Gli articoli 36 e 44 del "pacchetto sicurezza" del Governo rischiano compromettere il diritto alla residenza dei senza dimora. Pubblichiamo alcuni testi tratti dal numero del mensile di strada in uscita in questi giorni. Un numero speciale, frutto della mobilitazione congiunta�degli "street magazine" italiani e della Fio.psd, la Federzione degli organismi di settore -

Daniela PALUMBO
Redazione

Un numero speciale. A suo modo storico. I giornali di strada italiani – oltre a Scarp de’ tenis, Piazza Grande di Bologna, Fuori binario di Firenze, Shaker di Roma, Foglio di via di Foggia, Terre di mezzo di Milano – uniscono per la prima volta la loro voce. Servizi, immagini, testimonianze, una copertina comune: tutto per sostenere, insieme a Fio.psd (la Federazione italiana degli organismi per le persone senza dimora), la mobilitazione contro due emendamenti contenuti nel “pacchetto sicurezza”, proposto dal governo e all’esame in queste settimane del parlamento.
I due emendamenti, avanzati dalla Lega Nord ed entrati a far parte del testo all’esame delle camere, hanno effetti distinti, ma egualmente preoccupanti. Il primo minaccia di compromettere, nei fatti, il diritto costituzionale di tutti i cittadini alla residenza anagrafica. Il “pacchetto” (disegno di legge n. 733°), varato per impedire il degrado urbano e l’illegalità diffusa, introduce all’articolo 36 la norma secondo la quale il rilascio della residenza (ma anche la richiesta di variazione) deve essere subordinato alla verifica delle condizioni igienico-sanitarie dell’immobile in cui il richiedente intende fissare il domicilio. Attualmente basta l’accertamento dell’effettiva permanenza nel territorio del comune: la nuova norma, se approvata, discriminerebbe i cittadini senza dimora, italiani e stranieri, colpevoli soltanto di trovarsi in situazione di disagio. Infatti quelli che hanno ottenuto la residenza anagrafica (presso indirizzi fittizi, in strutture d’accoglienza, ma anche in luoghi di fortuna – panchine, roulotte, grotte, come la legge consente) rischierebbero di vedersela mettere in discussione, togliere o negare, per assenza dei requisiti igienico-sanitari (condizione comune, peraltro, a moltissimi alloggi del nostro paese).
La perdita della residenza anagrafica sarebbe tuttaltro che ininfluente per le sorti di migliaia di senza dimora: senza iscrizione all’anagrafe, infatti, i diritti fondamentali sono negati. Non si possono avere carta di identità, assistenza sanitaria e sociale, diritto al voto, tanto meno ricercare lavoro, chiedere una casa popolare, stipulare contratti per luce, gas, acqua… Semplicemente, si nega l’esistenza di una persona. Un numero speciale. A suo modo storico. I giornali di strada italiani – oltre a Scarp de’ tenis, Piazza Grande di Bologna, Fuori binario di Firenze, Shaker di Roma, Foglio di via di Foggia, Terre di mezzo di Milano – uniscono per la prima volta la loro voce. Servizi, immagini, testimonianze, una copertina comune: tutto per sostenere, insieme a Fio.psd (la Federazione italiana degli organismi per le persone senza dimora), la mobilitazione contro due emendamenti contenuti nel “pacchetto sicurezza”, proposto dal governo e all’esame in queste settimane del parlamento.I due emendamenti, avanzati dalla Lega Nord ed entrati a far parte del testo all’esame delle camere, hanno effetti distinti, ma egualmente preoccupanti. Il primo minaccia di compromettere, nei fatti, il diritto costituzionale di tutti i cittadini alla residenza anagrafica. Il “pacchetto” (disegno di legge n. 733°), varato per impedire il degrado urbano e l’illegalità diffusa, introduce all’articolo 36 la norma secondo la quale il rilascio della residenza (ma anche la richiesta di variazione) deve essere subordinato alla verifica delle condizioni igienico-sanitarie dell’immobile in cui il richiedente intende fissare il domicilio. Attualmente basta l’accertamento dell’effettiva permanenza nel territorio del comune: la nuova norma, se approvata, discriminerebbe i cittadini senza dimora, italiani e stranieri, colpevoli soltanto di trovarsi in situazione di disagio. Infatti quelli che hanno ottenuto la residenza anagrafica (presso indirizzi fittizi, in strutture d’accoglienza, ma anche in luoghi di fortuna – panchine, roulotte, grotte, come la legge consente) rischierebbero di vedersela mettere in discussione, togliere o negare, per assenza dei requisiti igienico-sanitari (condizione comune, peraltro, a moltissimi alloggi del nostro paese).La perdita della residenza anagrafica sarebbe tuttaltro che ininfluente per le sorti di migliaia di senza dimora: senza iscrizione all’anagrafe, infatti, i diritti fondamentali sono negati. Non si possono avere carta di identità, assistenza sanitaria e sociale, diritto al voto, tanto meno ricercare lavoro, chiedere una casa popolare, stipulare contratti per luce, gas, acqua… Semplicemente, si nega l’esistenza di una persona. Il registro, non repressivo? L’altro emendamento, condensato nell’articolo 44, prevede l’istituzione di un registro nazionale delle persone senza dimora: una sorta di schedatura, tenuta dal ministero dell’interno. Nel testo si legge che il registro non viene istituito per finalità repressive ma per «conoscere la situazione in cui vivono tutti i cittadini», garantendo da parte delle autorità competenti la possibilità di controlli. Ma non è dato conoscere meglio finalità, caratteristiche e praticabilità di un registro curato dall’autorità che sovrintende agli organi di polizia, non alle politiche di reinserimento sociale. Scarp de’ tenis è in stampa proprio nei giorni in cui è prevista l’approvazione al senato della legge 733. Ci saranno passaggi parlamentari successivi. Fio.Psd chiede con forza lo stralcio dei due articoli. Intanto ha avviato un laboratorio a cui partecipano alcuni tra i suoi 76 soci, pubblici e privati, sugli aspetti del dibattito che riguarda la residenza. I diritti degli ultimi meritano una mobilitazione forte, consapevole, collettiva. – Intervista a Paolo PezzanaAll’anagrafe di Milano,vuoto statisticoLa legislazione italiana –

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