Lo testimonia la decisione di escludere i commissari esterni, con il mantenimento del solo presidente proveniente da un altro istituto

di Alberto CAMPOLEONI

maturità

Cambia la maturità. Un’altra volta, verrebbe da dire. L’esame di Stato, infatti, finisce quasi sempre nel mirino di chi si avvicenda a Viale Trastevere. E anche il ministro Giannini non è da meno, annunciando modifiche alle modalità di conclusione del corso di studi della secondaria superiore, in attesa di terminare la stesura del decreto definitivo che dovrà dare indicazioni certe a scuole e ragazzi, un vero “esercito”: saranno infatti 435.152 i maturandi che affronteranno il 17 giugno 2015 la prima prova di maturità. Si tratta di circa 216mila liceali, provenienti soprattutto dallo scientifico; 136mila, invece, i tecnici e circa 84mila i professionali.

Proprio la prima prova dovrebbe essere interessata dai cambiamenti, secondo le indicazioni del ministro: «Il saggio breve – ha detto Giannini – diventerà centrale», spiegando che le modifiche vorrebbero dare piena attuazione agli indirizzi della riforma Gelmini e nello stesso tempo avvicinare l’esame di Stato al mondo che ci circonda, produttivo e non solo. Proprio sul saggio breve e sulla sua importanza il ministro ha insistito, spiegando che si tratta di «un esercizio molto utile per capire la capacità di comprensione di un testo e la dote di sintesi». Meno adeguato, invece, il classico “tema” di letteratura o storia.

Un altro punto delicato della nuova maturità riguarderà la nuova “tesina” per «dare un ruolo maggiore alle esperienze nel mondo produttivo o nelle istituzioni culturali». Proprio il raccordo col mondo del lavoro sembra un punto da valorizzare «poiché il nostro modello di scuola – è sempre il ministro Giannini a sostenerlo – punta a incrementare l’alternanza scuola-lavoro (è una delle linee guida della riforma progettata dal ministro, ndr) e guarda molto al rapporto con il mondo produttivo e delle istituzioni culturali».

Si cambia dunque. A cominciare dalle prove, ma il ministro Giannini lascia intravedere un percorso a tappe: «Da quest’anno cambiamo le prove, poi spazio alla valutazione e alla riforma del merito». Intanto le prove dovrebbero essere rese più coerenti con i nuovi indirizzi di studio (quest’anno, tra l’altro, arriva alla maturità per la prima volta il liceo musicale) e i nuovi programmi degli istituti. Ma, coerentemente con l’importanza data al tema dell’alternanza scuola-lavoro, dovrebbero essere valorizzate anche le esperienze di laboratorio e gli stage aziendali svolti durante l’anno scolastico.

Vedremo. Intanto tra gli annunci rimbalza un’altra novità di non poco conto: l’abolizione dei commissari esterni, con il mantenimento del solo presidente di commissione esterno alla scuola. Si tratta di una misura di risparmio, per evitare un aggravio di spese a un comparto bisognoso di razionalizzazione. Le esigenze di cassa mettono così nell’angolo un tema assolutamente non marginale: commissari interni/esterni, valutazione legata alla singola scuola e/o criteri allargati, docenti che conoscono bene il percorso dei singoli allievi o docenti che possono garantire comparazioni e prospettive più ampie… con discussioni che negli anni si sono moltiplicate all’infinito. La “questione valutazione” – decisiva nel processo scolastico, tanto più a fine percorso e in un contesto di ricerca di omogeneità e armonizzazione delle diverse situazioni nel Paese – probabilmente meriterebbe di più. Ma tant’è: facciamo di necessità virtù, magari preparandoci a far tesoro dell’esperienza. Per migliorare.

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