Il dato emerge da uno studio di Caritas - Isfol. Il 22 ottobre, a Roma, presentazione del IX rapporto su povertà ed esclusione sociale in Italia di Caritas e Fondazione Zancan

Carlo ROSSI
Redazione

In Europa, secondo dati Eurostat del giugno 2009, è a rischio-povertà il 16% della popolazione, compreso l’8% dei lavoratori. In Italia la soglia sale al 20%, una delle situazioni più critiche subito dopo la Lettonia (21%) e al pari della Spagna. Più a rischio nel Belpaese sono gli ultrasessantenni (22%) e i minori (25%). È quanto emerge dal volume Comprendere la povertà. Modelli di analisi e schemi di intervento, presentato nei giorni scorsi a Roma da Caritas Italiana e Isfol, l’ente pubblico specializzato sulle politiche di welfare.
«Per misurare la povertà bisogna prima comprenderla – ha spiegato Francesco Marsico, vicedirettore di Caritas Italiana, curatore del volume insieme a Antonello Scialdone dell’Isfol -. Vogliamo fornire agli operatori sociali e pastorali uno strumento che spiega l’esistenza di una pluralità di dati, costruiti in modo diverso, per intervenire poi in maniera più efficace». L’Italia, ha aggiunto Scialdone, «mostra il più alto tasso di rischio di povertà infantile in ambito Ue, la fascia con la condizione più critica può identificarsi con i minori che vivono in famiglie con più di due figli residenti al Sud, area geografica appunto caratterizzata da una più ampia disuguaglianza della distribuzione del reddito. E tra i fattori incentivanti il rischio di povertà di questa categoria va ricordata anche la minore disponibilità di servizi a sostegno dei sistemi familiari».
Un problema che nasce spesso dalla valutazione dei dati – ha precisato Giovanni Sgritta, sociologo all’Università La Sapienza di Roma – è che «non misurano la povertà, ma la disuguaglianza: per cui si può andare incontro a due paradossi: se in un Paese tutti sono miliardari e uno solo è milionario, quest’ultimo, essendo sotto la soglia media, sarebbe definito povero; se invece in un Paese tutti sono poverissimi e nessuno è sotto quella soglia, nessuno sarebbe definito povero». Inoltre, ha precisato, «di fronte a una miriade di misure diverse della povertà, si rischia di creare una paralisi e offrire un alibi alla politica per non fare niente».
Il volume, suddiviso in tre parti (i diversi approcci alla rilevazione della povertà, le politiche di contrasto, i soggetti più a rischio: minori, abitanti delle periferie e senza dimora), viene pubblicato anche in vista della celebrazione, nel 2010, dell’Anno europeo per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale. Altro appuntamento imminente è la presentazione, il 22 ottobre a Roma, del IX rapporto su povertà ed esclusione sociale in Italia di Caritas e Fondazione Zancan, intitolato Famiglie in salita. Il rapporto, partendo dalla constatazione che la crisi economica «ha colpito pesantemente la classe media», analizza la situazione “in salita” delle famiglie italiane con «figli da crescere e fragili per mancanza di lavoro e di casa, in affanno nel dare continuità alle relazioni e alle responsabilità genitoriali». In Europa, secondo dati Eurostat del giugno 2009, è a rischio-povertà il 16% della popolazione, compreso l’8% dei lavoratori. In Italia la soglia sale al 20%, una delle situazioni più critiche subito dopo la Lettonia (21%) e al pari della Spagna. Più a rischio nel Belpaese sono gli ultrasessantenni (22%) e i minori (25%). È quanto emerge dal volume Comprendere la povertà. Modelli di analisi e schemi di intervento, presentato nei giorni scorsi a Roma da Caritas Italiana e Isfol, l’ente pubblico specializzato sulle politiche di welfare.«Per misurare la povertà bisogna prima comprenderla – ha spiegato Francesco Marsico, vicedirettore di Caritas Italiana, curatore del volume insieme a Antonello Scialdone dell’Isfol -. Vogliamo fornire agli operatori sociali e pastorali uno strumento che spiega l’esistenza di una pluralità di dati, costruiti in modo diverso, per intervenire poi in maniera più efficace». L’Italia, ha aggiunto Scialdone, «mostra il più alto tasso di rischio di povertà infantile in ambito Ue, la fascia con la condizione più critica può identificarsi con i minori che vivono in famiglie con più di due figli residenti al Sud, area geografica appunto caratterizzata da una più ampia disuguaglianza della distribuzione del reddito. E tra i fattori incentivanti il rischio di povertà di questa categoria va ricordata anche la minore disponibilità di servizi a sostegno dei sistemi familiari».Un problema che nasce spesso dalla valutazione dei dati – ha precisato Giovanni Sgritta, sociologo all’Università La Sapienza di Roma – è che «non misurano la povertà, ma la disuguaglianza: per cui si può andare incontro a due paradossi: se in un Paese tutti sono miliardari e uno solo è milionario, quest’ultimo, essendo sotto la soglia media, sarebbe definito povero; se invece in un Paese tutti sono poverissimi e nessuno è sotto quella soglia, nessuno sarebbe definito povero». Inoltre, ha precisato, «di fronte a una miriade di misure diverse della povertà, si rischia di creare una paralisi e offrire un alibi alla politica per non fare niente».Il volume, suddiviso in tre parti (i diversi approcci alla rilevazione della povertà, le politiche di contrasto, i soggetti più a rischio: minori, abitanti delle periferie e senza dimora), viene pubblicato anche in vista della celebrazione, nel 2010, dell’Anno europeo per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale. Altro appuntamento imminente è la presentazione, il 22 ottobre a Roma, del IX rapporto su povertà ed esclusione sociale in Italia di Caritas e Fondazione Zancan, intitolato Famiglie in salita. Il rapporto, partendo dalla constatazione che la crisi economica «ha colpito pesantemente la classe media», analizza la situazione “in salita” delle famiglie italiane con «figli da crescere e fragili per mancanza di lavoro e di casa, in affanno nel dare continuità alle relazioni e alle responsabilità genitoriali».

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