Il rispetto della dignità e dei diritti al centro dell'Appello che verrà consegnato all'Onu in gennaio

a cura di Giovanna PASQUALIN TRAVERSA
Redazione

Lottare contro ogni forma di violenza nei confronti dei bambini, garantire loro un’educazione di qualità, sostenere le famiglie fragili e umanizzare la giustizia minorile e l’assistenza ai giovani in conflitto con la legge. Queste, in sintesi, le “sfide” dell’“Appello mondiale per una nuova mobilitazione a favore dell’infanzia”, presentato la settimana scorsa all’Università Cattolica di Milano a conclusione del convegno “Minori, giustizia, sicurezza sociale”. A promuovere l’incontro, nel ventennale dell’adozione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia a oggi sottoscritta da 193 Paesi, sono stati la stessa Università Cattolica, il Bureau International Catholique de l’Enfance e la commissione “Cooperazione italiana allo sviluppo” del Ministero degli Esteri.
L’Appello, che verrà consegnato all’Onu nella sessione di gennaio del Comitato che esamina l’applicazione della Convenzione da parte degli Stati, «supera la Convenzione relativa ai diritti del bambino» ha spiegato Alessandra Aula (Bice), secondo la quale «lo sradicamento fisico e psicosociale cui sono sottoposti i bambini provoca gravi conseguenze» ed è necessario che «Stati, comunità internazionale, stampa, autorità morali e religiose e società civile contribuiscano attivamente a una cultura di tutela e promozione dell’infanzia».
Il documento chiede anzitutto agli Stati di «ratificare, nel caso non l’abbiano ancora fatto, la Convenzione» e «il Protocollo facoltativo sulla vendita e la prostituzione di bambini»; di adottare «politiche a favore dell’infanzia e della famiglia», di «favorire il sistema di verifica e controllo della Convenzione». Alla comunità internazionale i firmatari chiedono «un nuovo sistema di governance mondiale» per le questioni transnazionali concernenti l’infanzia (migrazione, tratta, rete di pornografia infantile, vendita di organi…), ma anche di esigere che «le Nazioni rispettino l’impegno a sostenere per lo 0,7% del loro Pil i Paesi in via di sviluppo». Introdurre «nella loro carta etica o deontologica una riflessione sull’infanzia» e «contribuire alla diffusione di una cultura dei diritti» dei minori sono le richieste ai media. «Noi richiamiamo le autorità morali e religiose – conclude l’Appello – a vegliare sul rispetto di dignità e diritti del bambino»; a contribuire al dialogo interculturale e interreligioso; a «educare sempre più ai valori» che soli «possono garantire una vita umana e spirituale degna»; a «mostrare il valore di ogni persona umana» e i legami «tra il messaggio etico e religioso e i diritti dell’uomo». Lottare contro ogni forma di violenza nei confronti dei bambini, garantire loro un’educazione di qualità, sostenere le famiglie fragili e umanizzare la giustizia minorile e l’assistenza ai giovani in conflitto con la legge. Queste, in sintesi, le “sfide” dell’“Appello mondiale per una nuova mobilitazione a favore dell’infanzia”, presentato la settimana scorsa all’Università Cattolica di Milano a conclusione del convegno “Minori, giustizia, sicurezza sociale”. A promuovere l’incontro, nel ventennale dell’adozione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia a oggi sottoscritta da 193 Paesi, sono stati la stessa Università Cattolica, il Bureau International Catholique de l’Enfance e la commissione “Cooperazione italiana allo sviluppo” del Ministero degli Esteri.L’Appello, che verrà consegnato all’Onu nella sessione di gennaio del Comitato che esamina l’applicazione della Convenzione da parte degli Stati, «supera la Convenzione relativa ai diritti del bambino» ha spiegato Alessandra Aula (Bice), secondo la quale «lo sradicamento fisico e psicosociale cui sono sottoposti i bambini provoca gravi conseguenze» ed è necessario che «Stati, comunità internazionale, stampa, autorità morali e religiose e società civile contribuiscano attivamente a una cultura di tutela e promozione dell’infanzia».Il documento chiede anzitutto agli Stati di «ratificare, nel caso non l’abbiano ancora fatto, la Convenzione» e «il Protocollo facoltativo sulla vendita e la prostituzione di bambini»; di adottare «politiche a favore dell’infanzia e della famiglia», di «favorire il sistema di verifica e controllo della Convenzione». Alla comunità internazionale i firmatari chiedono «un nuovo sistema di governance mondiale» per le questioni transnazionali concernenti l’infanzia (migrazione, tratta, rete di pornografia infantile, vendita di organi…), ma anche di esigere che «le Nazioni rispettino l’impegno a sostenere per lo 0,7% del loro Pil i Paesi in via di sviluppo». Introdurre «nella loro carta etica o deontologica una riflessione sull’infanzia» e «contribuire alla diffusione di una cultura dei diritti» dei minori sono le richieste ai media. «Noi richiamiamo le autorità morali e religiose – conclude l’Appello – a vegliare sul rispetto di dignità e diritti del bambino»; a contribuire al dialogo interculturale e interreligioso; a «educare sempre più ai valori» che soli «possono garantire una vita umana e spirituale degna»; a «mostrare il valore di ogni persona umana» e i legami «tra il messaggio etico e religioso e i diritti dell’uomo». Sicurezza e diritti di stranieri e rom Per Milena Santerini, docente di pedagogia alla Cattolica, i bambini stranieri e rom «sono una minoranza da proteggere». Di qui l’importanza di tutelarne la salute «attraverso la garanzia dell’accessibilità ai servizi materno-infantili e all’assistenza sanitaria», e di facilitare «i ricongiungimenti familiari». Centrali la «formazione mirata degli insegnanti alla prevenzione dell’abbandono scolastico per i minori rom e immigrati» e la «costruzione di una rete di servizi integrata» in grado di rispondere alle loro esigenze «attraverso la mediazione culturale e sociale».«Ogni bambino ha diritto a un equo e dignitoso trattamento di fronte alla legge, a essere ascoltato nel corso di un procedimento che lo riguardi e a difendersi di fronte a un’autorità imparziale», ha detto Sandro Calvani, direttore dell’Unicri (United Nations Interregional Crime and Justice research Institute). Eppure, «in molti Paesi non esistono sistemi di giustizia minorile. Il bambino in conflitto con la legge viene condannato e punito come un adulto» e «nelle carceri molti minori anziché riabilitarsi, imboccano definitivamente la strada della marginalizzazione sociale». Per questo, secondo l’esperto, occorre impedire «che un errore commesso da giovani si tramuti in un’autentica condanna a vita». Di qui, a titolo esemplificativo, i due programmi di rafforzamento della giustizia minorile promossi con Unicef e Undoc in Angola e Mozambico. Rafforzare la giustizia minorile Sul contributo della cooperazione internazionale all’armonizzazione della giustizia penale minorile in Afghanistan, Bosnia e Mozambico si è soffermato Joseph Moyersoen, giudice onorario al Tribunale per i minorenni di Milano ed esperto per i programmi di cooperazione allo sviluppo in materia di giustizia minorile. Secondo Moyersoen, questo contributo consiste in un percorso che prevede: «revisione delle normative; assistenza tecnica, costruzione di abilità; strutture e rete».Di qui «l’importanza di lavorare con le organizzazioni governative e non», ponendo «attenzione non solo alla materia penale, ma anche al lavoro di prevenzione, trattamento e recupero». Per quanto riguarda l’Europa, ha concluso, solo in alcuni Paesi, tra i quali il Belgio, è stata avviata in modo strutturato «l’esigenza, avvertita da tutti i giudici minorili, della formazione e dell’aggiornamento sia dei giudici minorili (togati e onorari), sia degli avvocati e degli operatori della giustizia minorile in senso lato».

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