L'arcivescovo Tettamanzi ha presieduto questa mattina la celebrazione di inaugurazione dell'anno Accademico, nella basilica di Sant'Ambrogio. Dopo il discorso inaugurale del Rettore Lorenzo Ornaghi, il Cardinale ha poi espresso il suo saluto�in qualità di presidente dell'Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori

di Stefania CECCHETTI
Redazione

È un contesto di crisi, quello in cui l’Università Cattolica si trova a festeggiare i suoi 90 anni di storia. E l’arcivescovo Tettamanzi non lo ha nascosto nell’omelia pronunciata oggi nella basilica di Sant’Ambrogio, durante la celebrazione di apertura dell’anno accademico: «Il mondo dell’Università attraversa un periodo di grande complessità che, da un lato, chiede necessari cambiamenti, dall’altro rivela forti incertezze. L’Università italiana si sta ponendo sempre più nel solco degli standard europei e sta affrontando le ricadute della profonda crisi economica. È un mondo in trasformazione e, come tale, fa emergere molte sofferenze e molte attese».
In un momento come questo, si fa alza forte e chiaro quello che l’Arcivescovo ha definito il grande desiderio di un futuro e di un posto nella società dei giovani, evidente «nelle fragilità e nelle incertezze che esprimono, ma anche nei sogni e nell’entusiasmo che coltivano». Un desiderio che chiama profondamente in causa l’Università, in quanto istituzione che ha il dovere di preparare al domani.
Certo, sono tante le condizioni che determinano il futuro di un giovane e l’Università non può essere considerata l’unica responsabile. Ma ha ugualmente un ruolo di primo piano e il dovere di «assumersi una responsabilità di fronte al tempo presente e alle domande che esso suscita». Prima fra tutte la domanda su cosa sia giusto per un giovane e per la società. Quesiti di fronte ai quali «molti si sentono lasciati a se stessi e costretti a soluzioni individuali e provvisorie».
Quale la strada per l’assunzione di queste responsabilità? Tettamanzi ha sottolineato anzitutto la necessità di fuggire l’ipocrisia e smascherare ogni tentazione di ambiguità e di falso protagonismo. E ha aggiunto: «C’è una verità da cercare e da trasmettere che è la verità della persona, nella sua dignità inviolabile, nella sua apertura al trascendente, nel suo sviluppo armonico ed integrale. Questa ricerca che anima il pensiero e lo studio, e che sostiene tutto l’insegnamento, deve condurre a fare verità su di sé e su questo tempo».
Insomma, l’Università non deve fornire solo una solida preparazione culturale, ma anche «saper introdurre all’ars vivendi, all’arte della vita sociale, sciolta dall’affanno della prestazione e dalla schiavitù dell’apparenza. Deve saper formare delle coscienze libere e responsabili, capaci di giudizio critico e di sintesi sapiente su quanto avviene nel mondo».
Un compito che dovrebbe essere più cha mai nella “mission” di quella che il Rettore Lorenzo Ornaghi ha definito, nel suo discorso inaugurale, la maggiore tra le Università cattoliche del mondo intero e che si appresta a percorrere, in questo anno del novantesimo, un itinerario di riflessione su quale sia il significato più autentico di una “Università cattolica”. In particolare, si è chiesto Ornaghi, «quale cultura “cattolica” è indispensabile affinché la “visione cattolica del mondo” si incarni oggi in modalità di azione, talmente rilevanti da diventare essenziali e irrinunciabili per la realtà del tempo in cui viviamo?».
Anche il cardinale Tettamanzi, chiamato a esprimere il suo saluto in qualità di presidente dell’istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori si è chiesto se la Cattolica possa a buon diritto definirsi oggi “Università dei cattolici”: «Dico di sì, perché l’Ateneo è e vuole essere sempre di più un servizio – umile, disinteressato e generoso – alla Chiesa e, dunque, ai cattolici, ed insieme a tutta la società. La Chiesa può certamente contare sulla “Cattolica” come grande istituzione che guarda e interpreta con rigore scientifico e apertura culturale la complessità del mondo contemporaneo e, allo stesso tempo, che vive come prioritario, anzi essenziale e irrinunciabile, il compito specifico della formazione e dell’educazione delle nuove generazioni».
La passione e l’urgenza educativa, ha poi spiegato il Cardinale, sono il filo rosso che lega anche le numerose attività dell’Istituto Toniolo di Studi Superiori, ente la cui costituzione, 90 anni fa, permise la nascita e lo sviluppo dell’Università Cattolica: dalla promozione di percorsi culturali, al sostegno economico a studenti meritevoli (quest’anno quantificabile in 2 milioni di euro), al Progetto di qualificazione de Collegi universitari.
Prima di passare la parola a Julien Ries, antropologo delle religioni insignito della laurea “honoris causa” dalla Facoltà di Scienze della Formazione, cui è toccato l’onore della prolusione accademica, Lorenzo Ornaghi ha voluto sottolineare due gravi problemi dell’Università Cattolica: la condizione in cui versa il Policlinco “A. Gemelli” di Roma a causa dei «continui, micidiali colpi di un flusso decrescente e irregolare di risorse regionali» e «gli effetti perversi di quei provvedimenti dei governi dal 2007 a oggi, che, con diversi “tagli tecnici lineari”, colpiscono in maniera irragionevolmente dura le Università non statali più di quelle statali, e fra tutte le non statali la nostra più delle altre».
Nonostante questo, Ornaghi ha rilevato alcune tendenze positive, come la crescita delle immatricolazioni, il moltiplicarsi dei rapporti di collaborazione con il mondo del lavoro e il sistema delle imprese, la partnership con prestigiose realtà accademiche internazionali.
È un contesto di crisi, quello in cui l’Università Cattolica si trova a festeggiare i suoi 90 anni di storia. E l’arcivescovo Tettamanzi non lo ha nascosto nell’omelia pronunciata oggi nella basilica di Sant’Ambrogio, durante la celebrazione di apertura dell’anno accademico: «Il mondo dell’Università attraversa un periodo di grande complessità che, da un lato, chiede necessari cambiamenti, dall’altro rivela forti incertezze. L’Università italiana si sta ponendo sempre più nel solco degli standard europei e sta affrontando le ricadute della profonda crisi economica. È un mondo in trasformazione e, come tale, fa emergere molte sofferenze e molte attese».In un momento come questo, si fa alza forte e chiaro quello che l’Arcivescovo ha definito il grande desiderio di un futuro e di un posto nella società dei giovani, evidente «nelle fragilità e nelle incertezze che esprimono, ma anche nei sogni e nell’entusiasmo che coltivano». Un desiderio che chiama profondamente in causa l’Università, in quanto istituzione che ha il dovere di preparare al domani.Certo, sono tante le condizioni che determinano il futuro di un giovane e l’Università non può essere considerata l’unica responsabile. Ma ha ugualmente un ruolo di primo piano e il dovere di «assumersi una responsabilità di fronte al tempo presente e alle domande che esso suscita». Prima fra tutte la domanda su cosa sia giusto per un giovane e per la società. Quesiti di fronte ai quali «molti si sentono lasciati a se stessi e costretti a soluzioni individuali e provvisorie».Quale la strada per l’assunzione di queste responsabilità? Tettamanzi ha sottolineato anzitutto la necessità di fuggire l’ipocrisia e smascherare ogni tentazione di ambiguità e di falso protagonismo. E ha aggiunto: «C’è una verità da cercare e da trasmettere che è la verità della persona, nella sua dignità inviolabile, nella sua apertura al trascendente, nel suo sviluppo armonico ed integrale. Questa ricerca che anima il pensiero e lo studio, e che sostiene tutto l’insegnamento, deve condurre a fare verità su di sé e su questo tempo».Insomma, l’Università non deve fornire solo una solida preparazione culturale, ma anche «saper introdurre all’ars vivendi, all’arte della vita sociale, sciolta dall’affanno della prestazione e dalla schiavitù dell’apparenza. Deve saper formare delle coscienze libere e responsabili, capaci di giudizio critico e di sintesi sapiente su quanto avviene nel mondo».Un compito che dovrebbe essere più cha mai nella “mission” di quella che il Rettore Lorenzo Ornaghi ha definito, nel suo discorso inaugurale, la maggiore tra le Università cattoliche del mondo intero e che si appresta a percorrere, in questo anno del novantesimo, un itinerario di riflessione su quale sia il significato più autentico di una “Università cattolica”. In particolare, si è chiesto Ornaghi, «quale cultura “cattolica” è indispensabile affinché la “visione cattolica del mondo” si incarni oggi in modalità di azione, talmente rilevanti da diventare essenziali e irrinunciabili per la realtà del tempo in cui viviamo?».Anche il cardinale Tettamanzi, chiamato a esprimere il suo saluto in qualità di presidente dell’istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori si è chiesto se la Cattolica possa a buon diritto definirsi oggi “Università dei cattolici”: «Dico di sì, perché l’Ateneo è e vuole essere sempre di più un servizio – umile, disinteressato e generoso – alla Chiesa e, dunque, ai cattolici, ed insieme a tutta la società. La Chiesa può certamente contare sulla “Cattolica” come grande istituzione che guarda e interpreta con rigore scientifico e apertura culturale la complessità del mondo contemporaneo e, allo stesso tempo, che vive come prioritario, anzi essenziale e irrinunciabile, il compito specifico della formazione e dell’educazione delle nuove generazioni».La passione e l’urgenza educativa, ha poi spiegato il Cardinale, sono il filo rosso che lega anche le numerose attività dell’Istituto Toniolo di Studi Superiori, ente la cui costituzione, 90 anni fa, permise la nascita e lo sviluppo dell’Università Cattolica: dalla promozione di percorsi culturali, al sostegno economico a studenti meritevoli (quest’anno quantificabile in 2 milioni di euro), al Progetto di qualificazione de Collegi universitari.Prima di passare la parola a Julien Ries, antropologo delle religioni insignito della laurea “honoris causa” dalla Facoltà di Scienze della Formazione, cui è toccato l’onore della prolusione accademica, Lorenzo Ornaghi ha voluto sottolineare due gravi problemi dell’Università Cattolica: la condizione in cui versa il Policlinco “A. Gemelli” di Roma a causa dei «continui, micidiali colpi di un flusso decrescente e irregolare di risorse regionali» e «gli effetti perversi di quei provvedimenti dei governi dal 2007 a oggi, che, con diversi “tagli tecnici lineari”, colpiscono in maniera irragionevolmente dura le Università non statali più di quelle statali, e fra tutte le non statali la nostra più delle altre».Nonostante questo, Ornaghi ha rilevato alcune tendenze positive, come la crescita delle immatricolazioni, il moltiplicarsi dei rapporti di collaborazione con il mondo del lavoro e il sistema delle imprese, la partnership con prestigiose realtà accademiche internazionali. – – Il saluto (https://www.chiesadimilano.it/or/ADMI/apps/docvescovo/files/1552/Inaugurazione_anno_accademico_cattolica.pdf) – Omelia dell’Arcivescovo (https://www.chiesadimilano.it/or/ADMI/apps/docvescovo/files/1553/Inizio_anno_accademico_Cattolica.pdf)

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