La vicenda di un ragazzino rom di 14 anni che sta facendo della musica la sua via di integrazione nella città di Milano. Lo scorso 6 gennaio ha suonato in Duomo davanti al cardinal Tettamanzi

di Silvio MENGOTTO
Redazione

Quando i convogli dei prigionieri ebrei arrivavano nei lager di destinazione, i nazisti obbligavano gli zingari a suonare il violino. Mezzo secolo dopo Eduard, ragazzo rom di 14 anni, ha fatto del violino la via della sua integrazione nella città di Milano.
Ho conosciuto Eduard all’età di 8 anni al campo rom di S. Dionigi sgomberato due anni fa. Nella primavera del 2006 stavo visitando la parte del campo dove un incendio non doloso aveva bruciato e distrutto alcune baracche ancora fumanti di cenere. Curioso e incredulo mi trovavo all’interno di ciò che rimaneva di una baracca: una stanza a cielo aperto, un letto a rete arrugginito anche dalle fiamme, sporcizia ovunque e odore acre di bruciato. Una parete della stanza era incenerita dalle fiamme, così allungavo lo sguardo verso altre macerie che obbligavano al pessimismo.
In quella situazione desolata all’improvviso mi appare davanti il piccolo Eduard, capelli lunghi e composti nell’unica treccia ben curata e cascante dietro al collo in modo tale che il viso si illuminava in un bianco sorriso. In quella desolante situazione Eduard, preso il violino incominciò una melodia che, nota dopo nota, sembrava evocasse la speranza.
Eduard era sempre in compagnia di suo fratello minore Leonard, anche lui appassionato violinista. I due fratelli percorrevano intere giornate sulle carrozze della metropolitana linea gialla. Di musicanti ne incontriamo spesso nelle metropolitane e ci ricordano i loro antichissimi predecessori medievali: i trovatori, menestrelli di corte, poeti musicisti nel Medioevo in tutta Europa. Musici che parlavano alla gente e con la musica davano voce alle gioie e dolori del popolo.
La bravura di Eduard viene conosciuta, a volte apprezzata, tra i passeggeri della metropolitana gialla. Dopo lo sgombero del campo di S. Dionigi, che in parte interrompe un cammino di integrazione di famiglie e bambini rom che frequentavano regolarmente la scuola, Casa della carità tra gli ospiti del campo accoglie anche i fratelli Eduard e Leonard. Don Virginio Colmegna, responsabile di Casa della carità, organizza una serata pubblica di denuncia dello sgombero, tra gli artisti e musicisti presenti si esibisce Eduard con musiche tzigane affascinando i presenti.
L’insegnante Roberto Lonoce dice: «Oggi Eduard frequenta la prima media nel corso ad indirizzo Musicale della scuola secondaria di primo grado “Confalonieri”. Da settembre frequenta e si sta integrando nella classe in un modo incredibile. La sua passione per il violino inizia da giovanissimo e si sente! Il suo percorso oggi è basato soprattutto sulla lettura musicale».
Così è iniziato questo percorso di integrazione, aiutato anche dal sostegno dell’Assocazione Nocetum, e che merita di essere conosciuto. Eduard ha partecipato a un concerto di beneficienza per una scuola dell’Aquila, trascritto una danza rumena di B. Bartok eseguendola al Conservatorio di Milano lo scorso dicembre. Eduard ha vinto il primo premio al concorso “Inclu” di Galdus, che ha l’obiettivo di «stimolare i giovani a riflettere sul tema dell’integrazione dei giovani immigrati, e delle diversità in generale, elaborando dei prodotti creativi ( foto, disegni, poesie, canzoni, video ) per un viaggio culturale, di identità nella nostra società multietnica». Alla presenza del cardinale Dionigi Tettamanzi, durante la festa dei Popoli celebrata nell’Epifania in Duomo lo scorso 6 gennaio, tutte le comunità straniere presenti alla celebrazione eucaristica hanno ascoltato incantate la musica di Eduard e di Leonard.
I violini suonano ancora, non più da Auschwitz ma nell’ambone della cattedrale con le note della speranza suonate da due fratelli rom. Quando i convogli dei prigionieri ebrei arrivavano nei lager di destinazione, i nazisti obbligavano gli zingari a suonare il violino. Mezzo secolo dopo Eduard, ragazzo rom di 14 anni, ha fatto del violino la via della sua integrazione nella città di Milano.Ho conosciuto Eduard all’età di 8 anni al campo rom di S. Dionigi sgomberato due anni fa. Nella primavera del 2006 stavo visitando la parte del campo dove un incendio non doloso aveva bruciato e distrutto alcune baracche ancora fumanti di cenere. Curioso e incredulo mi trovavo all’interno di ciò che rimaneva di una baracca: una stanza a cielo aperto, un letto a rete arrugginito anche dalle fiamme, sporcizia ovunque e odore acre di bruciato. Una parete della stanza era incenerita dalle fiamme, così allungavo lo sguardo verso altre macerie che obbligavano al pessimismo.In quella situazione desolata all’improvviso mi appare davanti il piccolo Eduard, capelli lunghi e composti nell’unica treccia ben curata e cascante dietro al collo in modo tale che il viso si illuminava in un bianco sorriso. In quella desolante situazione Eduard, preso il violino incominciò una melodia che, nota dopo nota, sembrava evocasse la speranza.Eduard era sempre in compagnia di suo fratello minore Leonard, anche lui appassionato violinista. I due fratelli percorrevano intere giornate sulle carrozze della metropolitana linea gialla. Di musicanti ne incontriamo spesso nelle metropolitane e ci ricordano i loro antichissimi predecessori medievali: i trovatori, menestrelli di corte, poeti musicisti nel Medioevo in tutta Europa. Musici che parlavano alla gente e con la musica davano voce alle gioie e dolori del popolo.La bravura di Eduard viene conosciuta, a volte apprezzata, tra i passeggeri della metropolitana gialla. Dopo lo sgombero del campo di S. Dionigi, che in parte interrompe un cammino di integrazione di famiglie e bambini rom che frequentavano regolarmente la scuola, Casa della carità tra gli ospiti del campo accoglie anche i fratelli Eduard e Leonard. Don Virginio Colmegna, responsabile di Casa della carità, organizza una serata pubblica di denuncia dello sgombero, tra gli artisti e musicisti presenti si esibisce Eduard con musiche tzigane affascinando i presenti.L’insegnante Roberto Lonoce dice: «Oggi Eduard frequenta la prima media nel corso ad indirizzo Musicale della scuola secondaria di primo grado “Confalonieri”. Da settembre frequenta e si sta integrando nella classe in un modo incredibile. La sua passione per il violino inizia da giovanissimo e si sente! Il suo percorso oggi è basato soprattutto sulla lettura musicale».Così è iniziato questo percorso di integrazione, aiutato anche dal sostegno dell’Assocazione Nocetum, e che merita di essere conosciuto. Eduard ha partecipato a un concerto di beneficienza per una scuola dell’Aquila, trascritto una danza rumena di B. Bartok eseguendola al Conservatorio di Milano lo scorso dicembre. Eduard ha vinto il primo premio al concorso “Inclu” di Galdus, che ha l’obiettivo di «stimolare i giovani a riflettere sul tema dell’integrazione dei giovani immigrati, e delle diversità in generale, elaborando dei prodotti creativi ( foto, disegni, poesie, canzoni, video ) per un viaggio culturale, di identità nella nostra società multietnica». Alla presenza del cardinale Dionigi Tettamanzi, durante la festa dei Popoli celebrata nell’Epifania in Duomo lo scorso 6 gennaio, tutte le comunità straniere presenti alla celebrazione eucaristica hanno ascoltato incantate la musica di Eduard e di Leonard.I violini suonano ancora, non più da Auschwitz ma nell’ambone della cattedrale con le note della speranza suonate da due fratelli rom. – Eduard e Leon ritratti qualche anno fa –

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