L'impegno dell'Unione Europea: 200 milioni dal Fondo di solidarietà

a cura di Francesco ROSSI
Inviato Sir a Marzaglia (Modena)

Aiutare il tessuto imprenditoriale e industriale a risollevarsi dal terremoto, evitando che anche solo un’attività chiuda o “delocalizzi” all’estero. Questa la priorità dell’Unione europea, delineata il 3 giugno a Marzaglia (Modena) dal vicepresidente della Commissione Ue con delega all’industria e all’imprenditoria, Antonio Tajani, e dal commissario alla Politica regionale, Johannes Hahn, responsabile per il Fondo di solidarietà. I due eurocommissari hanno sorvolato le zone colpite dal sisma, assieme al capo dipartimento della Protezione civile, Franco Gabrielli, e al presidente della Regione Emilia Romagna, Vasco Errani; quindi si sono fermati nella sede provinciale della Protezione civile a Marzaglia per definire le strategie da adottare.

Fondi europei in arrivo

Di sicuro arriverà il Fondo di solidarietà, che «può essere usato in casi di catastrofi o disastri nazionali», ha precisato Johannes Hahn: la visita di oggi è servita proprio per riconoscere la dimensione «catastrofica» di quanto successo. «Dobbiamo aiutare i paesi e le popolazioni colpite», ha affermato, ammettendo che la situazione è «difficile non solo per chi ha perso l’abitazione, ma pure per chi è rimasto senza lavoro». Anche se «la stima è in corso», si possono ipotizzare «danni per 5 miliardi di euro», il che determina un contributo a fondo perduto di «150-200 milioni di euro». Questi, però, «potranno essere utilizzati solo per coprire i costi sostenuti dalle pubbliche amministrazioni» in seguito all’emergenza, dal ripristino di servizi pubblici e infrastrutture alle operazioni di recupero e messa in sicurezza. Altri soldi dovrebbero poi venire dal programma di sviluppo rurale. Su proposta del commissario all’agricoltura Cioloþ, e se vi sarà l’accordo delle regioni, «il 4% dei fondi per lo sviluppo rurale» destinati all’Italia verrebbe «stornato e destinato all’emergenza terremoto». Si parla, in concreto, di altri 100 milioni di euro. In terzo luogo, ha aggiunto il commissario alla Politica regionale, vi è pure «la possibilità di assegnare alla ricostruzione fondi per programmi operativi»: si parla di cifre «a due numeri», ma comunque «significative».

Evitare la delocalizzazione

Inoltre, ha rassicurato Hahn, «l’Europa non chiederà la restituzione dei fondi già erogati in seguito a programmi specifici, qualora il relativo progetto non possa essere concluso a causa del terremoto». Di sicuro, «dobbiamo evitare – ha rimarcato – che anche una sola impresa delocalizzi e vada all’estero»: per questo è «assolutamente importante dare un aiuto al distretto industriale perché l’attività possa riprendere». Preoccupazione condivisa da Antonio Tajani, che ha espresso la sua «fiducia nel tessuto imprenditoriale e industriale dell’Emilia Romagna», segnalando la necessità di un impegno comunitario per il suo «rilancio e sostegno». Il vicepresidente della Commissione Ue ha pure rassicurato che «non sono in contrasto con le norme sul mercato interno gli aiuti di Stato che dovessero essere concessi alle imprese in presenza di calamità».

Sostenere il distretto di Mirandola

Andando nel dettaglio del tessuto produttivo in ginocchio, Tajani ha «confermato il totale impegno della Commissione europea per sostenere il distretto all’avanguardia di Mirandola», prevedendo la possibilità per il polo biomedicale di concorrere alla prossima programmazione dei fondi per i clusters, dove in gioco ci saranno 7 miliardi di euro complessivi. E nel mirandolese l’Ue ha annunciato l’intenzione di realizzare «il prossimo workshop sul futuro europeo dei clusters». Infine, un pensiero al turismo, che assieme a industria e agricoltura è «elemento chiave dell’economia regionale»: domani, ha comunicato Tajani, «partirà una lettera ai Ministri del Turismo dell’Ue e a quelli dei principali Paesi extra Ue, per fare in modo che non vengano commessi errori» nell’individuazione delle zone interessate e non vi sia una fuga ingiustificata.

Emergenza e ricostruzione

«Vogliamo ripartire» è il grido della gente emiliano romagnola, di cui si è fatto portavoce il presidente della Regione, Vasco Errani. «Governiamo e gestiamo l’emergenza, ma allo stesso tempo lavoriamo alla ricostruzione», ha esortato Errani, vedendo in «questa continuità tra emergenza e ricostruzione» l’animo dell’impegno regionale e sottolineando l’importanza di operare «salvaguardando le comunità». Nel frattempo, il 2 giugno il prefetto Gabrielli ha firmato un’ordinanza «che ha l’obiettivo – informa la Protezione civile – di favorire la ripresa delle attività economiche e delle normali condizioni di vita», garantendo al tempo stesso la «massima sicurezza», «tenendo conto della legislazione vigente». L’area interessata dalle recenti scosse «è stata classificata in zona sismica 3 solo nel 2003 e per questo – mette in guardia la Protezione civile – molti capannoni industriali che ospitano attività produttive, progettati prima di quella data, non sono stati realizzati secondo i dettami della normativa antisismica e potrebbero essere molto vulnerabili al sisma». La ripresa del lavoro è importante, ma mai quanto la vita delle persone.

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