Invece di continuare a mirare tanti grandi obiettivi differenti, provare piuttosto a raggiungerne qualcuno anche limitato, ma concretissimo

di Alberto CAMPOLEONI

scuola
Portrait of a happy school boy raising his hand in the classroom

Ogni volta sembra di dover ricominciare. Questa è la sensazione che accompagna i cambiamenti che stiamo attraversando e che nei prossimi mesi dovremo vedere alla prova.

Provando a ragionare “dal punto di vista della scuola”, il primo pensiero è che i continui cambi di direzione (alcuni sostanziali, altri meno) non hanno fatto bene negli anni passati, con un avvicendamento di riforme dichiarate o meno, che hanno sostanzialmente disorientato il mondo dell’istruzione. Questo non perché la scuola debba essere “un mare calmo” – l’esperienza insegna che è piuttosto un magma in continua ebollizione proprio al suo interno, con energie ed entusiasmo inaspettati – piuttosto perché avrebbe bisogno non di continuare a mirare tanti grandi obiettivi differenti, ma provare piuttosto a raggiungerne qualcuno anche limitato, ma concretissimo.

Un esempio: continuare sulla strada del recupero dell’edilizia scolastica, della messa a norma degli edifici, del consolidamento strutturale (che vuol dire anche cura delle dotazioni di base, comprese le connessioni internet, per intenderci), vale probabilmente di più, in questo momento, che immaginare una “rivoluzione” dei percorsi scolastici per accorciarli di un anno. Intendiamoci, non che questo non sia importante e magari necessario – se ne discute da oltre un decennio – ma raggiungiamo un punto fisso, prima. Senza precludere lo sguardo ampio, l’occhio all’orizzonte. E anche qui l’esperienza insegna che i proclami, ogni volta bellissimi, si sono sempre impantanati nelle sabbie mobili quotidiane, piccole e insidiose.

Così, alla vigilia di nuovi cambiamenti di governo, e di nuovi impegni sulla necessità di “ripartire dalla scuola”, vorremmo ricordare gli step da non dimenticare. Edilizia scolastica, dicevamo. Lotta alla dispersione, verrebbe da aggiungere, potenziamento delle infrastrutture tecnologiche… cose concrete, che peraltro sembravano essersi avviate negli ultimi mesi, anche con qualche risorsa economica stanziata in più dal governo. E poi bisogna puntare sulla formazione dei docenti, probabilmente rivedere le questioni che riguardano la selezione e la scelta, la valutazione del loro operato. C’è il grande capitolo della cosiddetta “scuola digitale”, da affrontare con lucidità, tenendosi lontani dagli estremi di chi immagina già gli istituti “total tablet” e di chi, al contrario, ne vede solo i pericoli.

È vero che l’Italia sconta una perdita di credibilità nei confronti della scuola. È vero che l’opinione pubblica nei confronti degli insegnanti, ad esempio, soffre di luoghi comuni squalificanti. Per tornare a pensare positivo, però, oltre a ribadire che la scuola è il futuro del Paese, servono azioni e politiche concrete. Ritocchi anche piccoli, ma efficaci. In alcune direzioni il ministro Carrozza ha fatto fare qualche passo avanti e vale la pena che gli eventuali avvicendamenti in viale Trastevere ne tengano conto. In sostanza, chi arriva al vertice, non si senta in dovere di ricominciare tutto da capo, secondo un’usanza italica che ha spesso prodotto danni. Poi, c’è da augurarsi che per un po’ di tempo ci sia stabilità, così da inserire i “ritocchi” in una prospettiva di più ampio respiro, con la possibilità di raggiungere (e verificare) qualche risultato importante.

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