Il ministro Gelmini assicura: i tagli dell'ultima manovra non colpiranno la scuola, ma si limiteranno a razionalizzare le spese

Alberto CAMPOLEONI

alunni

Speriamo. Viene da dire così dopo le parole del ministro Gelmini a proposito dell’avvio del prossimo anno scolastico, ormai alle porte. Speriamo che davvero sia un avvio regolare, con tutti i docenti in classe al loro posto, ad esempio. Promessa che si rinnova ogni anno, a settembre. Difficile da mantenere. Questa volta il ministro ha dalla sua una procedura di massicce immissioni in ruolo, con 30 mila nuovi docenti pronti a entrare in aula (insieme a 36 mila Ata, assistenti tecnici amministrativi).

Il ministro ha anche garantito che i tagli della manovra non colpiranno la scuola e si ridurranno a razionalizzare le spese. Effettivamente da tagliare è rimasto molto poco e c’è da augurarsi che le sforbiciate girino alla larga. Forse, le sforbiciate, andrebbero date a quelle classi superaffollate che molti docenti si troveranno di fronte. Perché è vero che la media italiana si aggira sui 22 alunni per classe, ma è come il famoso pollo di Trilussa: vuol dire che in alcune situazioni ci sono classi “mini” e in altre, soprattutto nelle grandi città, aule troppo piene, con 28, 29 e 30 allievi. Anche il ministro auspica che si possa affrontare il problema e intanto informa che uno 0,6% delle classi supera addirittura i 30 allievi.

Tra i dati del nuovo anno che va ad incominciare ci sono anche quello dell’incremento del tempo pieno (negli ultimi 3 anni le classi a tempo pieno sono aumentate di 3.803 unità) e quello del record di docenti di sostegno (sono 94.430, il numero complessivo “più elevato mai raggiunto”, secondo il ministro).

Speriamo davvero in un avvio – e in un proseguimento – “regolare” dell’anno scolastico. Perché alla scuola ci crediamo. Siamo convinti che i quasi 8 milioni di iscritti al nuovo anno scolastico debbano poter contare su una scuola capace di offrire le condizioni migliori per percorsi di apprendimento significativo efficaci e per esperienze fruttuose di crescita individuale e sociale. Una scuola dove, attraverso lo studio e la “pratica” delle materie scolastiche, ciascuno possa sviluppare le proprie capacità. Dove adulti esperti e preparati sappiano orchestrare e rendere possibili relazioni autentiche, tra docenti e allievi e tra gli allievi fra loro. Dove si possano realizzare quelle collaborazioni indispensabili con le famiglie, le agenzie educative sul territorio, per realizzare e rendere operativa una vera comunità educante. Questo sforzo educativo ci appassiona.

Sogni? Forse. Ma non solo. Perché la scuola italiana così spesso bistrattata ha mostrato tante volte di “saperci fare”. Certo, carenze strutturali e ristrettezze progressive non aiutano. Il turbinìo di cambiamenti degli ultimi anni e, soprattutto, la trasformazione del mondo scolastico in terreno costante di lotta politica disorientano. Così come il processo strisciante (ma non troppo) di delegittimazione della figura dei docenti. Tuttavia ogni anno, a settembre, si ripete il “miracolo” di entusiasmi che si incrociano, di passioni che si incontrano, di persone – adulti e non – che partono insieme per un’avventura bella. E le danno sostanza in tanti piccoli e grandi gesti concreti, quotidiani, anche “misurabili”, come si conviene a un buon processo scolastico.

E allora, ancora una volta. Buon anno

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