di Silvia GUZZETTI da Londra
Redazione

La necessità di collaborare in politiche di coalizione sono nuove per i parlamentari britannici. Secondo Clifford Longley, ex corrispondente del Times e del Daily Telegraph, commentatore fisso della Bbc e consulente del settimanale cattolico Tablet, il post-elezioni ha molti aspetti positivi, considerato anche che l’allarme economico sta, seppur con molta cautela, rientrando. Cameron, uscito vincitore dal voto, potrebbe guidare una coalizione con i liberaldemocratici all’insegna del «conservatorismo di una nazione». Cosa succederà a Westminster e che ruolo avranno i cattolici nel prossimo Parlamento? Ne parla Longley.

Come stanno le cose a pochi giorni dal voto?
La situazione economica non è così drammatica come sembrava alla fine della scorsa settimana e quindi non c’e’ l’urgenza di un accordo velocissimo tra i partiti. La vera novità di queste post-elezioni è la straordinaria mancanza di insulti, conflitti, lotte. Gli elettori volevano comunque dare una lezione ai politici votando per un hung parliament, un parlamento bloccato e ci sono riusciti.

Insomma cambia la politica del Regno Unito?
Siamo passati da una situazione di lotta e conflitto a una situazione di convivenza dove ciascuno tratta benissimo gli altri perché sa che potrebbe aver bisogno di loro, non c’è più partigianeria. Questo è già un ottimo risultato anche se non abbiamo ancora un governo.

L’accordo tra liberaldemocratici e conservatori, che non sono vicini ideologicamente dal momento che i primi sono più affini ai laburisti è strano per gli italiani, abituati a una netta divisione tra destra e sinistra…
Esiste una tradizione di one nation conservatism nel partito conservatore che punta a preservare l’unità nazionale cercando di allearsi con gli altri partiti. Risale a Benjamin Disraeli e ha, tra i suoi rappresentanti, Winston Churchill, Harold MacMillan e Edward Heath. Questa parte del partito è favorevole a una alleanza con i liberaldemocratici. Il problema è che la destra dei conservatori, quella più euroscettica e per il libero mercato senza regole, si oppone all’accordo.

Quale sarà la reazione dell’elettorato cattolico a un governo conservatore?
Il vantaggio dei laburisti sui conservatori, tra i cattolici, è del 19% e, da sempre, questa è stata la posizione cattolica. Alcune recenti decisioni del governo laburista hanno disturbato l’elettorato cattolico, per esempio, il cambiamento della legislazione sulle agenzie di adozione che ha costretto quelle cattoliche a chiudere se non avessero aperto alle coppie omosessuali. Eppure i cattolici votano ancora a sinistra perché sono discendenti di immigrati irlandesi e, tradizionalmente, appartengono alla fascia più povera della popolazione.

Eppure un’indagine del settimanale cattolico Tablet dice che il voto cattolico si sta spostando verso i conservatori…
È vero. La comunità cattolica è diventata più benestante, è entrata a far parte della borghesia e così il voto si è spostato verso i conservatori. Ma, nel loro cuore, i cattolici rimangono più vicini ai laburisti. Quando si chiede loro quali temi hanno più a cuore, la risposta è giustizia sociale, sviluppo della nazione intera, commercio equosolidale, preoccupazione per il Terzo Mondo. È un punto di vista attento agli ultimi, proprio della Dottrina sociale della Chiesa.

Nel nuovo Parlamento sono stati eletti otto deputati conservatori cattolici e tre deputati laburisti cattolici. Che peso ha il voto cattolico a Westminster?
I deputati cattolici e quelli cristiani più in generale non votano di solito in blocco, ma seguono le politiche dei partiti cui appartengono. L’unico argomento sul quale votano insieme sono le scuole gestite dalle Chiese che vengono spesso attaccate dai rappresentanti del secolarismo. Quando il ministro per l’Istruzione, il laburista Ed Balls voleva cambiare le regole per l’ammissione degli alunni alle scuole religiose, costringendo questi istituti ad ammettere una quota fissa di alunni non appartenenti alla fede rappresentata dalla scuola, i deputati cristiani hanno votato insieme sconfiggendo la sua proposta. La necessità di collaborare in politiche di coalizione sono nuove per i parlamentari britannici. Secondo Clifford Longley, ex corrispondente del Times e del Daily Telegraph, commentatore fisso della Bbc e consulente del settimanale cattolico Tablet, il post-elezioni ha molti aspetti positivi, considerato anche che l’allarme economico sta, seppur con molta cautela, rientrando. Cameron, uscito vincitore dal voto, potrebbe guidare una coalizione con i liberaldemocratici all’insegna del «conservatorismo di una nazione». Cosa succederà a Westminster e che ruolo avranno i cattolici nel prossimo Parlamento? Ne parla Longley.Come stanno le cose a pochi giorni dal voto?La situazione economica non è così drammatica come sembrava alla fine della scorsa settimana e quindi non c’e’ l’urgenza di un accordo velocissimo tra i partiti. La vera novità di queste post-elezioni è la straordinaria mancanza di insulti, conflitti, lotte. Gli elettori volevano comunque dare una lezione ai politici votando per un hung parliament, un parlamento bloccato e ci sono riusciti.Insomma cambia la politica del Regno Unito?Siamo passati da una situazione di lotta e conflitto a una situazione di convivenza dove ciascuno tratta benissimo gli altri perché sa che potrebbe aver bisogno di loro, non c’è più partigianeria. Questo è già un ottimo risultato anche se non abbiamo ancora un governo.L’accordo tra liberaldemocratici e conservatori, che non sono vicini ideologicamente dal momento che i primi sono più affini ai laburisti è strano per gli italiani, abituati a una netta divisione tra destra e sinistra…Esiste una tradizione di one nation conservatism nel partito conservatore che punta a preservare l’unità nazionale cercando di allearsi con gli altri partiti. Risale a Benjamin Disraeli e ha, tra i suoi rappresentanti, Winston Churchill, Harold MacMillan e Edward Heath. Questa parte del partito è favorevole a una alleanza con i liberaldemocratici. Il problema è che la destra dei conservatori, quella più euroscettica e per il libero mercato senza regole, si oppone all’accordo.Quale sarà la reazione dell’elettorato cattolico a un governo conservatore?Il vantaggio dei laburisti sui conservatori, tra i cattolici, è del 19% e, da sempre, questa è stata la posizione cattolica. Alcune recenti decisioni del governo laburista hanno disturbato l’elettorato cattolico, per esempio, il cambiamento della legislazione sulle agenzie di adozione che ha costretto quelle cattoliche a chiudere se non avessero aperto alle coppie omosessuali. Eppure i cattolici votano ancora a sinistra perché sono discendenti di immigrati irlandesi e, tradizionalmente, appartengono alla fascia più povera della popolazione.Eppure un’indagine del settimanale cattolico Tablet dice che il voto cattolico si sta spostando verso i conservatori…È vero. La comunità cattolica è diventata più benestante, è entrata a far parte della borghesia e così il voto si è spostato verso i conservatori. Ma, nel loro cuore, i cattolici rimangono più vicini ai laburisti. Quando si chiede loro quali temi hanno più a cuore, la risposta è giustizia sociale, sviluppo della nazione intera, commercio equosolidale, preoccupazione per il Terzo Mondo. È un punto di vista attento agli ultimi, proprio della Dottrina sociale della Chiesa.Nel nuovo Parlamento sono stati eletti otto deputati conservatori cattolici e tre deputati laburisti cattolici. Che peso ha il voto cattolico a Westminster?I deputati cattolici e quelli cristiani più in generale non votano di solito in blocco, ma seguono le politiche dei partiti cui appartengono. L’unico argomento sul quale votano insieme sono le scuole gestite dalle Chiese che vengono spesso attaccate dai rappresentanti del secolarismo. Quando il ministro per l’Istruzione, il laburista Ed Balls voleva cambiare le regole per l’ammissione degli alunni alle scuole religiose, costringendo questi istituti ad ammettere una quota fissa di alunni non appartenenti alla fede rappresentata dalla scuola, i deputati cristiani hanno votato insieme sconfiggendo la sua proposta.

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