende una proroga di altri giorni, fino al 14 giugno. La disomogeneità ha riguardato negli anni scorsi anche la prima campanella, cioè quella dell’inizio delle lezioni dell’anno scolastico. Dall’anno prossimo, invece, si dovrebbe cominciare e finire (quasi) tutti insieme, per consentire – questa la motivazione sostanziale – di programmare e pianificare per tempo sia l’organizzazione delle scuole sia quella delle famiglie. Così nella gran parte delle regioni italiane si tornerà in classe il 15 settembre.

L’ultima campanella, poi, non è proprio l’ultima per tutti. Ci sono, infatti, quanti devono sostenere gli esami, sia al termine delle medie, sia al termine delle superiori, con la “maturità”. In qualche modo, allora, la fine delle lezioni suona come un richiamo ulteriore alle responsabilità, segna l’avvicinamento di importanti “riti di passaggio” che hanno un valore ben al di là della sola questione scolastica. Naturalmente esame di terza media e maturità non sono la stessa cosa e hanno implicazioni ben diverse, tuttavia, rapportandoli alle età dei ragazzi, costituiscono un momento, serio, di messa alla prova, di verifica. Aiutano a guardare indietro e fare bilanci mentre nello stesso tempo aprono e permettono di spaziare in avanti. La fine delle lezioni avvisa che è, in qualche modo, “scaduto il tempo” e che bisogna costruirne uno nuovo.

Costruire tempo nuovo, dopo la fine delle lezioni scolastiche è poi un problema molto serio per tutti gli studenti e per le loro famiglie. Riempire il “vuoto” delle lezioni che non ci sono non è facile, sia per problemi di organizzazione familiare – soprattutto con i bambini più piccoli – sia per la necessità di dare senso alle giornate, di valorizzare le relazioni, di costruire mondi, da parte degli stessi ragazzi. Da questo punto di vista, quando non c’è, si può cercare di apprezzare una volta di più il tempo e il “lavoro” della scuola, che ogni giorno permette – e dovrebbe essere particolarmente attenta – di avviare legami e coltivare rapporti tra generazioni. Col suo metodo specifico, certo, ma che passa soprattutto attraverso la realizzazione di mondi vitali, l’incrocio in mille direzioni di adulti e ragazzi, in un contesto sostanzialmente protetto.

Ecco, la scommessa del “dopo” scuola – del tempo di vacanza, adesso, come sarà poi, in misura più grande, alla fine dell’età scolare – è mettere a frutto, in un certo senso in “mare aperto”, quel che si è appreso nel tempo scolastico. Le famiglie, anzitutto, ma anche altre agenzie educative – si pensi, ad esempio alle esperienze sempre più diffuse, degli oratori estivi, o alle mille proposte di società sportive, ricreative e chi più ne ha più ne metta – hanno il loro bel da fare.

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