Un recente convegno proposto da Caritas Ambrosiana e Cnca Lombardia ha affrontato il bisogno di professionalità per i problemi che vivono i nuclei familiari oggi

Matteo ZAPPA Area Minori Caritas Ambrosiana
Redazione

«Di fronte alla fragilità della famiglia di oggi è necessario favorire competenze e abilità non consuete, portatrici di una certa eccezionalità». Questo spunto di riflessione ha aperto il convegno “Ri-formare professioni capaci di cura. Il lavoro sociale con minori e famiglie tra idealità, competenza e corresponsabilità”, proposto nei giorni scorsi da Caritas Ambrosiana e Cnca Lombardia.
L’idea di promuovere spazi di riflessione su questo tema nasce dalla necessità di interrogarsi sulla responsabilità che ogni persona e comunità è chiamata ad assumersi nel delicato lavoro di sostegno alla famiglia. Siamo infatti di fronte a una fragilità della famiglia caratterizzata dalla sovrapposizione e dall’intreccio di fattori che rendono difficile la comprensione di come attualizzare oggi azioni e percorsi di cura: da un lato il contesto socio-economico-relazionale che stressa i singoli (la compressione del tempo, le ansie per il futuro…); dall’altro fattori di sofferenza che si radicano sia a livello individuale, sia nei rapporti interni ed esterni e che conducono a un disagio che si manifesta in crisi, conflittualità e difficile gestione della complessità.
«Prendersi cura della famiglia», invito espresso energicamente dal cardinale Tettamanzi nel Percorso pastorale di quest’anno, è un impegno a cui si è chiamati come collettività, sia nel quotidiano relazionarsi tra le famiglie, sia nell’esercizio delle professioni sociali. Di fronte a famiglie spesso inserite in contesti caratterizzati da una rete sociale debole, è necessario riattivare sistemi di relazioni solidali in un intreccio di informalità e servizi, che sostengano e accompagnino le storie individuali e familiari riattivando risorse spesso soffocate da “ferite” difficilmente rimarginabili nella solitudine.
Prendersi cura delle famiglie è una responsabilità a cui è chiamata la comunità nel suo insieme, attraverso scelte di prossimità in cui vivere le relazioni d’aiuto, professionali e non, come occasione di scambio in cui crescere insieme nelle fatiche quotidiane, affacciandosi all’esistenza di ogni altro e rompendo quella spirale di reciproca estraneità in cui sembra essere orientata la società di oggi.
In particolare è necessario valorizzare e investire nelle professioni sociali che, in quanto intense esperienze relazionali rappresentano una presenza preziosa nel territorio e per le famiglie, ma hanno bisogno di riconoscersi parte di una comunità più ampia, in cui il proprio “mettersi in gioco” si realizzi all’interno di una condivisa visione di città a cui tendere, basata su principi di corresponsabilità e di giustizia sociale, di cui la famiglia possa essere contestualmente attore protagonista e primo beneficiario. «Di fronte alla fragilità della famiglia di oggi è necessario favorire competenze e abilità non consuete, portatrici di una certa eccezionalità». Questo spunto di riflessione ha aperto il convegno “Ri-formare professioni capaci di cura. Il lavoro sociale con minori e famiglie tra idealità, competenza e corresponsabilità”, proposto nei giorni scorsi da Caritas Ambrosiana e Cnca Lombardia.L’idea di promuovere spazi di riflessione su questo tema nasce dalla necessità di interrogarsi sulla responsabilità che ogni persona e comunità è chiamata ad assumersi nel delicato lavoro di sostegno alla famiglia. Siamo infatti di fronte a una fragilità della famiglia caratterizzata dalla sovrapposizione e dall’intreccio di fattori che rendono difficile la comprensione di come attualizzare oggi azioni e percorsi di cura: da un lato il contesto socio-economico-relazionale che stressa i singoli (la compressione del tempo, le ansie per il futuro…); dall’altro fattori di sofferenza che si radicano sia a livello individuale, sia nei rapporti interni ed esterni e che conducono a un disagio che si manifesta in crisi, conflittualità e difficile gestione della complessità.«Prendersi cura della famiglia», invito espresso energicamente dal cardinale Tettamanzi nel Percorso pastorale di quest’anno, è un impegno a cui si è chiamati come collettività, sia nel quotidiano relazionarsi tra le famiglie, sia nell’esercizio delle professioni sociali. Di fronte a famiglie spesso inserite in contesti caratterizzati da una rete sociale debole, è necessario riattivare sistemi di relazioni solidali in un intreccio di informalità e servizi, che sostengano e accompagnino le storie individuali e familiari riattivando risorse spesso soffocate da “ferite” difficilmente rimarginabili nella solitudine.Prendersi cura delle famiglie è una responsabilità a cui è chiamata la comunità nel suo insieme, attraverso scelte di prossimità in cui vivere le relazioni d’aiuto, professionali e non, come occasione di scambio in cui crescere insieme nelle fatiche quotidiane, affacciandosi all’esistenza di ogni altro e rompendo quella spirale di reciproca estraneità in cui sembra essere orientata la società di oggi.In particolare è necessario valorizzare e investire nelle professioni sociali che, in quanto intense esperienze relazionali rappresentano una presenza preziosa nel territorio e per le famiglie, ma hanno bisogno di riconoscersi parte di una comunità più ampia, in cui il proprio “mettersi in gioco” si realizzi all’interno di una condivisa visione di città a cui tendere, basata su principi di corresponsabilità e di giustizia sociale, di cui la famiglia possa essere contestualmente attore protagonista e primo beneficiario.

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