Sono ottanta milioni: l'impegno delle istituzioni dell'Unione e della Chiesa cattolica

di Gianni BORSA
Redazione

La lotta contro la povertà «è un imperativo politico di primo ordine in questo decennio appena cominciato» e deve costituire «un pilastro fondamentale di qualsiasi politica di sviluppo e di coesione sociale» a livello europeo. José Manuel Barroso, presidente della Commissione Ue, non ha risparmiato promesse impegnative a Madrid durante l’inaugurazione del 2010 quale Anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale. Gli ha fatto eco il commissario all’occupazione e affari sociali, Vladimir Spidla, il quale ha ricordato gli obiettivi principali che l’Ue conferisce ai prossimi dodici mesi: «Ricordare il diritto essenziale delle persone» in stato di indigenza o di marginalità «a vivere in piena dignità e a essere parte attiva nella società»; «costruire e difendere una società più solidale»; fare in modo che l’Ue e tutti i suoi Stati membri operino concretamente «contro la povertà e a favore dell’inclusione sociale». La lotta contro la povertà «è un imperativo politico di primo ordine in questo decennio appena cominciato» e deve costituire «un pilastro fondamentale di qualsiasi politica di sviluppo e di coesione sociale» a livello europeo. José Manuel Barroso, presidente della Commissione Ue, non ha risparmiato promesse impegnative a Madrid durante l’inaugurazione del 2010 quale Anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale. Gli ha fatto eco il commissario all’occupazione e affari sociali, Vladimir Spidla, il quale ha ricordato gli obiettivi principali che l’Ue conferisce ai prossimi dodici mesi: «Ricordare il diritto essenziale delle persone» in stato di indigenza o di marginalità «a vivere in piena dignità e a essere parte attiva nella società»; «costruire e difendere una società più solidale»; fare in modo che l’Ue e tutti i suoi Stati membri operino concretamente «contro la povertà e a favore dell’inclusione sociale». I nuovi ultimi Se questo Anno speciale saprà andare oltre le parole, lasciando un segno indelebile nella sensibilità comune e nell’azione di governo a favore degli “ultimi”, allora, e solo allora, tali obiettivi potranno dirsi raggiunti. Perché se è un dato di fatto che la povertà e i poveri hanno sempre accompagnato la storia dell’umanità, non c’è ragione politica plausibile per ritenere che tale realtà debba considerarsi immutabile. Ciò a maggior ragione nell’epoca contemporanea, dove la disponibilità di mezzi e di ricchezze consentirebbe un’efficace opera di rimozione delle condizioni di fame, malattia, solitudine, mancanza di lavoro che sono tra i volti più espliciti – benché non i soli – della povertà.Gli istituti di ricerca dell’Unione europea confermano peraltro che i poveri, oppure le persone e le famiglie alle soglie dell’indigenza, sono ancora numerosissimi nella “ricca Europa”. Certo, la persistente crisi economica ha moltiplicato le situazioni difficili, ma 80 milioni di persone (17% della popolazione comunitaria) che non hanno adeguati mezzi per nutrirsi, curarsi, abitare, studiare… sono una ferita aperta che non può lasciare indifferenti. Bambini, anziani soli, disoccupati, ammalati, famiglie numerose sono oggi i “nuovi ultimi” cui è di fatto negato il diritto a una vita piena e dignitosa. E, avvertono sempre gli studiosi, occorre fare attenzione: la soglia della povertà è “magmatica”, non statica: oggi può riguardare talune persone o fasce sociali o regioni, domani altre. Alla povertà “materiale” si aggiungono poi altre condizioni a rischio: i problemi familiari, il caro-alloggi, la carenza di istruzione, un welfare indebolito da politiche di marca individualista.Per tutte queste ragioni l’Ue ha (finalmente) deciso di concentrarsi sul problema della povertà, impegno che ovviamente non potrà limitarsi al solo 2010, mentre dovrà riporre al centro la parola-chiave dalla quale l’intera integrazione europea aveva preso avvio nel dopoguerra: la solidarietà. L’interesse della Chiesa Per queste stesse ragioni la Chiesa cattolica, nelle sue articolazioni, ha mostrato segni di grande interesse per l’Anno europeo, mentre questa settimana Caritas Europa lancia da Bruxelles una campagna continentale, denominata Zero poverty, che intende studiare più a fondo la questione, mobilitare le coscienze, coinvolgere la comunità cristiana proprio sul versante solidaristico e, non da ultimo, sollecitare interventi concreti da parte delle istituzioni pubbliche a favore della famiglia, del lavoro, dei servizi sociali, con l’intento di prevenire e rimuovere le cause stesse della povertà.E già si guarda al gesto simbolico che Benedetto XVI effettuerà il 14 febbraio visitando alcune opere caritative a Roma, invito che è stato rivolto anche a tutti i Vescovi europei. Erny Gillen, presidente di Caritas Europa, e monsignor Adrian Van Luyn, presidente della Commissione delle Conferenze episcopali dell’Unione europea (Comece), hanno rimarcato che tale data corrisponde al giorno della memoria di due dei santi patroni d’Europa, Cirillo e Metodio: un segno mediante il quale si invocano pace e benessere per tutte le popolazioni d’Europa, «chiamate a testimoniare le radici cristiane non solo con le parole, ma con i fatti, con frutti di opere buone».

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