di Marta ZANELLA
Redazione

Valerio racconta, con una punta di soddisfazione, che lui è l’autore di una serie di rapine a mano armata in negozi e supermercati. In ogni luogo svaligiato ha lasciato la sua “firma”. Peccato che l’ultima rapina abbia deciso di compierla nel negozio sotto casa, in un piccolo Comune della provincia di Varese, protetto solo da sciarpa e cappellino: c’è voluto pochissimo per identificarlo e collegarlo alle rapine precedenti. Sostiene di averlo fatto perché non aveva altra scelta: in famiglia lavora solo il padre, e in modo saltuario, lui non trova un impiego e «qualcuno doveva pur portarli a casa, quei maledetti soldi».
«Valerio non è un caso isolato – commenta Francesca Barchetta, coordinatrice dei volontari Sesta Opera al Cpa -. Spesso per i ragazzi l’aver commesso un reato è un titolo di vanto: più e grave, più sono coraggiosi». Ma tre giorni al Centro di prima accoglienza, soprattutto se si è da soli, possono essere un tempo lungo per pensare. «A volte è capitato che, al termine della loro esperienza al Cpa, qualcuno ci abbia confidato che aveva intenzione di mettere la testa a posto, di provare a cercare un lavoro, di prendere seriamente la relazione con la fidanzata incinta – conclude Cinzia Giovari, volontaria della Sesta Opera -. Il Cpa ha un grande impatto soprattutto sui ragazzi con una famiglia alle spalle, beccati magari in possesso di erba. Valerio racconta, con una punta di soddisfazione, che lui è l’autore di una serie di rapine a mano armata in negozi e supermercati. In ogni luogo svaligiato ha lasciato la sua “firma”. Peccato che l’ultima rapina abbia deciso di compierla nel negozio sotto casa, in un piccolo Comune della provincia di Varese, protetto solo da sciarpa e cappellino: c’è voluto pochissimo per identificarlo e collegarlo alle rapine precedenti. Sostiene di averlo fatto perché non aveva altra scelta: in famiglia lavora solo il padre, e in modo saltuario, lui non trova un impiego e «qualcuno doveva pur portarli a casa, quei maledetti soldi».«Valerio non è un caso isolato – commenta Francesca Barchetta, coordinatrice dei volontari Sesta Opera al Cpa -. Spesso per i ragazzi l’aver commesso un reato è un titolo di vanto: più e grave, più sono coraggiosi». Ma tre giorni al Centro di prima accoglienza, soprattutto se si è da soli, possono essere un tempo lungo per pensare. «A volte è capitato che, al termine della loro esperienza al Cpa, qualcuno ci abbia confidato che aveva intenzione di mettere la testa a posto, di provare a cercare un lavoro, di prendere seriamente la relazione con la fidanzata incinta – conclude Cinzia Giovari, volontaria della Sesta Opera -. Il Cpa ha un grande impatto soprattutto sui ragazzi con una famiglia alle spalle, beccati magari in possesso di erba.

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