Estemirova: dopo Anna Politkovskaia, un'altra giornalista uccisa perché difendeva i diritti umani nella regione caucasica. Il ricordo di Reporter senza frontiere

Carlo ROSSI
Redazione

«Una donna coraggiosa e tenace che non arretrava mai davanti alla difesa del diritto». Così Elsa Vidal, responsabile dell’ufficio europeo di Reporter senza frontiere, ricorda Natalia Estemirova, militante russa per i diritti umani, considerata “l’erede” di Anna Politkovskaia, trovata morta il 15 luglio in Inguscezia. Tra le esponenti più note dell’organizzazione non governativa “Memorial” (con sede a Grozny, capitale della Cecenia), Estemirova era stata rapita il 15 luglio intorno alle 8.30. Dopo essere stata trascinata in una macchina bianca, era stata portata via in un luogo sconosciuto. Nella tarda serata dello stesso giorno, l’agenzia Itar-Tass ha riferito del ritrovamento del suo corpo, che presentava colpi di arma da fuoco, nella vicina repubblica di Inguscezia. Nessuno ha rivendicato l’omicidio, ma secondo i colleghi sarebbe stata uccisa per il suo impegno a favore dei diritti umani. «Una donna coraggiosa e tenace che non arretrava mai davanti alla difesa del diritto». Così Elsa Vidal, responsabile dell’ufficio europeo di Reporter senza frontiere, ricorda Natalia Estemirova, militante russa per i diritti umani, considerata “l’erede” di Anna Politkovskaia, trovata morta il 15 luglio in Inguscezia. Tra le esponenti più note dell’organizzazione non governativa “Memorial” (con sede a Grozny, capitale della Cecenia), Estemirova era stata rapita il 15 luglio intorno alle 8.30. Dopo essere stata trascinata in una macchina bianca, era stata portata via in un luogo sconosciuto. Nella tarda serata dello stesso giorno, l’agenzia Itar-Tass ha riferito del ritrovamento del suo corpo, che presentava colpi di arma da fuoco, nella vicina repubblica di Inguscezia. Nessuno ha rivendicato l’omicidio, ma secondo i colleghi sarebbe stata uccisa per il suo impegno a favore dei diritti umani. A difesa dei diritti umani Una morte che ripropone in maniera drammatica la situazione della libertà di stampa e della difesa dei diritti umani in Cecenia e in generale nella regione caucasica. «In questa area la situazione della libertà di stampa è particolarmente disastrosa – spiega Vidal -. Organizzazioni di difesa dei diritti umani, come Memorial, raccolgono le notizie e fanno da fonte di informazione per la stampa quando questa vuole pubblicare notizie sul Caucaso. Sono pochissimi i giornalisti della stampa estera che si recano in questa area per testimoniare ciò che vi accade e questo non sarebbe possibile se non ci fossero interlocutori come Natalia Estemirova che conosceva perfettamente la situazione». A testimonianza di ciò Reporter senza frontiere ricorda come nel marzo 2009, in una missione di inchiesta in tre repubbliche del Caucaso russo promossa proprio dall’associazione, Natalia Estemirova sia stata una preziosa interlocutrice e come la sua testimonianza abbia rafforzato la convinzione di Rsf che il Caucaso sia «vicino al caos e che i difensori dei diritti umani, come Estemirova, si sostituiscono con coraggio a una stampa indipendente in pericolo di estinzione». Fare pressione sulla Russia «La stampa nel Caucaso è sotto pressione, è fatta oggetto di minacce, i difensori dei diritti umani sono sottoposti alle stesse identiche pressioni e giocano un ruolo importantissimo per l’informazione in questa regione del mondo – aggiunge la responsabile di Rsf -. Nel Caucaso la difesa della libertà di stampa passa attraverso quella più ampia dei diritti umani. Qui gli attivisti si sono sostituiti ai giornalisti».«Il messaggio che arriva da persone tenaci e coraggiose come Estemirova e Politkovskaia è quello di avere, in Europa, più coraggio nel fare pressioni sulle autorità russe per il rispetto dei diritti umani. In situazioni di guerra, di conflitti, di violenza ci sono delle persone che rischiano la loro vita affinché la verità sia conosciuta, la giustizia sia conseguita – conclude Vidal -. Estemirova non si è mai fermata davanti alla violenza e al sopruso mostrando tutta la sua tenacia e il suo coraggio. Il nostro dovere è vigilare perché a volte la politica abbandona i diritti umani per una politica realistica fatta di compromessi e accordi».

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