La denuncia è di Amnesty International, che lancia una campagna rivolta a governi e società civile per porre i diritti al centro della lotta contro la povertà

Patrizia CAIFFA
Redazione

La crisi economica e la recessione hanno aggravato le violazioni dei diritti umani nel mondo, soprattutto quelle nei confronti dei più deboli: è la denuncia contenuta nel Rapporto annuale 2009 di Amnesty International, presentato nei giorni scorsi a Roma e in altre capitali. Il Rapporto analizza la situazione dei diritti umani in 157 Paesi e territori. Per l’occasione Amnesty ha anche lanciato una campagna mondiale per porre i diritti umani al centro della lotta contro la povertà, con richieste a governi e società civile. La crisi economica e la recessione hanno aggravato le violazioni dei diritti umani nel mondo, soprattutto quelle nei confronti dei più deboli: è la denuncia contenuta nel Rapporto annuale 2009 di Amnesty International, presentato nei giorni scorsi a Roma e in altre capitali. Il Rapporto analizza la situazione dei diritti umani in 157 Paesi e territori. Per l’occasione Amnesty ha anche lanciato una campagna mondiale per porre i diritti umani al centro della lotta contro la povertà, con richieste a governi e società civile. Una bomba a orologeria «Il mondo è seduto sopra una bomba a orologeria sociale, politica ed economica, innescata da una crisi dei diritti umani – lo dice Christine Weise, presidente della sezione italiana di Amnesty International -. Dietro alla crisi economica si cela un’esplosiva crisi dei diritti umani. La recessione ha aggravato le violazioni dei diritti umani, distolto l’attenzione da esse e creato nuovi problemi. Prima, i diritti umani erano messi in secondo piano in nome della sicurezza, ora in nome della crisi economica».La crisi ha aggravato «la mancanza di cibo, di lavoro, di acqua potabile, di terra e di alloggio», ma anche portato a un aumento di disuguaglianza, xenofobia, razzismo, violenza e repressione – sottolinea Weise -. Osserviamo nel mondo crescenti segnali di rivolta e violenza politica. Il rischio è che la recessione porti con sé maggiore repressione. Lo abbiamo già visto in Tunisia, Egitto, Camerun e altri Paesi africani, quando i governi hanno stroncato duramente le proteste contro la situazione economica, sociale e politica. Abbiamo apprezzato la decisione del presidente Obama di chiudere Guantánamo e denunciare la tortura. Assumere la responsabilità per quanto accaduto nella guerra al terrore e chiamare a rispondere i responsabili delle violazioni dei diritti umani commesse nel suo contesto, accrescerà tanto la sicurezza globale quanto l’autorità morale degli Stati Uniti». Italia più insicura e meno accogliente «Un anno fa lanciammo l’allarme per la china razzista presa dall’Italia. Oggi siamo precipitati in un clima di insicurezza che sta mettendo a repentaglio l’incolumità di molte persone, soprattutto le minoranze rom e gli immigrati»: è il monito a proposito della situazione italiana.Weise critica «il proseguimento degli sgomberi dei rom» nel corso del 2008 e l’aumento «delle aggressioni di stampo razzista». «La criminalizzazione dei gruppi minoritari – afferma – è sempre l’ingrediente di tutte le campagne elettorali». Amnesty punta il dito, in particolare, sul «preoccupante percorso» delle norme contenute nel «pacchetto sicurezza», che «hanno un impatto pericoloso sui diritti umani». Se il Senato approverà il «reato di clandestinità – denuncia -, gli irregolari avranno paura a rivolgersi a scuole, ospedali, istituzioni e uffici pubblici», provocando così «un allontanamento dei migranti dalla società».In merito ai respingimenti in mare, Weise ricorda che a maggio «500 persone, tra cui somali ed eritrei, sono state portate a forza in Libia», fatti considerati da molti «un illecito internazionale». «I respingimenti – afferma – sono espressione del disprezzo dei diritti umani e delle persone disperate che cercano aiuto. L’Italia sarà considerata responsabile per ciò che accadrà a queste persone». Alcuni dati Nel Rapporto 2009 Amnesty apprezza l’iniziativa del G20, che si propone come «soggetto nuovo», ma critica l’approccio «vecchio e fallimentare» di molti di questi Paesi in materia di diritti umani. Lo dimostrano alcuni dati contenuti nel Rapporto: almeno 2390 prigionieri sono stati messi a morte in 25 Paesi, ma il 78% delle esecuzioni ha avuto luogo nei Paesi del G20. Torture e altre forme di maltrattamento sono state compiute, nel corso degli interrogatori, in circa 80 Paesi (il 79% delle torture e dei maltrattamenti nei G20). Processi iniqui sono stati celebrati in circa 50 Paesi, di cui il 47% nei G20. Prigionieri sono stati sottoposti a periodi di detenzione prolungata, spesso senza accusa né processo, in circa 90 Paesi (il 74% nei G20). Inoltre, sottolinea il Rapporto, «persone che chiedevano asilo politico sono state respinte da almeno 27 Paesi verso Stati in cui sono andate incontro ad arresti, torture e morte». Una campagna mondiale per la dignità La nuova campagna globale di Amnesty – in Italia intitolata “Io pretendo dignità” – ricorda che almeno 963 milioni di persone ogni sera vanno a dormire affamate, che un miliardo di persone vive in insediamenti abitativi precari, che ogni minuto una donna muore per complicazioni legate alla gravidanza, che 1,3 miliardi di persone non hanno accesso all’assistenza sanitaria si base, che 2,5 miliardi di persone non hanno servizi igienici adeguati.Per questo chiede di intervenire in tre aree che «hanno impedito progressi nella lotta alla povertà»: «Responsabilità dei governi, delle imprese e delle istituzioni finanziarie internazionali; accesso ai diritti e ai servizi essenziali per la dignità umana senza discriminazione; partecipazione attiva delle persone che vivono in povertà e dei loro rappresentanti alla lotta contro la povertà».

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