Da “Label”, in forma editoriale e teatrale, una guida originale e divertente all’acquisto critico e sostenibile

di Gemma DELL’ACQUA

Label

Quanto abbiamo anticipato nell’articolo “Arriva l’economia della fiducia“ è già realtà. La piattaforma www.collaboriamo.org ha aperto una casa per l’economia collaborativa a Milano, vicino alla Darsena. Lo spazio si chiama CoHUB ed è un punto di incontro fra grandi aziende, imprese collaborative, cooperative, associazioni, organizzazioni, atenei e pubbliche amministrazioni, che stanno sperimentando azioni varie sui temi dell’economia della condivisione e collaborativa.

Tra le varie associazioni c’è anche “Altreconomia” impegnata a diffondere stili di vita e iniziative produttive, commerciali e finanziarie ispirate ai principi di sobrietà, equità, sostenibilità, partecipazione e solidarietà.  Navigando nel portale in questi giorni di frenetico shopping natalizio scopriamo Label. Questione di etichetta, spettacolo teatrale ideato dalle Acli sei anni fa, che continua ad affollare le sale e dal quale ha tratto ispirazione anche l’omonimo libro. In versione teatrale o editoriale è possibile scoprire gli stratagemmi messi in atto dalla grande distribuzione pur di vendere e ridurre i costi (a scapito di fornitori e dipendenti, non certo del profitto). Un monologo ironico, istrionico e provocatorio sulle abitudini dei consumatori e sui trucchi della vendita racconta con umorismo cosa si nasconde dietro l’etichetta (label, in inglese) del nostro gelato preferito o dietro la facciata rassicurante del supermercato sotto casa.

Non usano mezze parole, gli autori: il consumismo irresponsabile sempre più diffuso, che induce a percepire bisogni non reali, è un problema che vede uniti sul campo credenti e non. «Più che frenetico, consideriamo lo shopping compulsivo sciocco – puntualizzano dallo staff di Label -. Se poi si usa anche la scusa del Natale, beh, allora si raggiungono livelli di idiozia totale anche per i non credenti… intelligenti».

«Facciamo un semplice esempio – aggiunge uno scout volontario di un Gruppo di acquisto solidale milanese, che lavora in un centro commerciale e che ha visto lo spettacolo -. Sulla lista della spesa ci sono solo 3 prodotti, ma allora perché rientriamo con una borsa piena? Solo colpa della Grande Distribuzione Organizzata, che con tecniche “diaboliche” di marketing resetta il nostro cervello come meglio ritiene conveniente? Soprattutto in queste settimane che precedono il Natale? No, è anche colpa nostra. Se consideriamo il Natale come una semplice corsa agli acquisti, dimenticandone invece il valore cristiano, riconosciuto e condiviso anche dalle altre religioni e dai non credenti, non possiamo incolpare nessuno altro, se non noi stessi».

Già, come racconta Label, veniamo ipnotizzati con l’illusione del risparmio, dei punti fedeltà e del credito al consumo, ma realmente ci inducono solo a spendere più del nostro budget o a fare addirittura debiti. Ma il regalo più bello che possiamo fare, senza acquistare nulla, non è forse una preghiera, un grazie, un sorriso, un gesto di aiuto o semplicemente ascoltare chi ci sta vicino?

 

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