Consiglio d'Europa: un invito agli Stati per una legislazione sul “fine vita”

Fine vita

L’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa dice un sì convinto al “testamento biologico” e un fermo no all’eutanasia e al suicidio assistito. Negli ultimi giorni della plenaria invernale che si è conclusa il 27 gennaio a Strasburgo, l’attenzione dei parlamentari si è concentrata, tra le altre cose, su democrazia e diritti umani in Russia, Ungheria, Bielorussia e Iraq.

No ad eutanasia e suicidio assistito

Con la risoluzione 1859 Protecting human rights and dignity by taking into account previously expressed wishes of patients, l’Assemblea sottolinea la necessità che tutti gli Stati membri si dotino di una legislazione in materia di dichiarazioni anticipate di trattamento, ma sbarra la strada alla possibilità di mettere in atto «azioni od omissioni che permettano di provocare la morte di una persona». «L’eutanasia, intesa come uccisione intenzionale per atto o omissione di un essere umano in condizioni di dipendenza a suo presunto beneficio – si legge infatti all’art. 5 -, deve essere sempre proibita». Inoltre, in caso di dubbio sulle volontà del paziente, «la decisione deve sempre essere tesa a preservare e prolungare la vita». Nella risoluzione viene inoltre richiesto agli Stati che non lo abbiano ancora fatto, di ratificare e applicare in ogni sua parte la Convenzione sui diritti dell’uomo e la biomedicina, nota come Convenzione di Oviedo. Pur non essendo vincolante per i 47 Paesi CdE, la risoluzione adottata a Strasburgo può avere positive ricadute sulle sentenze della Corte dei diritti dell’uomo e di conseguenza sulle leggi nazionali.

Pagina di riferimento

«Una pagina di riferimento per la difesa della vita e della sua dignità». Così l’osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa, monsignor Aldo Giordano, ha definito l’adozione della risoluzione 1859. «Questo pronunciamento riguardo l’eutanasia – spiega – risulta della più alta importanza». Il rappresentante della Santa Sede esprime quindi gratitudine per «l’opera coraggiosa di parlamentari, specie del gruppo dei Popolari presieduto da Luca Volontè, che ha presentato l’emendamento decisivo». C’è nel testo un altro passaggio che l’osservatore permanente ritiene importante: quello nel quale si afferma che «in caso di dubbio, la decisione deve sempre tendere a preservare la vita dell’interessato e a prolungarne la vita». «C’è una sapienza secolare in questo principio – commenta monsignor Giordano auspicando che – questo testo sia tenuto in conto per le decisioni a livello europeo e nazionale in questo ambito, in particolare per la Corte europea dei diritti dell’uomo. Si tratta di un nuovo segnale che esiste e sta prendendo la parola un’Europa che vuole recuperare con serietà il senso del mistero infinito della vita e della morte; che vuole affermare che la vita ha sempre il primato e ha un valore che non dipende dalla nostra decisione arbitraria; che è stanca di una cultura che si crede dominante e cerca di mascherare il disprezzo della vita dietro una falsa idea di libertà».

Ungheria, Russia, Iraq

Nel corso dei lavori il Comitato di monitoraggio dell’Apce ha chiesto alla Commissione di Venezia, il gruppo di esperti giuridici indipendenti del CdE, un parere sulla conformità agli standard del Consiglio d’Europa di cinque leggi recentemente approvate in Ungheria su libertà dell’informazione, Corte costituzionale, azione pubblica, nazionalità, famiglie. «Dal 1993 la situazione politica in Russia non è stata mai aperta come oggi – ha detto lo svizzero Andreas Gross durante il dibattito “La Russia tra due elezioni” (4 dicembre 2011- 4 marzo 2012, ndr) -. Questa apertura è un’opportunità strutturale». Anche l’Iraq al centro della sessione Apce. I parlamentari hanno infatti adottato una risoluzione in cui chiedono al governo iracheno che Camp Liberty, il campo di Ashraf che raccoglie 3500 residenti appartenenti alla resistenza iraniana, «non venga trasformato in una prigione», e invitano l’Unhcr a «porre fine ai ritardi nel riconoscimento dello status di rifugiati» ai residenti e ad accelerarne il reinsediamento in Paesi terzi.

Appello al governo di Minsk

Presentando l’ultimo rapporto annuale del suo mandato, il commissario uscente per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Thomas Hammarberg, ha sollecitato il continente a «muoversi con maggiore determinazione dalla retorica al rafforzamento degli standard dei diritti umani», e tra gli ambiti in cui è richiesta «una più decisa  azione politica» ha indicato «il sistema giudiziario, disfunzionale in diversi Stati membri». Da Jean-Claude Mignon, neoeletto presidente dell’Assemblea, un appello urgente alle competenti autorità bielorusse a non procedere all’esecuzione capitale dei due giovani condannati per l’attentato alla metropolitana di Minsk nell’aprile 2011: «Per una questione di principio l’Assemblea si oppone alla pena capitale in qualsiasi circostanza. Ma nel caso di Dmitry Konovalev e Vladislav Kovalev, ho anche seri dubbi» sul fatto che essi «abbiano commesso lo spregevole atto di terrorismo per il quale sono stati condannati».

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