L'Arcivescovo emerito di Milano ricorda il giornalista a 30 anni dall'uccisione: «Chiedeva l'impegno per una società più giusta»

di + Carlo Maria Card. MARTINI Arcivescovo emerito di Milano
Redazione

Ricordare Walter Tobagi a 30 anni dalla sua morte, mi riporta alla memoria un periodo travagliato e difficile per la Città di Milano e per l’intero Paese.
Quando Walter Tobagi venne ucciso ero da pochissimi mesi Arcivescovo di Milano e cominciavo appena a conoscere questa Città per me nuova. Volevo incontrarla nelle sue diverse espressioni, dialogare con i suoi abitanti, partecipare delle sue tensioni per il futuro e volevo offrirle quanto di più prezioso potevo dare: la Parola di Dio che apre le menti alla sapienza di Dio e scalda i cuori con il suo amore.
Ricordo una Città sofferente e provata, ma anche la sua capacità di reagire con grande determinazione e dignità. Sentivo viva in essa non solo la volontà di non rassegnarsi, ma soprattutto il desiderio di risollevarsi, di rispondere con un deciso “no” alla violenza. Milano dimostrava di sapere affrontare con coraggio la sfida dell’odio senza ragione e di volerla vincere.
Ricordo la forte impressione che provai quando celebrai i funerali di Walter Tobagi nella chiesa di Santa Maria del Rosario, la chiesa della sua Parrocchia che frequentava abitualmente con i suoi familiari. Mi impressionò la innumerevole folla presente, silenziosa, stretta in un ideale abbraccio come se volesse ricercare una forma di coraggio da condividere; mi impressionò il dolore composto dei familiari di Walter Tobagi: leggevo sui loro volti la grande sofferenza di chi si era visto improvvisamente strappare dai propri affetti una persona cara, ma insieme vi leggevo come un richiamo a fare in modo che quel sacrificio non fosse inutile.
Penso che ricordare dopo 30 anni quei momenti e in particolare il sacrificio di Walter Tobagi sia doveroso. Perché non bisogna perdere la memoria degli uomini che sono stati esemplari per il loro impegno sociale e civile, che hanno saputo stimolare le coscienze a promuovere sempre il bene comune e per questo hanno pagato con la vita. Tale impegno Walter Tobagi lo esprimeva attraverso il suo lavoro di giornalista, aiutando a capire le complesse tensioni sociali di quel tempo, testimoniando il coraggio della verità, chiedendo con vigore l’impegno di tutti per una società più giusta.
Il suo è un insegnamento che vale molto anche per l’oggi, quando appare sempre più necessario vincere le chiusure e le paure, riaffermare con chiarezza e vivere con coerenza i valori fondamentali del convivere civile: il rispetto dell’altro, la responsabilità della solidarietà, l’onestà, la libertà di parola e di espressione.
Ricorderò Walter Tobagi nella preghiera, ricorderò i suoi familiari, in particolare la moglie e i due figli. E vorrei esortare tutti coloro che lo hanno conosciuto ad accogliere e fare proprio quel richiamo che lessi sul volto dei suoi familiari il giorno dei suoi funerali: che il suo sacrificio non sia stato invano. Ricordare Walter Tobagi a 30 anni dalla sua morte, mi riporta alla memoria un periodo travagliato e difficile per la Città di Milano e per l’intero Paese.Quando Walter Tobagi venne ucciso ero da pochissimi mesi Arcivescovo di Milano e cominciavo appena a conoscere questa Città per me nuova. Volevo incontrarla nelle sue diverse espressioni, dialogare con i suoi abitanti, partecipare delle sue tensioni per il futuro e volevo offrirle quanto di più prezioso potevo dare: la Parola di Dio che apre le menti alla sapienza di Dio e scalda i cuori con il suo amore.Ricordo una Città sofferente e provata, ma anche la sua capacità di reagire con grande determinazione e dignità. Sentivo viva in essa non solo la volontà di non rassegnarsi, ma soprattutto il desiderio di risollevarsi, di rispondere con un deciso “no” alla violenza. Milano dimostrava di sapere affrontare con coraggio la sfida dell’odio senza ragione e di volerla vincere.Ricordo la forte impressione che provai quando celebrai i funerali di Walter Tobagi nella chiesa di Santa Maria del Rosario, la chiesa della sua Parrocchia che frequentava abitualmente con i suoi familiari. Mi impressionò la innumerevole folla presente, silenziosa, stretta in un ideale abbraccio come se volesse ricercare una forma di coraggio da condividere; mi impressionò il dolore composto dei familiari di Walter Tobagi: leggevo sui loro volti la grande sofferenza di chi si era visto improvvisamente strappare dai propri affetti una persona cara, ma insieme vi leggevo come un richiamo a fare in modo che quel sacrificio non fosse inutile.Penso che ricordare dopo 30 anni quei momenti e in particolare il sacrificio di Walter Tobagi sia doveroso. Perché non bisogna perdere la memoria degli uomini che sono stati esemplari per il loro impegno sociale e civile, che hanno saputo stimolare le coscienze a promuovere sempre il bene comune e per questo hanno pagato con la vita. Tale impegno Walter Tobagi lo esprimeva attraverso il suo lavoro di giornalista, aiutando a capire le complesse tensioni sociali di quel tempo, testimoniando il coraggio della verità, chiedendo con vigore l’impegno di tutti per una società più giusta.Il suo è un insegnamento che vale molto anche per l’oggi, quando appare sempre più necessario vincere le chiusure e le paure, riaffermare con chiarezza e vivere con coerenza i valori fondamentali del convivere civile: il rispetto dell’altro, la responsabilità della solidarietà, l’onestà, la libertà di parola e di espressione.Ricorderò Walter Tobagi nella preghiera, ricorderò i suoi familiari, in particolare la moglie e i due figli. E vorrei esortare tutti coloro che lo hanno conosciuto ad accogliere e fare proprio quel richiamo che lessi sul volto dei suoi familiari il giorno dei suoi funerali: che il suo sacrificio non sia stato invano. – Il cardinale Carlo Maria Martini e Walter Tobagi –

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