Volontari e operatori insieme ai carcerati vivono esperienze di condivisione tra arte, cultura e divertimento

di Luisa BOVE
Redazione

Si chiama “Io…tu…noi” il progetto di coesione sociale finanziato da Fondazione Cariplo e avviato dall’associazione «Ciao… Un ponte tra carcere, famiglia e territorio» che dal 1995 lavora in ambito penitenziario con i suoi operatori e volontari. Da una parte svolgendo attività di promozione e sensibilizzazione culturale sulla realtà carceraria e dall’altra offrendo sostegno e aiuto a detenuti, ex detenuti (e alle loro famiglie) dentro e fuori gli istituti di pena. Il “Ciao” gestisce anche alcuni appartamenti nei quali ospita 11 detenuti in affidamento ai servizi sociali e altri che a turno vengono accolti per usufruire dei permessi premio. «Scopo del progetto è quello di favorire la coesione sociale attraverso la realizzazione di iniziative di carattere aggregativo e di animazione in un clima informale per conoscersi e condividere momenti insieme», spiega la responsabile Elisabetta Fontana. «Abbiamo realizzato un incontro con una trentina di preadolescenti della nostra parrocchia Quattro Evangelisti, all’interno della quale siamo inseriti, affrontando con loro i problemi del carcere». Dopo aver disegnato il perimetro di una cella e aver “messo dentro” i ragazzi, «abbiamo rivolto una serie di domande per capire la conoscenza che avevano della realtà del carcere», racconta Fontana. Nell’incontro successivo i preadolescenti hanno conosciuto anche gli ospiti: «È stato molto interessante e l’aspetto positivo è che quando i ragazzi li incontravano per strada li riconoscevano e si salutavano a vicenda. E questo è importante perché non sempre è facile l’accettazione e l’accoglienza». Gli stessi genitori hanno molto apprezzato l’iniziativa e i ragazzi non sono mai stati così numerosi al gruppo. «Il secondo incontro l’abbiamo tenuto in associazione per far vedere anche dove vivono i nostri ospiti, che sono quasi tutti giovani stranieri». Tra le iniziative del progetto il “Ciao” ha organizzato alcune cene in associazione (con balli finali) coinvolgendo operatori penitenziari e volontari: anche queste sono state occasioni di condivisione, svago e divertimento per tutti. Sabato 12 giugno il programma prevedeva invece la visita alla mostra «Goya e il mondo moderno» a Palazzo Reale a Milano. «Ci sembrava bello condividere anche un evento culturale con i nostri ospiti», spiega Fontana. Il gruppo era composto da una ventina di persone: oltre a 5 detenuti (gli altri lavoravano), erano presenti alcuni volontari, operatori dell’associazione e altre persone esterne. La guida ha saputo interagire con i partecipanti e anche gli ospiti dell’associazione, che sono intervenuti. Sono stati tutti molto contenti e qualcuno ha pure detto: «Mi è venuta voglia di tornare a studiare». A settembre il gruppo andrà al percorso al buio di “Cafénoir” con aperitivo finale e a visitare il Castello Sforzesco. Si chiama “Io…tu…noi” il progetto di coesione sociale finanziato da Fondazione Cariplo e avviato dall’associazione «Ciao… Un ponte tra carcere, famiglia e territorio» che dal 1995 lavora in ambito penitenziario con i suoi operatori e volontari. Da una parte svolgendo attività di promozione e sensibilizzazione culturale sulla realtà carceraria e dall’altra offrendo sostegno e aiuto a detenuti, ex detenuti (e alle loro famiglie) dentro e fuori gli istituti di pena. Il “Ciao” gestisce anche alcuni appartamenti nei quali ospita 11 detenuti in affidamento ai servizi sociali e altri che a turno vengono accolti per usufruire dei permessi premio. «Scopo del progetto è quello di favorire la coesione sociale attraverso la realizzazione di iniziative di carattere aggregativo e di animazione in un clima informale per conoscersi e condividere momenti insieme», spiega la responsabile Elisabetta Fontana. «Abbiamo realizzato un incontro con una trentina di preadolescenti della nostra parrocchia Quattro Evangelisti, all’interno della quale siamo inseriti, affrontando con loro i problemi del carcere». Dopo aver disegnato il perimetro di una cella e aver “messo dentro” i ragazzi, «abbiamo rivolto una serie di domande per capire la conoscenza che avevano della realtà del carcere», racconta Fontana. Nell’incontro successivo i preadolescenti hanno conosciuto anche gli ospiti: «È stato molto interessante e l’aspetto positivo è che quando i ragazzi li incontravano per strada li riconoscevano e si salutavano a vicenda. E questo è importante perché non sempre è facile l’accettazione e l’accoglienza». Gli stessi genitori hanno molto apprezzato l’iniziativa e i ragazzi non sono mai stati così numerosi al gruppo. «Il secondo incontro l’abbiamo tenuto in associazione per far vedere anche dove vivono i nostri ospiti, che sono quasi tutti giovani stranieri». Tra le iniziative del progetto il “Ciao” ha organizzato alcune cene in associazione (con balli finali) coinvolgendo operatori penitenziari e volontari: anche queste sono state occasioni di condivisione, svago e divertimento per tutti. Sabato 12 giugno il programma prevedeva invece la visita alla mostra «Goya e il mondo moderno» a Palazzo Reale a Milano. «Ci sembrava bello condividere anche un evento culturale con i nostri ospiti», spiega Fontana. Il gruppo era composto da una ventina di persone: oltre a 5 detenuti (gli altri lavoravano), erano presenti alcuni volontari, operatori dell’associazione e altre persone esterne. La guida ha saputo interagire con i partecipanti e anche gli ospiti dell’associazione, che sono intervenuti. Sono stati tutti molto contenti e qualcuno ha pure detto: «Mi è venuta voglia di tornare a studiare». A settembre il gruppo andrà al percorso al buio di “Cafénoir” con aperitivo finale e a visitare il Castello Sforzesco.

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