I dati dell'Osservatorio Acli provinciali di Milano Monza e Brianza rivelano: tra i 15 e i 24enni nel Nord-Ovest a fine 2009 il valore record del 24%

di Pino NARDI
Redazione

«Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24enni) nelle regioni del Nord-Ovest del Paese ha raggiunto, a fine 2009, il valore record del 24%. In meno di due anni è praticamente raddoppiato, se si considera che al secondo trimestre del 2008 l’indicatore faceva segnare un valore sempre a doppia cifra, ma decisamente più contenuto: il 12%». Lo sostiene l’ultimo bollettino dell’Osservatorio Lavoro delle Acli provinciali di Milano Monza e Brianza, curato da Francesco Marcaletti e Giovanni Castiglioni, docenti del Dipartimento di Sociologia dell’Università Cattolica.
L’Osservatorio si propone di raccogliere, elaborare e leggere i dati riguardanti l’andamento dell’occupazione nel territorio della diocesi ambrosiana. Un fenomeno che colpisce intere generazioni di giovani e non solo. Con un trend che sta diventando ormai fisso. «Altrettanto preoccupante è il fatto che sono diventati ormai sette i trimestri consecutivi in cui si rileva una variazione tendenziale positiva (quindi un aumento del tasso di disoccupazione), segno che quella alla quale ci si trova di fronte rappresenta una tendenza consolidata – sottolineano i due sociologi -. Si tenga presente che, sempre con riferimento al Nord-Ovest del Paese, guardando al tasso di disoccupazione dell’insieme della popolazione 15-64enne, i trimestri consecutivi con una variazione tendenziale positiva sono ormai 10; ciò equivale a dire che l’aumento della disoccupazione ha trovato conferma senza soluzioni di continuità negli ultimi due anni e mezzo».
La disoccupazione giovanile ha due facce: la prima riguarda la dinamica complessiva della partecipazione al mercato del lavoro; la seconda rimanda invece a quanto emerge per fasce d’età. Sul primo fronte, occorre specificare che l’andamento dei livelli di disoccupazione va sempre letto alla luce dei livelli di partecipazione al mercato del lavoro e di quelli dell’occupazione. «Il tasso di attività dei maschi 15-24enni del Nord-Ovest, al quarto trimestre 2009, è rimbalzato al 40,6%, mentre quello femminile al 30,5%, con una variazione tendenziale che rimane comunque per entrambi negativa e che nell’insieme maschi più femmine equivale a un 35,7%. Significa che solo poco più di un giovane su tre partecipa al mercato del lavoro in quanto occupato o in cerca di occupazione. Un tasso di disoccupazione del 24% significa che un quarto di questi ultimi è disoccupato».
«Si tenga conto delle rilevanti differenze di genere – precisano nell’Osservatorio -: a livello maschile, 4 giovani su 10 sono presenti nel mercato del lavoro, ma soltanto 3 hanno un’occupazione; l’altro giovane su 10 tra i 15 e i 24 anni che è nel mercato del lavoro sta cercando occupazione e non la trova. Guardando alle femmine, solo 3 su 10 sono nel mercato del lavoro, e poco più di 2 hanno un’occupazione; anche in questo caso c’è quasi una giovane su 10 tra i 15 e i 24 anni che sta cercando lavoro e non lo trova. Si noti che, tra le femmine, nel quarto trimestre 2009 a livello nominale il valore del tasso di disoccupazione ha superato quello del tasso di attività».
Da qui emerge che le generazioni più giovani «non rappresentano un terreno di investimento per la domanda di lavoro. Le analisi dell’Ocse del resto confermano che negli ultimi 10 anni si è stabilizzata in Italia una fascia di 20-30enni – pari a circa il 20% del totale – di cosiddetti giovani Neet (not in employment, education and training), ovvero che né lavorano né studiano. E dunque che non stanno svolgendo nemmeno stage curricolari». Una seconda fascia è quella dei 25-34enni. Qui la situazione, in particolare per i maschi, appare del tutto differente, «molto più prossima a quella dei cosiddetti prime age worker, agli occupati appartenenti alla classe di età centrale (35-44enni). Nel Nord-Ovest, tra i 25-34enni il tasso di attività maschile a fine del 2009 è pari al 93,4%, quello femminile al 79,3%. Vi è dunque ancora una giovane su 5 che non partecipa al mercato del lavoro, ma il dato si presta ora a essere interpretato anche alla luce delle transizioni verso la costituzione di nuovi nuclei familiari e alle scelte relative alla procreazione che possono temporaneamente allontanare dall’appartenenza alle forze di lavoro».
Questo scenario a tinte fosche dell’occupazione giovanile, concludono Marcaletti e Castiglioni, «non faciliterà i processi di ricambio generazionale, il trasferimento delle competenze, la formazione sul campo dei giovani che saranno chiamati a sostituire le consistenti generazioni di babyboomer che, da qui a qualche anno, cominceranno a transitare verso la pensione». «Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24enni) nelle regioni del Nord-Ovest del Paese ha raggiunto, a fine 2009, il valore record del 24%. In meno di due anni è praticamente raddoppiato, se si considera che al secondo trimestre del 2008 l’indicatore faceva segnare un valore sempre a doppia cifra, ma decisamente più contenuto: il 12%». Lo sostiene l’ultimo bollettino dell’Osservatorio Lavoro delle Acli provinciali di Milano Monza e Brianza, curato da Francesco Marcaletti e Giovanni Castiglioni, docenti del Dipartimento di Sociologia dell’Università Cattolica.L’Osservatorio si propone di raccogliere, elaborare e leggere i dati riguardanti l’andamento dell’occupazione nel territorio della diocesi ambrosiana. Un fenomeno che colpisce intere generazioni di giovani e non solo. Con un trend che sta diventando ormai fisso. «Altrettanto preoccupante è il fatto che sono diventati ormai sette i trimestri consecutivi in cui si rileva una variazione tendenziale positiva (quindi un aumento del tasso di disoccupazione), segno che quella alla quale ci si trova di fronte rappresenta una tendenza consolidata – sottolineano i due sociologi -. Si tenga presente che, sempre con riferimento al Nord-Ovest del Paese, guardando al tasso di disoccupazione dell’insieme della popolazione 15-64enne, i trimestri consecutivi con una variazione tendenziale positiva sono ormai 10; ciò equivale a dire che l’aumento della disoccupazione ha trovato conferma senza soluzioni di continuità negli ultimi due anni e mezzo».La disoccupazione giovanile ha due facce: la prima riguarda la dinamica complessiva della partecipazione al mercato del lavoro; la seconda rimanda invece a quanto emerge per fasce d’età. Sul primo fronte, occorre specificare che l’andamento dei livelli di disoccupazione va sempre letto alla luce dei livelli di partecipazione al mercato del lavoro e di quelli dell’occupazione. «Il tasso di attività dei maschi 15-24enni del Nord-Ovest, al quarto trimestre 2009, è rimbalzato al 40,6%, mentre quello femminile al 30,5%, con una variazione tendenziale che rimane comunque per entrambi negativa e che nell’insieme maschi più femmine equivale a un 35,7%. Significa che solo poco più di un giovane su tre partecipa al mercato del lavoro in quanto occupato o in cerca di occupazione. Un tasso di disoccupazione del 24% significa che un quarto di questi ultimi è disoccupato».«Si tenga conto delle rilevanti differenze di genere – precisano nell’Osservatorio -: a livello maschile, 4 giovani su 10 sono presenti nel mercato del lavoro, ma soltanto 3 hanno un’occupazione; l’altro giovane su 10 tra i 15 e i 24 anni che è nel mercato del lavoro sta cercando occupazione e non la trova. Guardando alle femmine, solo 3 su 10 sono nel mercato del lavoro, e poco più di 2 hanno un’occupazione; anche in questo caso c’è quasi una giovane su 10 tra i 15 e i 24 anni che sta cercando lavoro e non lo trova. Si noti che, tra le femmine, nel quarto trimestre 2009 a livello nominale il valore del tasso di disoccupazione ha superato quello del tasso di attività».Da qui emerge che le generazioni più giovani «non rappresentano un terreno di investimento per la domanda di lavoro. Le analisi dell’Ocse del resto confermano che negli ultimi 10 anni si è stabilizzata in Italia una fascia di 20-30enni – pari a circa il 20% del totale – di cosiddetti giovani Neet (not in employment, education and training), ovvero che né lavorano né studiano. E dunque che non stanno svolgendo nemmeno stage curricolari». Una seconda fascia è quella dei 25-34enni. Qui la situazione, in particolare per i maschi, appare del tutto differente, «molto più prossima a quella dei cosiddetti prime age worker, agli occupati appartenenti alla classe di età centrale (35-44enni). Nel Nord-Ovest, tra i 25-34enni il tasso di attività maschile a fine del 2009 è pari al 93,4%, quello femminile al 79,3%. Vi è dunque ancora una giovane su 5 che non partecipa al mercato del lavoro, ma il dato si presta ora a essere interpretato anche alla luce delle transizioni verso la costituzione di nuovi nuclei familiari e alle scelte relative alla procreazione che possono temporaneamente allontanare dall’appartenenza alle forze di lavoro».Questo scenario a tinte fosche dell’occupazione giovanile, concludono Marcaletti e Castiglioni, «non faciliterà i processi di ricambio generazionale, il trasferimento delle competenze, la formazione sul campo dei giovani che saranno chiamati a sostituire le consistenti generazioni di babyboomer che, da qui a qualche anno, cominceranno a transitare verso la pensione». Il Fondo diocesano ne ha aiutati 341 – Sono 341 i giovani tra i 19 e i 30 anni che hanno ricevuto il contributo del Fondo Famiglia-Lavoro, voluto dal cardinal Tettamanzi. Un dato significativo che fa emergere uno spaccato di come la crisi sta colpendo trasversalmente tutte le generazioni. Nello specifico ecco i dati delle domande accolte riferiti all’età: 19 anni (2), 20 anni (5), 21 anni (10), 22 anni (15), 23 anni (18), 24 anni (25), 25 anni (23), 26 anni (31), 27 anni (44), 28 anni (54), 29 anni (50), 30 anni (64). – Si parla molto, ma si continuaa fare poco – Perde il posto e la casadiventa un incubo

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