La missionaria laica Maddalena Boschetti racconta i giorni del terremoto, gli interventi di ricostruzione e le prospettive attuali: «Non limitiamo l’attenzione alla capitale Port-au-Prince»

di Luisa BOVE

Maddalena Boschetti

Il 12 gennaio di quattro anni fa un violento terremoto colpiva Haiti, seminando morte e distruzione a Port-au-Prince. Nella capitale c’era anche la missionaria Maddalena Boschetti, che abitualmente vive a Mare Rouge, nella diocesi di Port de Paix, nel nord-ovest del Paese. «Lì assisto, a nome della Chiesa, bambini handicappati e malati, che sono gli ultimi e i più rifiutati», spiega. Quel giorno aveva accompagnato all’ospedale due piccoli bisognosi di cure, e dopo il sisma non se l’è sentita di rientrare: «Era terribile e l’istinto è stato quello di restare lì a dare una mano. Sono tornata a Mare Rouge il 4 marzo per continuare il mio lavoro e mettermi a disposizione dei profughi, perché nel nord-ovest non si erano registrate vittime o danni materiali». In poche settimane hanno dovuto accogliere migliaia di famiglie, «ma le condizioni di vita dalle nostre parti sono al limite della sopravvivenza e non era facile trovare da mangiare per tutti». Senza contare che tante famiglie prese dal panico sono tornate a Port-au-Prince a prendere i loro feriti e li hanno trasportati a Mare Rouge.

Maddalena è tornata più volte a Port-au-Prince, dove una parte delle macerie sono state sgomberate, ma in alcune zone la situazione è ancora precaria: «La ricostruzione pensata a tavolino, coinvolgendo tutti e procedendo in modo logico per settori, non è stata possibile a causa delle condizioni del Paese. In questi quattro anni, però, ci sono stati moltissimi interventi e ora se ne vedono i frutti».

«Nel nord-ovest – continua la missionaria – abbiamo avuto la possibilità di intervenire attraverso gli aiuti e i soldi arrivati dalla Caritas Ambrosiana». Grazie anche al contributo milanese la Caritas italiana ha realizzato nell’isola 146 progetti di sviluppo (di cui 87 già conclusi) nell’ambito dell’assistenza agli sfollati, nell’animazione, nella formazione e in campo idrico-sanitario. Gli aiuti sono andati anche alla popolazione del nord-ovest, dove sono attivi i fidei donum ambrosiani: un sostegno particolare ora va a don Giuseppe Grassini, che vive a Petite-Rivière dove sta allestendo un piccolo ambulatorio, ma che ha in programma anche di scavare alcuni pozzi nel territorio della parrocchia. A Mare Rouge la Caritas sostiene attività a favore dei disabili gestite da Maddalena, mentre con altri due sacerdoti ambrosiani realizzerà percorsi di avviamento al lavoro. Intanto, dal giugno 2001 due operatori di Caritas Ambrosiana continuano a collaborare ai progetti di sviluppo della Diocesi di Port de Paix.

«Non posso fare a meno di sottolineare il ruolo che hanno avuto la Chiesa e in particolare i missionari ad Haiti – dice Maddalena -. Sono stati i primi ad agire, a iniziare una ricostruzione anche delle comunità, perché vivono da anni in quelle zone, conoscono le persone e la situazione». Ma quello che sfugge spesso all’opinione pubblica straniera, continua la donna, «sono le condizioni degli abitanti e il degrado precedente il terremoto. Il Paese era alla deriva già da tempo. Ora c’è un esodo continuo, dalla provincia alla capitale, di giovani e adulti che cercano lavoro. Ogni mese la periferia si allarga e spuntano nuove baracche. Gli aiuti sono stati concentrati nella capitale (dove vive meno di un terzo della popolazione), ma avrebbe senso aprire gli occhi su tutta la realtà di Haiti, che conta 10 milioni di abitanti».

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