Le proposte della finanza etica ai candidati al Parlamento di Strasburgo

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Il voto di fine maggio per il rinnovo del Parlamento Europeo rappresenta un passaggio di grande importanza, forse decisivo per le sorti dell’Unione. I giovani di tutto il mondo – e soprattutto quelli europei – stanno chiedendo a gran voce una svolta radicale verso un’economia sostenibile. La finanza può e deve diventare uno strumento per affrontare le grandi sfide del presente e del futuro: i cambiamenti climatici e le disuguaglianze che generano sofferenza sociale e ondate migratorie globali. La Ue può fare molto per regolamentare i mercati globali e spingerli a lavorare per uno sviluppo sostenibile, solidale e inclusivo.

Il Gruppo Banca Etica – in collaborazione con le reti europee della finanza sostenibile Gabv, Febea e Finance Watch – ha redatto un pacchetto di proposte su cui chiede alle candidate e ai candidati al Parlamento di Strasburgo di prendere posizione prima del voto del 25 maggio. Le proposte riguardano da una parte le riforme del sistema finanziario globale e dall’altra la promozione della finanza etica e sostenibile.

Le proposte

Giustizia fiscale e lotta ai paradisi fiscali. Impedire che nell’Unione esistano territori che agiscono come veri paradisi fiscali, con conseguenze devastanti sulla diseguaglianza e la concorrenza. Alcuni passi sono stati fatti, ma sono urgenti normative per contrastare l’evasione e l’elusione fiscale, il riciclaggio e la criminalità, per l’armonizzazione fiscale e una giusta tassazione delle imprese, a partire dai giganti tecnologici.

Riforma globale del sistema finanziario. È necessaria una riforma complessiva per un sistema finanziario stabile e al servizio dell’economia reale e della società. Con le regole attuali la finanza provoca instabilità e crisi e pretende nel contempo di dettare legge.

Separazione tra banche di investimento e banche commerciali; tassa sulle transazioni finanziarie. Dopo il 2008 l’UE aveva incaricato degli esperti di redigere un rapporto con le principali riforme da intraprendere: al primo posto c’era la separazione tra banche commerciali e di investimento, ma dopo anni di discussioni e di veti incrociati la proposta è stata di fatto abbandonata. Stessa sorte è toccata alla tassa sulle transazioni finanziarie, accantonata malgrado il voto favorevole del Parlamento Ue e la bozza di Direttiva pubblicata dalla Commissione europea. Occorre riprendere il percorso verso l’approvazione di tali normative.

Una finanza sana

Accanto alle urgenti normative per contrastare speculazione e comportamenti dannosi, è altrettanto importante lavorare per promuovere un diverso sistema bancario e finanziario. Per rispondere alla molteplicità di esigenze presenti nella società servono diversi modelli bancari, una sorta di “biodiversità bancaria” diametralmente opposta alle regole a taglia unica – one size fits all – troppo spesso promosse su scala europea. La finanza etica e sostenibile ha evidenziato in questi anni risultati migliori non solo per gli impatti ambientali e sociali, ma anche dal punto di vista economico. Le istituzioni europee hanno avviato un percorso per definire e promuovere la finanza sostenibile (il cosiddetto Action Plan per la Finanza Sostenibile): si tratta di un primo passo incoraggiante, ma al momento troppo timido. Mancano strumenti specifici che potrebbero avere un’enorme rilevanza per rafforzare il percorso della finanza etica e sostenibile. Per questo ai candidati alle elezioni europee, se eletti, si chiede di impegnarsi per:

rafforzare l’Action Plan per la finanza sostenibile, fissando criteri stringenti per definire la finanza sostenibile in maniera rigorosa inserendo, accanto a quelli ambientali, anche parametri sociali e di governance; riferimenti al contrasto alla speculazione e all’evasione fiscale;

definire la sostenibilità dei prodotti finanziari, guardando non solo allo specifico prodotto o finanziamento erogato, ma anche al comportamento complessivo della banca o del gestore. L’Articolo 111 bis del Testo Unico Bancario che definisce la finanza etica e sostenibile in Italia va esattamente in questa direzione. Un simile approccio dovrebbe essere ripreso e promosso su scala europea;

riconoscere un social supporting factor: vale a dire condizioni per facilitare l’erogazione di credito a favore di progetti e iniziative di imprese e organizzazioni con impatti positivi per la società, come per esempio l’introduzione di un green and social supporting factor.

«Cambiare il sistema finanziario, al di là dell’importanza in sé, significa dotarsi di strumenti per affrontare le sfide economiche, sociali e ambientali che abbiamo davanti – dice il presidente della Fondazione Finanza Etica Andrea Baranes -. Dal clima alle diseguaglianze, dalla giustizia fiscale al lavoro, abbiamo bisogno di un sistema finanziario che si metta al servizio della società e del pianeta, e che passi dall’essere una parte rilevante del problema a parte della soluzione. Chiediamo ai candidati al Parlamento Europeo un impegno per lavorare in questa direzione».

Il documento completo è stato inviato ai candidati e si può scaricare sul sito della Fondazione Finanza Etica dove i candidati e le candidate al Parlamento Europeo potranno anche dichiarare la loro adesione.

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